Criptovalute: Bitcoin a bivio cruciale

Dal picco di 126.280 dollari segnato il 10 marzo dello scorso anno il Bitcoin è sceso di circa il 50%, considerando l’attuale quotazione intorno ai 63.170 dollari. Ma i corsi della criptovaluta più tradata a livello mondiale sono scesi fino a testare (e violare nell’intraday) la soglia tecnica e psicologica a quota 60.000.

Un livello, quest’ultimo, che secondo molti analisti rappresenta un vero e proprio spartiacque tra una possibile ripresa (un rimbalzo) o una nuova discesa delle quotazioni.

A innescare la più recente “gamba” ribassista sul Bitcoin, già provato da un calo della domanda e da un sentiment in fase di raffreddamento, è stata Strategy MSTR, la società di Michael Saylor da anni simbolo dell’esposizione aziendale al Bitcoin, che ha venduto una parte delle proprie partecipazioni nella criptovaluta per la prima volta dopo anni.

La notizia ha colto di sorpresa gli investitori, abituati a vedere la società come un accumulatoratore instancabile della regina delle criptovalute. La mossa – i cui dettagli finanziari non sono stati ancora interamente divulgati – è stata interpretata come un segnale di cautela da parte di uno dei “bull” più celebri del settore, alimentando timori su una possibile ulteriore fase ribassista.

A rendere più complessa la situazione per Bitcoin è il contesto macroeconomico e narrativo. Secondo Matt Hougan, chief investment officer di Bitwise Asset Management, le criptovalute hanno perso il loro status di asset ad alta crescita preferito dal mercato. Il motivo? Le performance stellari del settore legato all’intelligenza artificiale. Mentre Bitcoin fatica a trovare nuovo slancio, i titoli tecnologici tradizionali – e in particolare quelli legati all’IA – continuano a sovraperformare, attirando capitali e attenzione mediatica.

“Chi ha bisogno delle cripto quando il Nasdaq 100 è in rialzo del 33% negli ultimi 12 mesi?” ha dichiarato Hougan, riassumendo il nuovo umore prevalente tra gli investitori istituzionali e retail.

Un cambio di paradigma temporaneo o strutturale?

La domanda che ora circola tra gli operatori è se si tratti di una correzione fisiologica o di un vero e proprio cambiamento di paradigma. Da un lato, i sostenitori del Bitcoin ricordano che la volatilità è parte del dna dell’asset e che mosse tattiche come quella di Strategy MSTR potrebbero rivelarsi episodiche. Dall’altro, l’ascesa dell’IA come “nuova narrazione di crescita” sembra avere basi solide, con utili in forte espansione e un’ondata di investimenti senza precedenti.