Dal Medio Oriente alla Fed: ecco perché i mercati restano cautamente ottimisti

La proroga del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran voluta da Donald Trump rafforza, secondo gli analisti, l’ipotesi di una soluzione diplomatica alla crisi mediorientale, pur in un contesto ancora fragile. A mantenere alta l’attenzione resta lo stallo nei negoziati per un accordo di pace più duraturo, mentre lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per circa un quinto delle forniture petrolifere mondiali, rimane chiuso, alimentando timori sui prezzi energetici e sulle ricadute macroeconomiche.

Secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, il mercato continua tuttavia a scommettere su un esito negoziale favorevole. “Continuiamo a ritenere che nelle prossime settimane si possa raggiungere una soluzione diplomatica che contribuisca ad alleviare queste pressioni”, osserva Tognoli, sottolineando come l’aumento dei costi del conflitto stia accrescendo gli incentivi politici a trovare un’intesa.

L’atteggiamento degli investitori sembra riflettere questa lettura. I listini hanno infatti recuperato le perdite accusate a marzo, segnalando che il rischio di scenari estremi in Medio Oriente è stato in larga parte assorbito dai mercati. Una ripresa che, però, secondo Tognoli rende i titoli azionari vulnerabili nel breve termine nel caso di nuove battute d’arresto sul fronte diplomatico.

Volatilità e strategia di lungo periodo

In questo contesto, emerge con forza il tema della permanenza sui mercati anche durante le fasi di volatilità. “La velocità e l’entità del rimbalzo di aprile evidenziano l’importanza di rimanere investiti in un contesto di elevata incertezza”, spiega Tognoli. Un investitore uscito dal Nasdaq durante la correzione di fine marzo avrebbe cristallizzato le perdite, perdendo il successivo recupero di quasi il 15%, mentre chi ha mantenuto le posizioni avrebbe beneficiato di un progresso complessivo del 7% da fine febbraio.

Con il graduale rafforzarsi della fiducia su una de-escalation geopolitica, l’attenzione dei mercati torna intanto sui fondamentali economici, giudicati ancora robusti.

Consumi resilienti e sostegno fiscale

I dati sui consumi statunitensi mostrano resilienza: a marzo le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,7% mensile, sostenute anche dall’impennata della spesa per carburanti, mentre l’indice “core”, depurato dalle componenti più volatili, ha segnato un solido +0,7%.

Per Tognoli, il supporto ai consumi potrebbe essere rafforzato dai benefici fiscali. “Le stime indicano che rimborsi fiscali più elevati e minori ritenute potrebbero sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, compensando in parte il rincaro della benzina”, osserva. Anche in scenari di prezzi energetici più elevati, l’impatto negativo sulla crescita americana, secondo l’analisi, resterebbe contenuto.

Fed e successione Powell sotto osservazione

Sul fronte monetario, i riflettori sono puntati sulla Federal Reserve. La riunione di questa settimana dovrebbe concludersi con tassi invariati, mentre il presidente Jerome Powell, nel suo ultimo intervento alla guida della banca centrale, dovrebbe ribadire l’elevata incertezza che grava sulle prospettive economiche.

Il mercato guarda però già oltre, alla possibile successione di Powell con Kevin Warsh, candidato sostenuto da Trump. La prospettiva di una guida potenzialmente più accomodante ha alimentato l’ottimismo nei mercati obbligazionari. “Warsh potrebbe essere più propenso del suo predecessore a guidare il comitato verso un taglio dei tassi prima del previsto”, rileva Tognoli, pur invitando alla prudenza.

L’inflazione, ancora intorno al 3,5% annuo, rende infatti difficile immaginare mosse imminenti da parte del Fomc. Più probabile, secondo Cfo Sim, uno scenario di eventuali tagli verso la fine del 2026, qualora il rientro dei prezzi di gas e petrolio lo consentisse.

Utili e tecnologia trainano l’ottimismo

A sostenere il sentiment contribuisce infine il quadro degli utili societari, che resta positivo nonostante alcune revisioni al ribasso in comparti esposti al caro energia, come beni di consumo discrezionali e industria. Particolarmente brillante il settore tecnologico, dove le aspettative sugli utili sono salite ulteriormente dopo una serie di trimestrali robuste.

Emblematico il rally dell’Philadelphia Semiconductor Index, in rialzo per diciotto sedute consecutive e in progresso di quasi il 50% dall’inizio di aprile. Un segnale che, nonostante le tensioni geopolitiche e l’incertezza sulla politica monetaria, i mercati continuano a trovare sostegno nei fondamentali e nelle aspettative di medio periodo.