Come proteggere i portafogli quando la crescita ha un prezzo alto

Il conflitto in Iran ha aggiunto un ulteriore elemento di incertezza a mercati azionari globali già fragili. Eppure, nonostante le rinnovate tensioni geopolitiche, l’IA continua a catalizzare l’attenzione degli investitori e rimane la forza primaria a sostegno sia delle aspettative sugli utili sia della crescita economica. Allo stesso tempo, le valutazioni di mercato stanno diventando sempre più tese tra le diverse aree geografiche e i vari settori. Come osserva Didier Van De Veire, CIO Fundamental Equities di DPAM, “ciò pone gli investitori di fronte a un contesto più complesso, in cui solide aspettative di crescita coesistono con prezzi elevati e crescenti rischi geopolitici”.

La reazione storica dei mercati ai conflitti

Storicamente, i mercati reagiscono ai conflitti geopolitici in modo relativamente prevedibile. La risposta iniziale è solitamente caratterizzata da avversione al rischio, maggiore volatilità e pressioni al rialzo sui prezzi dell’energia. Tuttavia, quando i conflitti rimangono geograficamente circoscritti e relativamente di breve durata, l’impatto economico più ampio si rivela spesso limitato. I mercati azionari tendono a stabilizzarsi abbastanza rapidamente e a ricollegarsi alle tendenze macroeconomiche e degli utili già in atto prima dell’inizio del conflitto.

Secondo Van De Veire, “finora, la reazione del mercato al conflitto in Iran ha seguito questo modello storico. Gli investitori hanno inizialmente optato per un posizionamento difensivo, mentre i prezzi dell’energia sono saliti per il timore di interruzioni delle forniture e di una più ampia instabilità nella regione. Tuttavia, i mercati non sono ancora entrati in una fase prolungata di panico o di riprezzamento disordinato degli asset”.

Le prossime settimane saranno decisive

“Le prossime settimane saranno quindi particolarmente importanti”, sottolinea l’esperto. I mercati finanziari si aspettano un certo grado di de-escalation, una visione che si riflette già nei prezzi dei contratti future sull’energia. Qualora i mercati energetici dovessero stabilizzarsi ulteriormente, è probabile che l’attenzione degli investitori torni a concentrarsi sulle aspettative di crescita, sul momentum degli utili e sul ciclo di investimenti in corso legato all’IA.

Van De Veire avverte però che “il rischio maggiore emergerebbe qualora il conflitto dovesse prolungarsi o intensificarsi ulteriormente. Uno shock energetico prolungato avrebbe implicazioni più ampie sull’inflazione e sulla spesa dei consumatori. Prezzi dell’energia più elevati ridurrebbero il potere d’acquisto e potrebbero esercitare un’ulteriore pressione sulle banche centrali, che stanno già faticando a trovare un difficile equilibrio tra il sostegno alla crescita e il contenimento dell’inflazione. In un simile scenario, la volatilità del mercato rimarrebbe probabilmente elevata più a lungo e gli asset rischiosi potrebbero trovarsi di fronte a un contesto più difficile”.

L’IA come forza trainante

Anche in questo incerto contesto geopolitico, l’entità e la resilienza degli investimenti legati all’IA hanno superato le aspettative. La spesa in conto capitale destinata a data center, semiconduttori, infrastrutture digitali e capacità energetica continua a espandersi rapidamente, contribuendo a sostenere la crescita economica e gli utili societari nonostante l’incertezza geopolitica.

Per molti aspetti, osserva Van De Veire, “il momentum che circonda l’IA sta attualmente superando gli effetti negativi associati al conflitto in Iran. Gli investitori continuano a vedere l’IA non semplicemente come un tema tecnologico, ma come una trasformazione economica in grado di rimodellare la produttività, la redditività e la leadership di mercato nei prossimi anni”.

Due domande cruciali per gli investitori

L’attenzione degli investitori è ora concentrata su due domande strettamente connesse. La prima riguarda la durabilità dell’attuale ciclo di investimenti. La spesa per le infrastrutture di IA rimane eccezionalmente forte, ma i mercati si interrogano sempre più su quanto a lungo possa continuare questa fase di accelerazione. Van De Veire spiega che “gli investitori iniziano a chiedersi se i ritorni finali sugli investimenti giustificheranno la straordinaria portata della spesa in conto capitale attualmente in corso. I mercati stanno superando la fase di entusiasmo iniziale e iniziano a esaminare la sostenibilità in modo più critico”.

