Il sentiment degli operatori finanziari sull’economia italiana continua a migliorare e raggiunge i livelli più elevati degli ultimi quattro anni. È quanto emerge dal sondaggio condotto da CFA Society Italy tra il 19 e il 31 gennaio 2026 su un campione di soci dell’associazione di operatori della finanza italiana.
La fotografia dell’attuale contesto macroeconomico resta improntata alla stabilità: oltre il 70% degli intervistati giudica stabile la situazione dell’economia italiana, mentre circa il 10% la considera positiva. Una valutazione analoga prevale anche per l’Europa e per gli Stati Uniti, dove il quadro congiunturale viene letto in prevalenza come equilibrato.
Guardando alle prospettive dei prossimi sei mesi, il clima di fiducia sull’Italia mostra un sensibile rafforzamento. Il 17,2% degli operatori prevede un miglioramento delle condizioni macroeconomiche (+0,1 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente), il 62,1% si attende uno scenario stabile (+7,8 punti), mentre scende al 20,7% la quota di chi prevede un peggioramento (-7,9 punti). Il saldo tra ottimisti e pessimisti si colloca così a -3,4, valore che definisce il “CFA Society Italy Sentiment Index” relativo a febbraio, in aumento di 8 punti rispetto a gennaio. Pur restando leggermente sotto la parità, l’indicatore torna sui livelli più elevati dal marzo 2022, segnalando un recupero significativo della fiducia degli operatori finanziari.

In miglioramento anche le aspettative sull’economia europea, mentre per gli Stati Uniti il processo di revisione al rialzo delle stime registrato nei mesi precedenti sembra arrestarsi, lasciando spazio a valutazioni più caute.
Sul fronte dell’inflazione, gli operatori finanziari si attendono in Europa una sostanziale stabilità dei prezzi al consumo, dopo una lunga fase caratterizzata da attese di rallentamento. Rimane invece elevata l’attenzione sul rischio di un incremento dell’inflazione negli Stati Uniti.
Quanto alla politica monetaria, dopo le ultime riunioni delle banche centrali, emerge un ampio consenso su tassi a breve termine invariati in Europa nei prossimi mesi. Negli Stati Uniti, invece, la Fed — che nei prossimi mesi vedrà l’avvicendamento alla guida con il passaggio da Jerome Powell all’economista Kevin Warsh — dovrebbe procedere a un taglio dei tassi ufficiali, con effetti di riduzione sui rendimenti a breve scadenza.
Sulle scadenze più lunghe delle curve dei rendimenti prevale invece l’ipotesi di stabilità o di un moderato rialzo, a conferma della persistente attenzione degli operatori alla sostenibilità dei debiti pubblici e di attese per curve ancora ripide.
Per i mercati azionari, dopo mesi di prudenza, il sentiment migliora sulle borse europee, per le quali nel complesso si prevede un rialzo, mentre resta più cauto l’orientamento verso Wall Street. Una dinamica che riflette una maggiore propensione alla diversificazione geografica, dopo la marcata sovraperformance dei listini statunitensi negli ultimi anni.
Sul mercato valutario continua a prevalere lo scenario di un indebolimento del dollaro nei confronti dell’euro e di un apprezzamento dello yen.
Torna infine su posizioni di neutralità il giudizio sul petrolio, dopo un anno caratterizzato da aspettative prevalentemente negative sull’andamento delle quotazioni.
