Mentre il mondo trema per l’escalation dei conflitti in Medio Oriente e le conseguenti turbolenze sui prezzi dell’energia, la Cina ha messo a punto le coordinate per il proprio futuro economico. Il 15° Piano Quinquennale, formalmente approvato durante la recente Assemblea Nazionale del Popolo, traccia la rotta per il quinquennio 2026-2030, cercando di bilanciare il rallentamento strutturale dell’economia con ambiziosi obiettivi di crescita tecnologica e stabilità sociale. A farlo notare è Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, che di seguito illustra la propria view con focus sulle conseguenti strategie di investimento.
Resilienza energetica: un’ancora di stabilità
Nonostante la volatilità globale, Pechino parte da una posizione di forza relativa. Il mercato azionario cinese è stato tra i più stabili tra i principali benchmark globali nelle ultime settimane, grazie a una struttura energetica che la rende meno vulnerabile rispetto ad altre economie asiatiche. Pur essendo il più grande importatore netto di energia in volume, la Cina vanta scorte strategiche imponenti.
“Le sue ingenti riserve petrolifere, stimate in circa 1,2 miliardi di barili (almeno tre volte la quantità che l’Agenzia Internazionale dell’Energia si è impegnata a immettere sul mercato), coprono da tre a quattro mesi di fabbisogno interno”, spiega Tognoli. A ciò si aggiunge una strategia di diversificazione che ha ridotto la dipendenza dai fossili importati, schermando l’economia dall’attuale shock energetico.
Questa solidità consolida il ruolo della Cina come faro per i mercati emergenti. Con una quota di poco superiore al 40% del PIL degli EM e quasi il 30% della loro capitalizzazione di mercato, “la Cina rimane l’ancora economica per il mondo emergente”, aggiunge l’analista.
Crescita moderata e rilancio dei consumi
Il nuovo piano quinquennale fissa per la prima volta un target di crescita economica compreso tra il 4,5% e il 5%, il più basso dagli anni Novanta. L’obiettivo rimane comunque ambizioso se paragonato a quello delle economie occidentali, con la mira a raddoppiare il PIL pro capite entro il 2035.
Uno dei nodi cruciali da sciogliere rimane quello dei consumi interni. Attualmente fermi al 40% del PIL, i consumi delle famiglie sono ben al di sotto del 55-60% tipico dei paesi ad alto reddito. Per incrementarli, il Piano punta su un aumento della spesa pubblica per servizi e welfare, con iniziative specifiche per sanità, pensioni e assicurazioni. Tuttavia, come evidenzia Tognoli, la strada è in salita: “Con il tasso di crescita del reddito pro capite destinato probabilmente a rallentare in linea con il PIL, ciò richiederà un tasso di risparmio delle famiglie più basso, pur in un contesto di persistente flessione dei prezzi degli immobili, di un mercato del lavoro fiacco e di una debole fiducia dei consumatori”.
La svolta green: picco delle energie fossili entro il 2030
Sul fronte ambientale, il Piano segna un punto di svolta. Si prevede che il periodo 2026-2030 coinciderà con il picco del consumo di petrolio e carbone, in vista dell’obiettivo net-zero entro il 2060. La riduzione prevista del 17% delle emissioni di anidride carbonica per unità di PIL conferma la tendenza.
“La Cina diventerà un motore molto più contenuto della domanda globale di combustibili fossili negli anni a venire”, commenta Tognoli. L’impatto della Cina sulla domanda globale di materie prime si sta spostando: mentre il settore immobiliare tradizionale declina, cresce la centralità di un mix energetico diversificato che garantisce “relativa resilienza di fronte agli shock energetici attuali e futuri”.
Autosufficienza tecnologica: la priorità assoluta
Il cuore pulsante del 15° Piano Quinquennale è tuttavia la tecnologia. L’enfasi su “innovazione scientifica e tecnologica” e “sviluppo di alta qualità” raggiunge livelli senza precedenti. Secondo Tognoli, “i termini sono menzionati nel testo ufficiale più volte rispetto ai due piani precedenti messi insieme”.
Al centro della strategia cinese emerge con forza il concetto di “autosufficienza tecnologica”. La pandemia, le restrizioni Usa sui semiconduttori e i recenti rischi energetici nel Golfo Persico hanno accelerato la volontà di ridurre la dipendenza dall’estero. Il Governo di Pechino punta ad aumentare la spesa nazionale in ricerca e sviluppo (R&S) di almeno il 7% annuo per i prossimi cinque anni, puntando a portare il valore aggiunto dell’economia digitale al 12,5% del PIL entro il 2030.
“In sostanza, ciò significa risalire ulteriormente la catena del valore della produzione incrementando gli investimenti nella manifattura avanzata”, spiega l’analista. Le conseguenze per i concorrenti europei saranno significative: “Le pressioni competitive sui produttori europei probabilmente persisteranno in settori chiave come per esempio la produzione di veicoli elettrici”.
L’iniziativa “AI-plus” e le sfide aperte
Per l’economia interna, il Piano introduce l’iniziativa “AI-plus”, che mira a integrare l’intelligenza artificiale in settori chiave come manifatturiero, chimica, logistica e sanità. L’obiettivo è raggiungere tassi di penetrazione dell’IA del 90% entro il 2030, un’accelerazione che dovrebbe dare impulso ai produttori locali di hardware e alle principali società internet cinesi.
Non mancano, tuttavia, le criticità. L‘economia cinese deve ancora fare i conti con la maturazione del suo modello di sviluppo, la debolezza dei consumi, la crisi immobiliare e le pressioni deflazionistiche interne. A livello esterno, le restrizioni commerciali e le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento restano minacce concrete.
Nonostante queste sfide, il giudizio di Tognoli sul posizionamento del Paese rimane cauto ma strutturalmente fiducioso: “Forti della direzione economica delineata nell’ultimo piano quinquennale, ci aspettiamo che il mercato locale cinese rimanga relativamente protetto da questi venti contrari, confermandosi un’ancora per il più ampio benchmark dei mercati emergenti (EM). E anche se il suo tasso di crescita economica principale subirà un ulteriore rallentamento, il ritmo di sviluppo e di adozione delle nuove tecnologie in Cina dovrebbe mantenersi elevato”.