La seconda domanda riguarda i più ampi effetti economici dell’adozione dell’IA. Alcune aziende potrebbero beneficiare di significativi guadagni di efficienza e di una maggiore redditività, mentre altre potrebbero dover affrontare disruption o una crescente pressione competitiva. Le implicazioni si estendono ben oltre le stesse aziende tecnologiche. Interi modelli di business potrebbero emergere, mentre altri perderanno gradualmente rilevanza. Anche i mercati del lavoro potrebbero trovarsi di fronte a importanti aggiustamenti, poiché l’automazione modifica i modelli occupazionali e le dinamiche salariali tra i vari settori.

Chi beneficerà del valore creato dall’IA?

L’IA ha il potenziale per sostenere una crescita della produttività più forte nell’economia globale. Tuttavia, non è ancora chiaro chi beneficerà del valore economico creato da questi guadagni di produttività. Una possibilità è che le forze competitive erodano gradualmente i profitti in eccesso man mano che le funzionalità di IA diventeranno più ampiamente disponibili e standardizzate. Un’altra è che emergano forme di attività economica completamente nuove, creando ulteriori opportunità di crescita tra i settori.

Van De Veire evidenzia che “i mercati si stanno interrogando sulla sostenibilità a lungo termine dei profitti straordinari legati all’IA e temono che un abbassamento delle barriere all’entrata possa intensificare la concorrenza e contrarre i margini di profitto delle aziende leader. Le risposte a queste domande avranno importanti implicazioni non solo per la performance complessiva del mercato azionario, ma anche per la leadership settoriale e di stile negli anni a venire”.

Il problema delle valutazioni elevate

Le valutazioni stanno diventando sempre più difficili da ignorare per gli investitori. Quello che inizialmente sembrava concentrato in un gruppo relativamente ristretto di leader tecnologici si è ora notevolmente ampliato sui mercati azionari globali. Molti settori e aree geografiche scambiano attualmente a livelli di valutazione storicamente elevati.

Nel breve periodo, tuttavia, le valutazioni sono spesso un debole indicatore di timing di mercato. La performance del mercato tende a essere guidata più dalle aspettative di crescita degli utili e dai cambiamenti nell’appetito per il rischio che dalle sole misure di valutazione. Van De Veire precisa che “finché il momentum degli utili rimarrà favorevole e gli investitori continueranno ad attribuire un valore elevato alla crescita futura, valutazioni elevate potranno persistere per periodi prolungati”.

Nel medio-lungo termine, tuttavia, valutazioni più elevate implicano generalmente un potenziale di rendimento futuro inferiore. Ciò accresce l’importanza della diversificazione e delle opportunità di valutazione relativa tra aree geografiche e stili di investimento. “Le azioni europee continuano a scambiare a livelli di valutazione inferiori rispetto al mercato statunitense, mentre anche le azioni dei mercati emergenti appaiono meno costose al confronto”, aggiunge l’esperto. Tuttavia, ciascuna regione presenta un’esposizione differente ai settori e alle aziende attualmente percepiti come beneficiari dell’IA o come potenziali ritardatari. Le small cap, pur non essendo particolarmente economiche in termini assoluti, appaiono sempre più attraenti rispetto alle large cap dopo diversi anni di sotto-performance.

La necessità di diversificazione

La combinazione di valutazioni elevate e incertezza sulle implicazioni a lungo termine dell’IA rafforza l’importanza di evitare un’eccessiva concentrazione all’interno dei portafogli. Secondo Van De Veire, “gli investitori potrebbero avere sempre più bisogno di bilanciare la partecipazione alle opportunità di crescita guidate dall’IA con una più ampia diversificazione tra settori, regioni e capitalizzazioni di mercato”.

Le prospettive per il breve termine

Nel complesso, il momentum dell’IA e una crescita economica resiliente continueranno probabilmente a sostenere i mercati azionari nel breve termine. Eppure, le tensioni geopolitiche e le valutazioni elevate stanno diventando più difficili da ignorare. Come conclude Didier Van De Veire, “il conflitto in Iran funge da promemoria del fatto che gli shock esterni possono alterare rapidamente il sentiment degli investitori, in particolare quando i mercati incorporano già nei prezzi forti aspettative di crescita”.