Economia Usa divisa in due: l’IA vola, i consumatori crollano

Il quadro economico globale si fa sempre più complesso. Se da un lato gli Stati Uniti mostrano una resilienza legata all’innovazione tecnologica, dall’altro emergono chiari segnali di fragilità, legati all’aumento dei prezzi energetici e a un consumo in difficoltà. L’Europa, intanto, appare ancora più vulnerabile.

Il confronto Usa-Europa: fragilità e inflazione energetica

Secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, “l’economia dell’Europa continua ad apparire più fragile degli USA, con inflazione energetica in risalita e crescita anemica”. Tognoli sottolinea come “i dati di fiducia saranno letti anche in chiave ECB”, con particolare attenzione ai discorsi di Lane, Cipollone, Lagarde e ai verbali in agenda. La divergenza tra le due sponde dell’Atlantico si sta quindi facendo più marcata.

Un’economia Usa in equilibrio precario

Negli Stati Uniti, un mix di utili aziendali, sondaggi sulle imprese, verbali della Fed e la rilevazione sui consumatori dell’Università del Michigan ha delineato un quadro più chiaro. “Ne emerge un’economia statunitense che continua a progredire, ma lo fa in un equilibrio sempre più precario, con sacche di forza – in particolare le aziende legate al settore dell’intelligenza artificiale – controbilanciate da crescenti segnali di tensione, soprattutto a causa dell’inflazione e dell’indebolimento dei consumi”, spiega Tognoli.

Il boom dell’IA e la reazione del mercato

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale resta un motore potente. Nvidia ha superato le aspettative, confermando la solidità della domanda per le infrastrutture di calcolo di nuova generazione. Tuttavia, Tognoli nota che “la reazione contenuta del mercato suggerisce che gran parte di questa forza fosse già stata scontata”. L’entusiasmo degli investitori rimane saldo, come dimostra l’attenzione per la potenziale IPO di SpaceX. “I capitali continuano a gravitare verso l’innovazione, la scalabilità e le opportunità di crescita a lungo termine”, aggiunge.

Il caro energia e la pressione sui consumi

Al di fuori della leadership tecnologica, il quadro generale è meno uniforme. I risultati di Walmart hanno evidenziato le difficoltà legate all’aumento dei prezzi dei carburanti. “Il management ha sottolineato come l’azienda abbia per ora assorbito in gran parte tali costi. Tuttavia, questa capacità potrebbe non durare”, avverte Tognoli. Se i prezzi dell’energia resteranno elevati, il rischio è che i costi si riversino sui prezzi al consumo. Le famiglie a basso e medio reddito sono le più esposte, mentre quelle ad alto reddito beneficiano ancora dell’effetto ricchezza azionario.

Inflazione in risalita, crescita in rallentamento

L’indice preliminare PMI globale di S&P di maggio mostra un’economia ancora in espansione, ma con squilibri. “I costi dei fattori produttivi sono aumentati al ritmo più rapido dalla fine del 2022 e i prezzi di vendita hanno accelerato di pari passo. Allo stesso tempo, la domanda si è indebolita e le assunzioni hanno rallentato”, spiega Tognoli. Secondo l’analista, “il rischio di rallentamento della crescita e l’aumento dell’inflazione sono ormai evidenti”. L’inflazione “sembra sempre meno transitoria e sembra invece sempre più infiltrarsi nell’economia reale”.

Consumatori in crisi: il crollo della fiducia

Un segnale d’allarme arriva dal rapporto sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, sceso a 44,8 punti a maggio, ai minimi storici. Le aspettative di inflazione a un anno sono salite al 4,8% dal 3,4% di febbraio 2026. Anche le aspettative a lungo termine sono aumentate dal 3,5% al 3,9%. “In poche parole, i consumatori non solo sono sotto pressione, ma sono anche sempre più preoccupati che l’inflazione persista”, commenta Tognoli.

Fed divisa e probabile nuovo rialzo dei tassi

I verbali dell’ultima riunione della Fed, guidata da Powell, mostrano un comitato preoccupato e diviso. Quattro membri del FOMC si sono opposti alla decisione, il numero più alto dal 1992. Tognoli ricorda che “molti partecipanti desideravano eliminare l’indicazione di una propensione all’allentamento monetario”. Ora, con la nuova presidenza Warsh, falco dell’inflazione, la banca centrale eredita una situazione delicata. I mercati prezzano una probabilità del 63% di un aumento dei tassi entro la fine del 2026. “La pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli del Tesoro potrebbe persistere, aggravando ulteriormente la situazione del settore immobiliare e delle piccole imprese”, avverte Tognoli.

La strategia per gli investitori

In sintesi, l’economia e il mercato statunitensi restano in un equilibrio delicato tra crescita più lenta e inflazione in aumento. “La spesa legata all’intelligenza artificiale continua a contribuire a sostenere la crescita, gli utili e il sentiment di mercato, ma a questo supporto viene sempre più richiesto di compensare la potenziale debolezza futura”, spiega Tognoli. La raccomandazione finale è chiara: “Continuiamo a credere che gli investitori debbano dare priorità alla diversificazione e mantenere la rotta, il che può aiutare a orientarsi sia nei mercati ristretti che in quelli più ampi, riducendo la dipendenza da un singolo tema o settore”.