Dal multilateralismo alla geopolitica delle personalità: come cambia il mondo degli investimenti

Per quasi ottant’anni l’economia globale si è mossa all’interno di un ordine multilaterale fondato su regole condivise, istituzioni sovranazionali e cooperazione tra Stati. Un sistema che, secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, ha rappresentato uno dei pilastri della crescita e della stabilità del secondo dopoguerra. “Istituzioni come il WTO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’ONU hanno sostenuto norme globali che non solo incoraggiavano la democrazia e le economie di libero mercato, ma hanno anche prodotto una delle ere più prospere della storia moderna”.

I numeri raccontano bene la portata di quel modello. Tra il 1950 e il 2020 la crescita annua del PIL globale si è attestata vicino al 4%, un balzo enorme rispetto all’1,6% registrato tra il 1820 e il 1950 e allo 0,3% dei secoli precedenti. In questo arco di tempo miliardi di persone sono uscite dalla povertà, mentre l’espansione dei flussi di commercio e investimenti ha permesso alle grandi multinazionali, in particolare statunitensi, di accedere a nuovi mercati e risorse. “I lavoratori-consumatori dei mercati emergenti, soprattutto in Cina, hanno contribuito in modo decisivo alla crescita globale e agli utili delle imprese”.

Questo contesto ha favorito anche una lunga stagione di rendimenti eccezionali sui mercati finanziari americani. “Dal 1945 l’S&P 500 ha messo a segno rendimenti annui composti dell’11,7%. Una performance senza precedenti. La vera domanda oggi è se il passato possa ancora fare da prologo”.

La fine dell’ordine postbellico

Entrati nel XXI secolo, quell’impalcatura geopolitica sta però cambiando rapidamente. Le istituzioni multilaterali che per decenni hanno fissato regole e confini condivisi entrano sempre più spesso in collisione con i Governi nazionali. Tognoli definisce questa fase come “geopolitica per personalità”. “Oggi tre uomini – Vladimir Putin, Xi Jinping e Donald Trump – dettano in larga misura la traiettoria della storia. Le loro preferenze personali, i risentimenti e gli impulsi incidono sulla geopolitica globale, sui flussi di capitale, sugli accordi di sicurezza e persino sui rendimenti delle diverse classi di asset“.

Le regole continuano a contare, soprattutto negli Stati Uniti, ma molto meno in Russia e in Cina. E anche in Occidente il rispetto dell’ordine multilaterale appare sempre più selettivo. “Il mercantilismo cinese e un surplus commerciale di oltre 1.200 miliardi di dollari sono in aperto contrasto con lo spirito e le regole del WTO”. Allo stesso tempo, la guerra nel cuore dell’Europa, guidata da un membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU, mette in luce tutta l’ironia e la fragilità del sistema. Negli Stati Uniti, osserva Tognoli, “la politica commerciale viene spesso annunciata sui social media, più che definita dal Congresso, che avrebbe l’autorità costituzionale in materia”.

Anche i confini tornano a essere negoziabili. Le pressioni sulla Groenlandia, le azioni in Venezuela e il caso ucraino mostrano come, in questo nuovo mondo, nulla sia davvero scolpito nella pietra. A ciò si aggiunge il recente ritiro degli Stati Uniti da decine di organizzazioni multilaterali, un segnale ulteriore di disimpegno dal vecchio ordine.

Un mondo tripolare e armato

In questo scenario, le grandi potenze hanno progressivamente “armato” le proprie leve economiche e finanziarie: valute, mercati, risorse naturali e forza militare diventano strumenti di pressione geopolitica. “Come ricordava Henry Kissinger, oggi Stati Uniti, Cina e Russia non hanno amici o nemici permanenti, ma solo interessi strategici”.

Le istituzioni multilaterali, un tempo custodi dell’equilibrio globale, vengono così marginalizzate. La loro capacità di contenere i protagonisti della scena mondiale si indebolisce, segnando una rottura netta con il passato e un nuovo fattore chiave per i rendimenti di mercato futuri.

Le sfide per gli investitori

Finora i mercati hanno assorbito molte di queste tensioni con relativa disinvoltura, continuando a seguire le metriche tradizionali: utili, valutazioni, costo del capitale. Ma, avverte Tognoli, “questa volta potrebbe essere diverso”. In un mondo tripolare, dominato da decisioni politiche imprevedibili, i portafogli devono essere costruiti tenendo conto dei capricci geopolitici delle grandi personalità e dei loro strumenti di potere, come dazi, sanzioni e sussidi.

La sicurezza nazionale tende a prevalere sui profitti, le politiche industriali tornano centrali e il commercio diventa sempre più gestito. Le imprese sono spinte a riportare la produzione in patria o a duplicare le catene di approvvigionamento, mentre le sfere di influenza contano più dei confini storici.

In questo contesto, la parola chiave per gli investitori è resilienza. “Costruire portafogli ben diversificati significa distribuire l’esposizione tra stili, regioni, dimensioni e settori, giocando sia in attacco sia in difesa”. Tra i temi strutturali da presidiare emergono l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dell’economia, lo sviluppo delle reti nazionali e il boom della spesa in difesa e cybersicurezza, insieme a un’esposizione selettiva alle materie prime e ai mercati azionari non statunitensi.

Dal punto di vista geografico, l’attenzione degli analisti si concentra sui leader tecnologici cinesi, sui campioni della sanità emergente, su Taiwan e Corea del Sud per la tecnologia, sull’India per il mercato dei consumatori, sull’America Latina per materie prime e agricoltura, e sull’Europa per banche, difesa e marchi del lusso.

Una nuova era

“La politica di potere e di personalità è ormai una realtà”, conclude Tognoli. “In un mondo trilaterale, tre uomini proiettano una lunga ombra sul globo. Questo non esclude rendimenti solidi in futuro, ma impone agli investitori di essere agili, diversificati e pronti a puntare su Paesi e imprese più aperti, flessibili, innovativi e capaci di adattarsi”.