Debito emergente, un vantaggio attuale che nasce dall’incertezza

Il debito dei mercati emergenti continua a ritagliarsi un ruolo di primo piano nello scenario globale. Dopo essere stato tra le asset class con le migliori performance nel 2025, superando anche segmenti dei mercati sviluppati come gli high yield statunitensi, l’EMD si presenta anche quest’anno con premesse favorevoli. A sostenerlo sono fattori macro e strutturali che, secondo Witold Bahrke, senior macro and allocation strategist di Global Evolution (parte di Generali Investments), potrebbero replicare uno scenario di sovraperformance.

“Il contesto rimane costruttivo grazie alla diminuzione dell’incertezza sulle politiche commerciali, all’espansione fiscale, al supporto della politica monetaria e al forte impulso agli investimenti legati all’intelligenza artificiale”.

Un ciclo globale più solido di quanto appaia

Nonostante le persistenti preoccupazioni sulla crescita, il ciclo economico globale appare in condizioni migliori rispetto a quanto suggeriscano alcuni indicatori di breve periodo. La recente debolezza del mercato del lavoro statunitense, secondo Bahrke, non va letta automaticamente come un segnale recessivo.

“È più probabile che la crescita dell’occupazione si trovi nel suo punto di minimo, mentre l’economia statunitense sta uscendo da un rallentamento di metà ciclo”.

A questo si aggiungono segnali di sostegno provenienti da altre aree chiave. La Cina potrebbe riformulare i propri stimoli fiscali nel 2026, mentre nell’area euro l’espansione fiscale in Germania inizia a riflettersi positivamente sulle prospettive di crescita anche per il prossimo anno.

Mercati sviluppati sotto pressione, emergenti più resilienti

Il quadro resta comunque complesso. Inflazione persistente, rischi geopolitici e aumento della leva fiscale stanno ridisegnando il panorama macroeconomico globale, con un impatto particolarmente rilevante sui mercati sviluppati.

“Queste trasformazioni strutturali sono guidate in larga misura dai mercati sviluppati, mentre i mercati emergenti non si trovano in prima linea quando si tratta di subirne le conseguenze negative”.

Da qui nasce un risultato apparentemente controintuitivo: proprio l’aumento dell’incertezza ha migliorato il rapporto rischio-rendimento dei mercati emergenti rispetto ai titoli di Stato dei Paesi sviluppati. In questo contesto, anche le valute emergenti potrebbero beneficiare della sovraperformance, sostenute da differenziali di inflazione, dinamiche geopolitiche e politiche fiscali.

Preferenza per la valuta locale

In un’ottica di allocazione a medio-lungo termine, Global Evolution individua nei titoli di Stato emergenti in valuta locale la scelta privilegiata.

“La volatilità obbligazionaria è aumentata soprattutto nei mercati sviluppati, mentre nei mercati emergenti è rimasta più contenuta, rendendo più interessante il profilo rischio-rendimento della valuta locale”.

Questo elemento rafforza l’attrattiva dell’EMD come alternativa ai governativi dei Paesi sviluppati, sempre più esposti a shock macro e politici.

Cicli più brevi e gestione attiva

Un altro aspetto chiave del nuovo regime di mercato è l’accorciamento dei cicli. L’aumento dei rischi geopolitici eleva la probabilità di drawdown, mentre un’inflazione strutturalmente più alta nei mercati sviluppati limita la capacità delle banche centrali di stabilizzare economia e mercati.

“La maggiore brevità dei cicli e l’aumento della volatilità rendono fondamentale un approccio attivo all’allocazione degli asset, in particolare nei mercati emergenti”.

Nelle strategie miste EM, questa impostazione consente di sfruttare la riduzione delle correlazioni tra i principali premi di rischio emergenti e di creare nuove fonti di diversificazione, superando i limiti della tradizionale dicotomia tra azioni e obbligazioni dei mercati sviluppati.

Valutazioni meno generose, ma opportunità selettive

Il forte rally di inizio anno delle obbligazioni emergenti ha però un rovescio della medaglia: le valutazioni sono oggi meno attraenti rispetto a dodici mesi fa. Gli spread sovrani emergenti sono vicini ai minimi e il sentiment appare vulnerabile, con il rischio di volatilità nel breve periodo.

Nel debito emergente in valuta forte, il carry dovrebbe restare il principale motore dei rendimenti, mentre il contributo derivante dalla compressione degli spread sarà probabilmente limitato.

“Ottimizzare il trade-off tra carry e rischio di credito significa puntare su emittenti con potenziale di upgrade, le cosiddette ‘stelle nascenti’”.

Tra questi, Bahrke cita Paesi come Paraguay, Serbia e Marocco. Inoltre, anche i bond quasi sovrani possono offrire un carry interessante, contribuendo a contenere il rischio di credito complessivo del portafoglio.

In un mondo segnato da maggiore incertezza e da cambiamenti di regime, il debito emergente si conferma così non solo resiliente, ma anche strategicamente rilevante per chi cerca rendimento e diversificazione.