Diversificazione e portafogli: l’errore che quasi tutti commettono e come evitarlo

La scena è quasi banale: due ragazzi che chiacchierano in sauna dopo l’allenamento. Uno confida all’altro la preoccupazione per un mercato azionario troppo caro. L’altro risponde tranquillizzato: il mio broker mi ha detto che il portafoglio è estremamente diversificato, ci sono 50 società.

Ed è proprio qui che nasce l’errore. “Gli investitori spesso confondono la diversificazione del portafoglio con la diversificazione all’interno di una classe di attività, anziché con la diversificazione tra classi di attività“, spiegano gli esperti di Evergreen Gavekal. Una distinzione che non è solo semantica, ma che può fare la differenza tra un portafoglio che resiste alle tempeste e uno che affonda con esse.

Il mito delle 50 azioni

Possedere cinquanta titoli o un ETF aiuta certamente ad attenuare l’impatto del fallimento di una singola azienda. Ma non protegge dal mercato azionario più ampio. I numeri parlano chiaro: “In condizioni normali, le azioni presentano correlazioni intorno allo 0,9, mentre durante una crisi di mercato tale correlazione si avvicina spesso a 1,0. In parole povere, quando il mercato azionario crolla, quasi tutte le azioni scendono contemporaneamente”.

Il messaggio di Evergreen Gavekal è netto: “Quando si acquistano azioni, si specula. Si scommette che l’economia futura sarà più forte di quella attuale”. Certo, la storia gioca a favore: il mercato azionario sale il 74% delle volte in un periodo di 12 mesi. Ma l’apprezzamento non è mai una certezza. E ci sono shock sistemici – dalla bolla Dot-com alla crisi finanziaria, dal Covid a oggi – che possono colpire l’intero sistema, “sia le aziende buone che quelle cattive”.

Obbligazioni, il vecchio rimedio dimenticato

La soluzione più semplice per mitigare l’esposizione al mercato azionario sarebbe detenere obbligazioni. Ma oggi questo strumento viene trascurato per due ragioni: la lunga fase rialzista del mercato (“che tende a far addormentare anche gli investitori più cauti”) e il fatto che molti investitori con un mix di azioni e obbligazioni hanno visto le prime crescere molto più delle seconde.

Tuttavia, non tutte le obbligazioni sono uguali. “Le obbligazioni di qualità inferiore non offrono molta protezione dal mercato azionario, poiché hanno una correlazione tra 0,6 e 0,8”. Al contrario, “i titoli del Tesoro e le obbligazioni societarie con rating elevato hanno una correlazione prossima allo zero”. Di più: “In periodi di crisi estrema, i titoli del Tesoro hanno storicamente registrato un apprezzamento di valore mentre il mercato azionario crollava”.

L’avvertimento è chiaro: “Molti investitori pensano che tutte le obbligazioni offrano le stesse caratteristiche. Si tratta di un errore di calcolo grossolano che potrebbe lasciare spiacevolmente sorpresi”.

Oltre il 60/40: la lezione di Larry Fink

Ad agosto, Larry Fink, CEO di Blackrock, aveva dichiarato che “il classico portafoglio 60% azioni/40% obbligazioni potrebbe non rappresentare più una vera diversificazione”, suggerendo un mix con il 20% di investimenti privati. Evergreen Gavekal concorda, ma con una precisazione importante.

“I mercati azionari sono dominati da grandi forze che interessano l’intero mercato – tassi di interesse, sentiment degli investitori, notizie geopolitiche – quindi la maggior parte delle azioni tende a muoversi di pari passo. È come l’oceano: quando la marea cambia, tutto sale o scende con essa”.

Gli asset privati, al contrario, si comportano in modo molto diverso. “I loro rendimenti sono guidati molto di più dalla specifica azienda o progetto: dal team di gestione, dalla strategia, dall’esecuzione. Pensateli come piscine individuali: ognuna sale e scende in base al proprio sistema idraulico, non alle maree dell’oceano”.

I rischi del fuori pista

Ma attenzione: uscire dai confini tradizionali richiede competenza. Come gli sciatori che oltrepassano i limiti delle piste controllate alla ricerca di neve fresca, anche gli investitori che si avventurano nei mercati privati devono essere pronti ad affrontare ostacoli.

“L’accesso è il primo ostacolo: i fondi privati richiedono impegni ingenti, vincoli pluriennali e diversificazione su numerose strategie”. I gestori di alto livello sono spesso solo su invito. “Il secondo ostacolo è la competenza specialistica richiesta per valutare queste opportunità”.

Non a caso, i fondi pensione e di dotazione più grandi e sofisticati investono nei mercati privati da decenni. Secondo un’indagine di Nacubo, tra i fondi di dotazione che gestiscono oltre cinque miliardi di dollari, oltre il 50% è investito in classi di attività alternative.

La matematica della diversificazione

I dati forniti da Evergreen Gavekal sono eloquenti: un portafoglio 60/40 tradizionale ha registrato una volatilità del 9,33% e rendimenti annualizzati del 9,04%. Aggiungendo il 30% di asset alternativi e riducendo le azioni al 30% e le obbligazioni al 40%, la volatilità scende al 6,29% con gli stessi rendimenti. Con un 30% di alternativi, 40% azioni e 30% obbligazioni, la volatilità sale al 7,78% ma i rendimenti arrivano al 9,53%.

“Essere diversificati significa essere diversi”, è il mantra della società. “La vera diversificazione deriva dal possedere asset che si comportano in modo diverso, non semplicemente dal detenere una varietà più ampia di azioni”.

La conclusione

“Gli investitori tendono a pensare che la diversificazione derivi dal possedere azioni di molte società diverse. Sebbene questo sia certamente un passo nella giusta direzione, la vera diversificazione deriva dal possedere diverse tipologie di investimenti, non semplicemente più investimenti all’interno di una classe di attività”.

In un’epoca di mercati costosi e incertezza latente, il messaggio di Evergreen Gavekal suona come un richiamo alla sobrietà: l’investimento obbligazionario è un passo significativo per attenuare la volatilità, ma per chi può e sa farlo, ampliare ulteriormente lo spettro degli investimenti verso classi alternative può fare la differenza tra un portafoglio che galleggia e uno che naviga.