Prosegue la fase positiva per i mercati finanziari, con i principali indici azionari che sono tornati a sfiorare i massimi storici. Un recupero che, secondo gli analisti, avviene però in un contesto macroeconomico e geopolitico ancora complesso. All’origine del recente ottimismo vi sarebbero sia una riduzione dei rischi più estremi legati al Medio Oriente sia una stagione degli utili aziendali sorprendentemente solida.
Geopolitica: lo Stretto di Hormuz resta un nodo cruciale
Sul fronte geopolitico, la situazione rimane tesa. Come spiega Fabrizio Santin, senior investment manager di Pictet AM, “il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz continua ad essere difficoltoso, con notizie contrastanti, embarghi reciproci e alcuni incidenti militari”. Nonostante ciò, i mercati sembrano scommettere su una possibile intesa. Secondo Santin, “i mercati sembrano prezzare la possibilità di un’intesa che prevede la riapertura permanente dello stretto e un alleggerimento graduale delle sanzioni sull’Iran in cambio di limiti verificabili al programma nucleare”. Un accordo di questo tipo, aggiunge l’esperto, “non elimina il rischio di nuove tensioni, ma riduce in modo significativo gli scenari di coda più estremi sul fronte energetico”.
Il petrolio si stabilizza, ma resta attenzione su derivati e domanda
Le quotazioni del petrolio hanno trovato un temporaneo equilibrio. “Il Brent si è stabilizzato intorno ai $100 al barile, con il contratto di dicembre poco sotto gli $85”, riferisce Santin, precisando tuttavia che “i prodotti derivati del petrolio, in particolare kerosene e diesel, restano più tesi”. L’esperto avverte che, anche in caso di pace, i tempi per una piena normalizzazione logistica saranno lunghi: “potrebbe essere necessaria un’ulteriore distruzione della domanda non ancora pienamente incorporata nelle curve dei future”.
Due driver spingono la ripresa delle Borse
La ripresa dei listini azionari poggia su due pilastri principali. Il primo è legato alla riduzione del rischio sistemico. “Le azioni scontano i flussi di cassa futuri e reagiscono in modo sensibile al taglio delle code di distribuzione, come abbiamo visto nel 2020, quando i listini hanno segnato i minimi mesi prima dell’annuncio dei vaccini”, spiega Santin. “Il venir meno degli scenari di escalation più estremi nella crisi mediorientale ha ridotto il premio per il rischio richiesto dagli investitori”.
Il secondo driver, definito da Santin “ancora più importante per la tenuta del mercato”, è la stagione degli utili. “I risultati dello S&P 500 mostrano una crescita degli utili superiore al 25% su base annua, trainata dal forte ciclo degli investimenti nei data center e nelle infrastrutture digitali, con stime di capex per il 2026 che superano gli 800 miliardi di dollari a livello globale”. L’analista sottolinea come “tassi di crescita di questa entità, che non si vedevano dalla fase post-Covid di fine 2021, superano nettamente le attese del consenso e segnalano una notevole resilienza della redditività, in particolare nei segmenti legati all’intelligenza artificiale, al cloud e ai semiconduttori”.
Bond: stabilità relativa e politica monetaria differenziata
Anche i mercati obbligazionari hanno ritrovato una certa calma. Secondo Pictet AM, “la BCE possa procedere con un paio di rialzi nel corso del 2026, mentre la Fed potrebbe rimanere in attesa a lungo”. Santin mette in guardia da letture meccanicistiche dei movimenti dei tassi: “La reazione iniziale dei tassi è stata quasi pavloviana, con un forte repricing sulle scadenze brevi, complice la memoria di quanto avvenuto nel 2022”. Tuttavia, il contesto odierno è profondamente diverso, con tassi reali positivi e deficit in graduale rientro.
Rischio stagflazione, ma il ciclo di trasformazione regge
Rispetto allo scenario di inizio anno, le sfide sono aumentate. “Il rischio di un contesto stagflattivo — un deterioramento della frontiera crescita-inflazione — è tornato al centro del dibattito, soprattutto per le economie più esposte agli shock sui prezzi delle materie prime”, avverte Santin, citando l’Europa come area particolarmente vulnerabile. Pur vedendo “qualche valore” nei rendimenti a lungo termine dell’Eurozona, il manager preferisce “accertarci che lo scenario geopolitico si stabilizzi, dato il forte impatto negativo sulle correlazioni”.
L’aspetto incoraggiante, conclude Santin, è che “il ciclo di trasformazione delle economie avanzate resta intatto”. Il grande tema rimane l’investimento in capitale legato all’economia digitale: “data center, semiconduttori, infrastrutture di rete e attrezzature per l’intelligenza artificiale”. Un ciclo strutturale che agisce da cuscinetto contro gli shock, generando opportunità anche fuori dagli Stati Uniti, in particolare in Asia. “Taiwan e Corea del Sud in primis — stanno mostrando una dinamica molto favorevole grazie al posizionamento lungo la catena del valore tecnologico globale”.
La chiave per gli investitori, in un mondo di tassi reali positivi e crescita meno lineare, resta dunque la selettività: “privilegiare quegli asset e quei settori in grado di trasformare un ambiente più restrittivo in un’opportunità di crescita degli utili nel lungo termine”.
