Bourke (M&G Investments): “Come muoversi sui mercati emergenti”

L’analisi dell’ head of Emerging Market Equities della casa di gestione britannica. Terreno fertile per la gestione attiva

Per molti mesi, sui mercati emergenti, l’intelligenza artificiale ha fatto quasi il bello e il cattivo tempo. Taiwan e Corea hanno catalizzato capitali e attenzione degli investitori, lasciando in secondo piano gran parte del resto dell’universo emerging. Ma proprio questa forte concentrazione potrebbe ora aprire una fase nuova, nella quale a dettare il passo non saranno più soltanto pochi colossi tecnologici, bensì un insieme più ampio di mercati e società sostenuti dalla crescita degli utili e da valutazioni ancora interessanti.

È questa la lettura di Michael Bourke (nella foto), head of Emerging Market Equities di M&G Investments, secondo cui il terzo trimestre ha evidenziato con particolare forza le profonde divergenze all’interno dell’asset class. L’Asia settentrionale è stata trainata dal ciclo di investimenti nell’AI e nei semiconduttori di Taiwan e Corea, mentre altre aree, dall’America Latina all’Emea, si sono mosse soprattutto sulla base delle aspettative sui tassi, della credibilità delle politiche fiscali e dell’andamento delle materie prime.

La conseguenza è che parlare genericamente di “mercati emergenti” rischia oggi di essere sempre meno utile. L’MSCI Emerging Markets è infatti fortemente concentrato su un numero ristretto di Paesi e aziende e, secondo Bourke, le opportunità più interessanti potrebbero trovarsi proprio fuori dai grandi pesi dell’indice, attraverso scelte più mirate per Paese, settore e singolo titolo.

A sostenere questa tesi sono soprattutto gli utili. M&G sottolinea che il rialzo del mercato è stato trainato più dai fondamentali che da una semplice espansione dei multipli: le stime prospettiche sugli utili per azione sono salite di circa il 40% dall’inizio dell’anno, mentre il rapporto prezzo/utili dell’universo emergente è sceso da 13,5 a circa 11 volte. Le previsioni di consenso indicate nel report stimano inoltre una crescita dei profitti di circa il 55% nel 2026 e del 20% nel 2027.

È proprio su questo terreno che potrebbe maturare un allargamento della leadership. Dopo una lunga fase dominata dal momentum di pochi titoli tecnologici, il mercato potrebbe premiare in misura crescente quelle società che combinano utili solidi e valutazioni ragionevoli.

Le occasioni, secondo M&G, non mancano. Un eventuale  calo delle pressioni sul prezzo dell’energia può favorire grandi importatori come l’India e mercati sensibili ai tassi come Brasile e Sudafrica. Le azioni sudafricane, dopo la correzione, si sono avvicinate ai minimi pluriennali, mentre in Brasile Bourke individua valore nei titoli domestici di qualità. Anche in Cina le valutazioni restano poco esigenti e nomi come Tencent e Alibaba appaiono interessanti in termini relativi.

Per Bourke è esattamente il tipo di scenario nel quale un approccio attivo può trovare terreno fertile: una leadership meno concentrata, sostenuta dagli utili e dalle valutazioni, anziché da un’esposizione crescente al momentum di una manciata di colossi presenti negli indici.