Credito e petrolio, le variabili chiave del nuovo scenario finanziario

Commentare i mercati finanziari nella fase attuale resta un esercizio tutt’altro che semplice. L’incertezza rimane elevata, mentre il contesto geopolitico si conferma estremamente delicato. A pesare, come ben noto, è soprattutto l’escalation delle tensioni in Medio Oriente, che ha riportato volatilità e interrogativi sulle prospettive economiche globali. Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame Asset Management, osserva che “l’incertezza rimane elevata e il quadro geopolitico, per usare un eufemismo, estremamente delicato”.

Petrolio e inflazione tornano protagonisti

La reazione iniziale dei mercati all’attacco all’Iran è stata in linea con le attese: il prezzo del petrolio ha registrato un’immediata impennata, riaccendendo i timori legati all’inflazione nelle economie occidentali. De Michelis sottolinea che “questo sviluppo complica ulteriormente il lavoro delle banche centrali, e in particolare della Fed”. Il contesto si fa quindi più difficile anche per la banca centrale americana e per Powell, già sotto pressione politica per un possibile taglio dei tassi.

Mercati azionari resilienti, ma cauti

Le Borse globali hanno reagito con ribassi contenuti, mostrando una certa resilienza. Gli investitori sembrano scommettere su uno scenario in cui il conflitto non si trasformi in una crisi prolungata. “È interessante chiedersi quale sarebbe stata la reazione dei mercati venticinque o trent’anni fa: probabilmente molto più violenta”, osserva De Michelis”. Un segnale, questo, della profonda trasformazione della struttura dei mercati, oggi sostenuti da una maggiore liquidità che attenua gli shock nel breve periodo.

Beni rifugio in controtendenza

Sorprende il comportamento dei tradizionali asset difensivi. L’oro non ha registrato il consueto rally, mentre i rendimenti obbligazionari a lungo termine sono saliti. “Non si è materializzato il classico flight to quality”, evidenzia De Michelis, “segno che gli operatori sono più preoccupati per l’inflazione che per un rallentamento immediato del ciclo”.

Il nodo del credito privato

Tra i rischi meno visibili ma potenzialmente più rilevanti emerge quello legato al credito privato. Negli ultimi mesi alcuni grandi operatori hanno sospeso i riscatti dei clienti, a causa della difficoltà nel trovare acquirenti per i prestiti in portafoglio. “Il mercato è liquido finché c’è liquidità”, ricorda De Michelis, richiamando un principio che torna di stretta attualità. Le analogie con le prime fasi della crisi finanziaria globale, culminata nel Crisi finanziaria del 2007-2008, iniziano a emergere, anche se senza segnali evidenti di instabilità sistemica.

Rotazione tra asset e nuove priorità

I mercati stanno attraversando una fase di transizione, in cui diversi fattori agiscono contemporaneamente: politiche monetarie, tensioni geopolitiche e rallentamento economico globale. De Michelis spiega che “l’attenzione degli investitori si sta progressivamente spostando”. Da un lato si osserva una correzione nel settore tecnologico, protagonista degli ultimi anni. Dall’altro tornano centrali il comparto obbligazionario e alcune aree del credito, in vista di politiche monetarie potenzialmente più accomodanti. Anche il private credit è sotto osservazione, dopo una lunga fase di espansione, mentre il petrolio resta una variabile chiave per inflazione e crescita.

Una fase di riequilibrio

Nel complesso, il quadro non indica una crisi imminente, ma piuttosto una fase di assestamento dopo anni caratterizzati da abbondante liquidità. “Non emergono segnali evidenti di instabilità sistemica, ma una fase di riequilibrio”, conclude De Michelis.

Prudenza e diversificazione come guida

In questo contesto, la strategia suggerita resta improntata alla cautela. “Riteniamo opportuno mantenere un approccio prudente e ben diversificato, con particolare attenzione alla qualità degli investimenti e alla gestione della liquidità”, afferma De Michelis.

Un orientamento che riflette la necessità, per gli investitori, di navigare una fase complessa in cui rischi geopolitici e fragilità finanziarie si intrecciano sempre più strettamente.