La guerra ha inizialmente travolto ogni asset rischioso, compreso il debito dei Paesi emergenti. Con il passare dei mesi, però, gli investitori hanno iniziato a operare una netta distinzione, premiando alcuni Paesi e penalizzandone altri. A tracciare di seguito il quadro è Mohammed Elmi, senior portfolio manager for Emerging Market Debt di Federated Hermes.
Il crollo iniziale e la successiva selezione
“All’inizio del conflitto, il debito emergente ha subito un crollo, in linea con gli altri asset rischiosi. Con il protrarsi del conflitto, i mercati hanno però iniziato a distinguere, facendo una selezione tra vincitori e perdenti”, spiega Elmi. La differenza, sottolinea il manager, dipende in larga parte dalla posizione di ciascun Paese rispetto alle materie prime energetiche.
Chi guadagna e chi perde
Tra i vincitori figurano i Paesi esportatori di petrolio al di fuori della zona di guerra immediata. “Malesia, Nigeria e Angola trarranno vantaggio dal forte aumento dei prezzi dell’energia”, afferma Elmi. L’impennata del greggio, infatti, gonfia le entrate fiscali e rafforza le bilance commerciali di queste economie.
Sul fronte opposto si collocano gli importatori netti di petrolio. “Indonesia e Turchia devono far fronte a un aumento della spesa per l’importazione di carburante, il che accresce la pressione sui loro conti correnti e sulle riserve valutarie”, sottolinea l’analista. Per questi Paesi, il rincaro energetico rappresenta un rischio aggiuntivo per la stabilità macroeconomica.
La strategia: high yield e mercati di frontiera
In questo scenario frammentato, Federated Hermes adotta una scelta precisa. “Privilegiamo il segmento high yield dei mercati emergenti e, all’interno di esso, i mercati di frontiera”, dichiara Elmi. I mercati di frontiera, spiega, rappresentano il livello successivo delle economie emergenti – caratterizzati da significativi deficit infrastrutturali e da elevati livelli assoluti di povertà – ma molti di essi sono su una traiettoria di rapido sviluppo.
Dove puntare secondo Federated Hermes
L’attenzione si concentra su specifici crediti. “Privilegiamo in particolare i crediti dei mercati di frontiera come Costa d’Avorio, Ghana, Pakistan e Sri Lanka, che combinano rendimenti interessanti con fondamentali di credito sottostanti in miglioramento”, conclude Elmi. Una scommessa, quella dei mercati di frontiera, che punta a intercettare il potenziale di crescita di economie ancora fragili ma in veloce trasformazione, cercando al contempo rendimenti superiori in un contesto globale segnato dall’incertezza.
