Dossier giovani talenti “Gli eredi del futuro”: Allianz Bank FA

“Ogni generazione ride del vecchio modo e segue devotamente il nuovo”, scriveva Henry David Thoreau. Eppure, leggendo le testimonianze raccolte da BLUERATING tra alcuni dei più promettenti giovani – quasi tutti under 30 – consulenti finanziari delle principali reti italiane, la sensazione è quasi opposta: il nuovo non ride del passato, prova piuttosto a comprenderlo. Perché sa di averne bisogno.

Dopo il dossier del mese scorso dedicato ai decani della consulenza abbiamo voluto chiudere il cerchio cambiando prospettiva, chiedendo ai junior non tanto di immaginare solo il futuro, quanto di raccontare il presente e il percorso che li ha portati fin qui. Ne emerge il ritratto di una generazione cresciuta tra tecnologia e intelligenza artificiale, ma che continua a mettere al centro valori molto tradizionali: fiducia, ascolto, relazione e presenza. E, forse, il punto d’incontro tra le due generazioni è proprio questo: al centro restano sempre le persone.

1 Ricordi il momento in cui hai capito che volevi fare il consulente finanziario? Cosa ti ha colpito di questo mondo?

2 Qual è l’insegnamento più importante che hai ricevuto da un collega più esperto? E c’è qualcosa nel modo di lavorare delle generazioni precedenti che senti distante dal tuo approccio?

3 Qual è la tua paura più concreta oggi nella professione?

4 Che tipo di consulente ti immagini di essere tra 10 anni? E in quale scenario?

Allianz Bank FA
Filippo Nart

1 Mi ha sempre affascinato la finanza perché trasforma i numeri in decisioni, progetti e risultati concreti. Gli studi universitari mi hanno dato metodo; l’esperienza nell’asset management mi ha insegnato disciplina e visione. Ho capito che volevo fare il consulente finanziario quando ho compreso che queste competenze potevano diventare uno strumento concreto per aiutare le persone. Nel private banking mi ha colpito la responsabilità e il valore di trasformare la complessità in scelte chiare e sostenibili.

2 Ho ricevuto l’insegnamento più prezioso da chi mi ha introdotto a questa professione e ha creduto in me fin dall’inizio: prima dei mercati e degli strumenti, vengono l’ascolto e la relazione. La consulenza, infatti, funziona davvero solo quando si fonda sulla fiducia. Sento lontane alcune logiche del passato basate su un approccio più verticale e orientato al prodotto. Mi riconosco invece in una consulenza condivisa, continuativa e costruita sui bisogni reali della persona.

3 Oggi nel settore si avverte una certa diffidenza verso l’AI, ma è fondamentale per me promuoverne il valore come strumento per rafforzare il rapporto umano e rendere la consulenza più personalizzata e in linea con i bisogni delle persone. Allo stesso tempo, il cyber risk e l’evoluzione delle frodi rappresentano sfide che possono compromettere la fiducia e aumentare l’esposizione reputazionale. Per questo credo in un modello ibrido, in cui la tecnologia potenzia la relazione umana senza sostituirla, garantendo un equilibrio tra innovazione e fiducia.

4 Tra dieci anni mi vedo come un consulente di riferimento per patrimoni complessi: non solo gestore, ma una guida strategica che armonizza famiglia, impresa e obiettivi di lungo periodo. Sarà uno scenario di iper-automazione, dove i team multidisciplinari saranno la chiave per gestire patrimoni dinamici offrendo una guida umana e fiduciaria che la tecnologia, da sola, non può replicare. In questo mercato la relazione umana sarà il vero lusso.