Come costruire portafogli resilienti in questa fase critica secondo RBC BlueBay

Negli ultimi dieci anni, il mondo ha assistito a una sequenza impressionante di eventi sconvolgenti. Brexit, l’elezione di Donald Trump, i dazi commerciali, l’invasione russa dell’Ucraina, la crisi dei Gilt britannici sotto Liz Truss, i picchi dei prezzi alimentari, il secondo mandato Trump, il Liberation Day, il sell-off del settore software, le tensioni con l’Iran e le nuove turbolenze politiche nel Regno Unito. Più che una serie di “cigni neri”, questi shock rappresentano qualcosa di più strutturale. Secondo Mike Bell, Head of Market Strategy di RBC BlueBay, “abbiamo individuato sette fattori che stanno provocando frequenti sconvolgimenti”.

Globalizzazione e immigrazione: il rovescio della medaglia

L’altra faccia della spettacolare crescita del settore manifatturiero cinese e dell’afflusso di beni a basso costo in occidente è stato il declino dei posti di lavoro nei paesi occidentali. La crescente incidenza del settore tecnologico sul mercato azionario statunitense non è stata accompagnata da un aumento significativo dell’occupazione. Alcuni lavori sono stati delocalizzati da remoto verso paesi con un costo della vita più basso, come l’India, mentre per le attività che non potevano essere svolte a distanza, i lavoratori nativi si sono spesso trovati a competere con gli immigrati. L’immigrazione ha anche alimentato preoccupazioni legate alla pressione sui servizi sociali. È evidente che la reazione contro globalizzazione e immigrazione sia stata un fattore importante dietro la Brexit, le elezioni di Trump, i dazi commerciali, il recente exploit di Reform UK alle elezioni locali britanniche e l’ascesa della destra in Francia.

Innovazione e automazione: l’era dell’intelligenza artificiale

Il progresso tecnologico non è certo una novità. Tuttavia, con l’accelerazione dell’AI cresce il timore che i posti di lavoro possano essere automatizzati più rapidamente di quanto ne vengano creati di nuovi. L’AI potrebbe sconvolgere numerosi modelli di business esistenti, come riflesso nel settore software. Ma la domanda cruciale riguarda l’identità dei vincitori. Poiché molti lavoratori sono già scontenti, il rischio di un backlash politico contro l’AI e di nuove tasse sui vincitori appare significativo. Occorre inoltre considerare i possibili shock derivanti dall’enorme fabbisogno energetico dell’AI. L’innovazione tecnologica può anche intrecciarsi con la geopolitica: l’AI sarà cruciale per determinare la futura superiorità militare. Non è solo il settore tech a influenzare gli equilibri geopolitici, come dimostra la rivoluzione dello shale oil negli Stati Uniti, che ha trasformato il paese in esportatore netto di energia con rilevanti conseguenze politiche internazionali.

Disuguaglianza e prezzi delle case: il divario che alimenta il populismo

La disuguaglianza è aumentata in molte economie sviluppate dagli anni ’90 in poi. Il cinquanta per cento più povero degli americani ha registrato progressi minimi in termini di ricchezza reale, mentre la metà più ricca ha beneficiato di un forte boom. Anche il forte aumento del rapporto tra prezzi delle case e redditi dalla metà degli anni ’90 rappresenta un tema divisivo. Disuguaglianza e crisi dell’accessibilità abitativa aiutano a spiegare la crescente popolarità di politici e partiti di sinistra, ma probabilmente alimentano anche il sentimento anti-immigrazione più spesso associato alla destra. La disuguaglianza precede spesso l’ascesa del populismo, un fenomeno che sta ridisegnando il panorama politico di molte democrazie occidentali.

