L’economia statunitense mostra segni di tenuta, ma la marcia è meno brillante del previsto. La seconda stima del Pil americano per il primo trimestre del 2026 è stata rivista in deciso ribasso al +1,6%, un dato che si allontana dalla lettura flash del +2%. Seppur in rimbalzo rispetto al +0,5% del quarto trimestre 2025, la correzione preoccupa gli analisti.
Secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, il quadro è chiaro: “I dati indicano che l’economia Usa tiene ma perde slancio rispetto alle aspettative iniziali”. Il rimbalzo è trainato da investimenti e consumi, ma Tognoli sottolinea come “la revisione segnala una domanda interna più debole del previsto, soprattutto nei consumi”. A complicare lo scenario, l’inflazione rimane “sticky” sopra il target Fed del 2%, sostenuta da energia e servizi. Questo, avverte l’esperto, “rafforza uno scenario di tassi alti più a lungo, riducendo le speranze di easing aggressivo nel 2026”. Le famiglie, insomma, mostrano una maggiore prudenza, nonostante i consumi restino il motore principale del Pil.
Europa: crescita anemica e Bce cauta
Le speranze di una ripresa europea vengono ridimensionate dagli ultimi indici di fiducia di maggio. Sia l’Economic Sentiment Indicator che la Consumer Confidence sono risultati sottotono. “L’Europa continua a navigare in un contesto di crescita anemica, alta incertezza geopolitica e inflazione energetica che erode potere d’acquisto”, spiega Tognoli. Il leggero rimbalzo della fiducia dei consumatori è giudicato “positivo ma insufficiente a invertire il trend di debolezza”. La Bce mantiene un approccio attendista: i verbali confermano una linea data-dependent. Lo scenario base delineato da Cfo Sim è di “soft landing” per gli Stati Uniti e “low growth” per l’Europa, ma “con rischi al ribasso legati all’energia”.
Obbligazioni a lungo termine: crollo e fine dell’illusione della diversificazione
I mercati obbligazionari stanno vivendo scossoni violenti, alimentati da due fattori principali: le interruzioni delle catene di approvvigionamento dovute al conflitto in Medio Oriente e l’accelerazione dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. I rendimenti dei titoli di Stato Usa a 30 anni hanno toccato i massimi degli ultimi vent’anni, superando la soglia del 5%, con un aumento di 40 punti base dall’inizio della guerra. “Stiamo assistendo alla concretizzazione in tempo reale del tema dell’illusione della diversificazione”, avverte Tognoli, “poiché le obbligazioni non proteggono i portafogli dalle vendite massicce di asset rischiosi”. Il crollo dei titoli a lungo termine dimostra che le tradizionali strategie di copertura sono oggi meno affidabili. Dall’inizio del conflitto, i rendimenti dei Treasury Usa a 10 anni sono stati negativi, a causa dei timori su energia, inflazione e deficit di bilancio. Azioni e obbligazioni a lungo termine hanno subito un calo sempre più congiunto.
Oro in caduta e la necessità di nuovi strumenti
La pressione non ha risparmiato nemmeno l’oro, tradizionale bene rifugio. “L’oro, considerato un diversificatore di portafoglio che in passato ha spesso funzionato, ha perso il 15% dall’inizio del conflitto, in parte a causa di un eccessivo affollamento di posizioni”, sottolinea Tognoli. Questo dimostra come anche i beni rifugio a lungo termine possano diventare coperture inaffidabili. La conclusione dell’esperto è netta: “Riteniamo che la diversificazione sia più difficile da raggiungere – da qui l’illusione – ed è per questo che riteniamo che gli investitori devono diversificare i propri strumenti di diversificazione”.
Cambio di scenario sui tassi: da tagli a possibili aumenti
Il conflitto in Medio Oriente ha innescato un riassetto radicale delle aspettative sui tassi. Prima della guerra, i mercati scontavano tagli; ora, il timore di interruzioni delle forniture che alimentano l’inflazione spinge a prevedere addirittura aumenti da parte di Fed, BCE e BoE. Più recentemente, un ulteriore fattore ha spinto i rendimenti al rialzo: gli investitori richiedono un premio a termine maggiore, cioè una maggiore remunerazione per detenere titoli di Stato a lungo termine. Inoltre, la composizione del mercato dei Treasury Usa si sta spostando verso operatori a breve termine con leva finanziaria, pronti a vendere in mercati volatili. “Ciò conferma la nostra preferenza per i titoli di Stato statunitensi a breve e medio termine rispetto a quelli a lungo termine”, afferma Tognoli.
Le nuove frontiere della diversificazione: hedge fund, infrastrutture e IA
Quali sono quindi i nuovi fattori di diversificazione? Secondo Tognoli, il regime macroeconomico è cambiato in modo strutturale: inflazione persistente, tassi più alti, frammentazione geopolitica e deficit pubblici cronici richiedono nuove soluzioni. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, alimentando la domanda di investimenti, contribuisce a mantenere alta l’inflazione. Per questo motivo, l’esperto privilegia “le obbligazioni indicizzate all’inflazione su orizzonti strategici di cinque anni o più”. In ottica strategica, vengono apprezzati “gli hedge fund e i mercati privati come strumenti di diversificazione meno dipendenti dalle oscillazioni generali del mercato e più legati all’abilità dei gestori”. In particolare, piacciono le strategie macro e di rendimento assoluto. Nei mercati privati, l’interesse va al settore delle infrastrutture (i cui flussi di cassa sono spesso collegati all’inflazione) e al credito privato legato alla domanda di investimenti guidata dall’IA.
Propensione al rischio, ma con vigilanza
Nonostante le incertezze, l’approccio di Cfo Sim rimane propenso al rischio. “La crescita degli utili ha compensato l’impatto negativo dei tassi di interesse più elevati e ha contribuito ad assorbire il forte aumento dei rendimenti azionari”, spiega Tognoli. La forza trainante dell’intelligenza artificiale sostiene questa visione, supportata da bilanci solidi. Tuttavia, l’analista conclude con una nota di cautela: “Occorre comunque vigilare quest’ultimo rischio”. In un mercato dove la diversificazione tradizionale è messa in discussione, la parola d’ordine diventa ampliare il raggio d’azione, cercando protezione in fonti nuove e meno convenzionali.
