Dollaro sotto pressione: JP Morgan AM analizza i fattori dell’indebolimento

Mentre il dollaro prosegue il suo declino nonostante una crescita economica solida, il dibattito su un possibile “sell-off” dell’America riemerge con forza. Gli esperti del Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di JP Morgan Asset Management analizzano nel loro Bond Bulletin i driver della valuta e i potenziali catalizzatori per un suo ulteriore indebolimento.

Il dollaro diventa una valuta di finanziamento

Il contesto globale, sostenuto da stimoli fiscali, favorisce posizioni a rischio e valute cicliche, finanziate in precedenza attraverso euro, franco svizzero e yen. La situazione sta però cambiando.

«I recenti sviluppi politici e fiscali negli Stati Uniti», spiegano gli esperti del team di JP Morgan AM, «hanno spinto gli investitori a utilizzare il bigliette verde stesso come valuta di finanziamento». Eventi geopolitici e interventi della Fed hanno alterato le prospettive.

Sul fronte monetario, il quadro appare orientato al ribasso per il dollaro: «I principali candidati alla Fed propendono per politiche espansive, rafforzando le aspettative di una politica accomodante», sottolineano gli analisti, citando anche il rallentamento dei dati economici e il rischio di uno shutdown governativo. Tuttavia, dati USA troppo forti o deludenti misure fiscali in Europa potrebbero mettere in discussione questo scenario.

Valutazioni quantitative: il peso decisivo dell’Asia

Secondo l’analisi, la regione chiave per la sopravvalutazione del dollaro è l’Asia, che potrebbe quindi innescare un deprezzamento generalizzato.

«Un ulteriore indebolimento del dollaro potrebbe verosimilmente essere determinato da flussi di rimpatrio asiatici», affermano. Nonostante le performance locali, investitori retail coreani e giapponesi continuano a inviare capitali non coperti verso gli Usa, sostenuti da differenziali di rendimento. Un cambio di rotta potrebbe arrivare da rialzi dei tassi in Asia o da perdite sulle esposizioni non coperte.

Il modello valutario del team prevede un calo: «Secondo il nostro modello sul dollaro statunitense prevediamo che il Dollar Index ponderato per probabilità si attesti a quota 93,5 nei prossimi tre-sei mesi, in calo rispetto all’attuale 96,6».

Fattori tecnici: posizionamento e flussi in evoluzione

Il mercato ha iniziato l’anno acquistando valute ad alto rendimento dei mercati emergenti. L’indebolimento del dollaro ha però innescato meccanismi di copertura.

«Con l’indebolimento del dollaro, gli investitori hanno subito perdite sulle valute vendute e questo li ha spinti a riacquistarle, creando ulteriori pressioni al rialzo sull’euro», osservano gli esperti. Il posizionamento è ora leggermente ribassista sul dollaro, ma con una partecipazione limitata. Il fenomeno in atto non è una fuga massiccia dagli asset Usa, ma una diversificazione: «I capitali che in precedenza sarebbero stati indirizzati verso gli Stati Uniti ora trovano opportunità altrove».

Implicazioni per gli investitori obbligazionari

 

La visione del team di JP Morgan AM rimane ribassista sul dollaro, pur riconoscendo che un catalizzatore asiatico potrebbe essere necessario per un deprezzamento più marcato.

«La diversificazione valutaria è fondamentale in quanto il ruolo del dollaro come strumento di copertura viene messo sempre più in discussione», concludono gli analisti. L’azione di portafoglio riflette questa view: «Al momento, manteniamo una posizione tattica corta sul dollaro statunitense, con posizioni lunghe su valute cicliche come il dollaro australiano e quello neozelandese, valute favorite dall’attuale contesto di propensione al rischio».