Debito e demografia: i conti che non tornano

I livelli di debito pubblico rispetto al Pil sono oggi elevati nella maggior parte dei paesi sviluppati, in larga parte a causa della crisi finanziaria globale e dei pacchetti di sostegno legati al Covid, ma anche perché molti governi registrano ormai deficit fiscali strutturali. Questo aumenta il rischio di shock sul mercato obbligazionario e limita la capacità dei governi di attenuare shock esterni tramite nuovo debito, almeno senza il supporto delle banche centrali e i rischi conseguenti per le valute. Nel frattempo, la popolazione invecchia. Nel Regno Unito, nel 1948 l’età pensionabile maschile era 65 anni mentre l’aspettativa di vita era appena 61 anni. Oggi l’età pensionabile è 66 anni ma la speranza di vita media è salita a 81 anni. La spesa sanitaria per pensionato è molto superiore a quella destinata ai lavoratori e con l’invecchiamento della popolazione, nel Regno Unito la spesa sanitaria dovrebbe salire dall’otto al quindici per cento del Pil entro il 2075. Tuttavia, ridurre sanità o pensioni sarebbe una ricetta per l’instabilità politica. In alcuni paesi come Cina, Giappone e gran parte dell’Europa, la popolazione è destinata a diminuire, con implicazioni rilevanti per la domanda immobiliare e per la crescita reale.

Guerre infinite e stanchezza da “free riding”

L’amministrazione statunitense ha criticato Europa e Regno Unito per aver beneficiato della spesa americana in difesa e sanità. Il problema è che, senza gli Stati Uniti a garantire la sicurezza internazionale, le tensioni tendono a crescere e le guerre diventano difficili da vincere senza un massiccio impiego di truppe. Questa dinamica sta mettendo in discussione gli equilibri consolidati del dopoguerra e spingendo i paesi europei a riconsiderare le proprie politiche di difesa.

Sicurezza nazionale e nazionalismo: la sfida cinese

L’amministrazione Usa teme che l’ascesa della Cina rappresenti una minaccia alla sicurezza nazionale ed economica americana. Parte della logica dietro i dazi si fonda proprio su questo: riportare negli Stati Uniti, o almeno nella loro sfera di influenza, la produzione di beni strategici per evitare dipendenze. L’elefante nella stanza resta la dipendenza americana da Taiwan per la produzione della grande maggioranza dei semiconduttori avanzati. Anche il dominio cinese nella produzione di terre rare rappresenta un rischio chiave. Nel contesto di un’unione politica e monetaria incompleta come l’Eurozona, il nazionalismo aumenta probabilmente il rischio di shock politici e finanziari più che di conflitti militari.

Cambiamento climatico: il moltiplicatore di crisi

Il cambiamento climatico potrebbe generare shock sempre più frequenti. Abbiamo già visto l’impatto del clima sui prezzi alimentari, così come gli eventi climatici estremi possano provocare crisi umanitarie, instabilità politica e ondate migratorie. La guerra con l’Iran ha evidenziato la dipendenza della regione dagli impianti di desalinizzazione. L’accesso all’acqua è stato anche motivo di tensione tra India e Pakistan e potrebbe diventare una fonte crescente di shock in molti altri paesi. I costi delle assicurazioni immobiliari in alcune aree degli Stati Uniti e dell’Australia sono già aumentati sensibilmente a causa dei danni legati al clima. Anche gli effetti inflazionistici della domanda di materie prime necessarie alla transizione energetica sono ormai ben noti. Il cambiamento climatico rischia quindi di diventare una fonte crescente di shock inflazionistici, economici e politici.

Implicazioni per gli investimenti: come prepararsi agli shock futuri

Alla luce di tutto questo, non dovremmo sorprenderci se gli shock politici, economici e climatici osservati nell’ultimo decennio continueranno a ripetersi. Finora, tra gli shock citati, solo quello del 2022 legato all’invasione russa dell’Ucraina ha avuto un impatto significativo su un portafoglio globale bilanciato e diversificato composto da azioni e obbligazioni. Perfino il Covid ha provocato solo uno shock molto breve. Secondo Mike Bell, “come costruire portafogli capaci di adattarsi e assorbire i futuri shock? In primo luogo, è importante non ignorare i rischi. Gli shock raramente arrivano dal nulla. Ridurre il rischio in prossimità di eventi potenzialmente critici può aiutare a limitare la probabilità che uno shock comprometta gli obiettivi di performance di lungo periodo. In secondo luogo, è essenziale scegliere strategie con la flessibilità necessaria per modificare l’esposizione ai mercati quando aumenta il rischio di shock, come quelle absolute return. Infine, una duration di qualità elevata continuerà probabilmente a offrire diversificazione rispetto all’azionario durante molti shock, ma non necessariamente in tutti i casi. Le correlazioni non sono sempre stabili. Una gestione attiva della duration potrebbe quindi aiutare a ridurre i drawdown nei tradizionali portafogli bilanciati”.