Il mercato del credito privato, cresciuto rapidamente dopo la crisi finanziaria del 2008, sta affrontando una fase di crescente tensione. A descrivere di seguito il quadro è Colin Graham, Head of Multi Asset & Equity Solutions di Robeco, che evidenzia come questo segmento, valutato 2,1 trilioni di dollari, sia oggi sottoposto a uno “stress test strutturale”.
Che cos’è il credito privato
Il credito privato include forme di finanziamento come il direct lending e il middle-market lending, dove il capitale è fornito da finanziatori non bancari e quindi non compare nei bilanci degli istituti di credito tradizionali. Questi ultimi, dopo la Grande Crisi Finanziaria del 2008, sono stati sottoposti a una regolamentazione più rigorosa. La maggior parte di questi prestiti ha un rating inferiore all’investment grade, poiché rappresenta un canale su misura per aziende con merito creditizio più basso. Come spiega Graham: “In tal modo, i finanziatori e gli investitori ottengono rendimenti più elevati con una volatilità più contenuta (un migliore Sharpe ratio). Lo svantaggio per gli investitori nel credito privato è dato dalla potenziale opacità delle valutazioni; inoltre, durante gli shock finanziari o economici, i vantaggi della diversificazione svaniscono, poiché la correlazione con i mercati del credito tradizionali torna a uno. La principale preoccupazione diventa allora la restituzione anziché il rendimento del capitale; si tratta, cioè, di evitare in tutti i modi i default”.
La divergenza tra mercati pubblici e privati
I mercati del credito sono stati generalmente solidi nel corso del 2025. Tuttavia, verso la fine dell’anno si è manifestata una divergenza tra i mercati quotati (pubblici) e quelli non quotati (privati). Mentre i mercati investment grade mostrano ancora buona tenuta, il credito privato ha iniziato a subire pressioni. Uno dei nodi critici, secondo Graham, è la maggiore esposizione al settore tecnologico: “Il credito privato, rispetto al debito tradizionale, presenta un’esposizione molto più elevata al settore tecnologico, che è vulnerabile alle trasformazioni indotte dall’IA. Sebbene il credito privato non venga prezzato con la stessa frequenza del credito quotato o dell’azionario quotato, la significativa comunanza nell’esposizione al settore tecnologico implica che i benefici di una volatilità inferiore possono svanire”.
Tassi più elevati e shock geopolitico
Il contesto macroeconomico è diventato più ostile. L’aumento dell’inflazione rende probabili nuovi rialzi dei tassi di interesse, una minaccia diretta per le imprese fortemente indebitate. Inoltre, lo scoppio della guerra in Iran ha causato uno shock petrolifero e nuove interruzioni delle catene di approvvigionamento. Colin Graham osserva: “Oggi questo enorme mercato risente di numerose avversità. Il contesto di tassi più elevati e lo shock geopolitico causato dalla guerra nel Golfo e dai dazi, sommati alla disruption dei modelli di business nel software guidata dall’IA, hanno inaugurato un periodo di maggiori controlli. Riteniamo che i tassi di default complessivi (pari attualmente al 2,1% circa) siano un indicatore ritardato. Se includiamo le passività e le difficoltà nascoste, il tasso di sofferenza ‘effettivo’ potrebbe avvicinarsi al 5,4%”.
Tre fattori avversi in simultanea
Graham elenca tre elementi che aggravano la situazione. Primo, l’escalation del conflitto in Medio Oriente con la chiusura dello Stretto di Hormuz, che rischia di provocare uno shock dell’offerta globale simile a quello dei lockdown anti-Covid. Secondo, le aspettative sui tassi sono passate da tagli a rialzi a causa delle spinte inflazionistiche. Terzo, l’intelligenza artificiale sta sconvolgendo i modelli di business in settori come il software, rendendo difficile determinare il prezzo di “uscita” per molte imprese. In questo scenario, emerge una netta differenza di performance tra le imprese HALO (hard assets, low obsolescence), radicate in infrastrutture fisiche, e i portafogli di società software altamente indebitate ed esposte all’IA.
Il precedente dei conflitti di interesse
La crescita del credito privato è stata finora alimentata da una politica monetaria accomodante e dalla ricerca di rendimento. Ma Graham richiama un parallelo con il passato: “Nel 2024 la SEC statunitense ha rilevato che i consulenti presentano un conflitto di interesse con i fondi privati e i loro investitori quando valutano gli asset dei fondi stessi, utilizzando poi tali valutazioni come base per il calcolo delle proprie commissioni e della performance del fondo. Ciò ricorda la struttura delle remunerazioni dei periti immobiliari e delle agenzie di rating per i titoli garantiti da prestiti (CLO) prima che la crisi finanziaria mettesse in luce i pericoli di questo modello di business”.
Il vero test nei prossimi 18 mesi
Secondo l’analisi di Robeco, il momento decisivo arriverà entro i prossimi 18 mesi, quando scadranno quasi 480 miliardi di dollari di debito privato. Gran parte di questo credito è stato erogato all’inizio del decennio, con valutazioni e tassi d’interesse oggi non più attuali. Graham avverte: “In assenza di mercati dinamici per le IPO o le fusioni e acquisizioni (M&A), questi ‘deficit di capitale’ dovranno essere colmati da aggressive iniezioni di fondi propri da parte degli sponsor o da operazioni di debt-for-equity swap, che ridefiniranno il panorama della ripresa. Per quanto il sistema bancario possa essere protetto, nel settore finanziario esistono altri grandi detentori di credito privato, come le compagnie di assicurazione sulla vita, che potrebbero essere più vulnerabili alle svalutazioni”.
Una fase matura, non un crollo imminente
Nonostante le criticità, Graham esclude un tracollo improvviso del mercato. “Il mercato del private credit non è sull’orlo di un crollo imminente, ma si trova piuttosto in una fase matura e più fragile del ciclo”, chiarisce. Le nuove coorti di investitori potrebbero riuscire a evitare i problemi descritti, grazie a tassi normalizzati e a un approccio più cauto sui prezzi. Gli attuali detentori di debito, invece, potrebbero affrontare un percorso più accidentato. In prospettiva, gli investitori istituzionali con orizzonti lunghi dovrebbero evitare i problemi legati alle limitazioni dei rimborsi, beneficiando del premio di illiquidità e delle opportunità generate da liquidazioni forzose, ristrutturazioni e rifinanziamenti. “Prevediamo che nel 2026-27 le performance saranno generate grazie alle capacità di ristrutturazione e a una rigorosa selezione dei gestori da parte di sponsor con grandi disponibilità, a scapito dei finanziatori retail e di minoranza”, conclude Graham. “Continueremo a monitorare le prospettive per il credito privato”.
