L’impennata dei tassi di interesse sui bond a livello globale sta rimettendo in discussione equilibri finanziari che sembravano consolidati. Il rendimento degli OAT francesi ha superato la soglia del 4% per la prima volta dal 2009, il trentennale statunitense ha toccato i massimi dal 2007 e il decennale giapponese si avvicina al 3%. Di fronte a questo scenario, i mercati azionari mostrano i primi segnali di febbrilità. Secondo Enguerrand Artaz, strategist de La Financière de l’Échiquier, le cause di questo movimento sono da ricercarsi ben oltre gli eventi congiunturali.
Il corto circuito tra Iran, inflazione e debito pubblico
Il conflitto iraniano ha certamente agito da catalizzatore. L’annuncio di Donald Trump di non voler prorogare il cessate il fuoco scaduto il 17 agosto ha alimentato i timori di un ritorno dell’inflazione. Ma come sottolinea Artaz, “le cause di questo movimento sono più profonde”. Il mercato obbligazionario si trova oggi al crocevia di due grandi temi strutturali: la deriva dei conti pubblici occidentali e il colossale fabbisogno di capitale per finanziare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
La corsa all’oro del XXI secolo: il debito degli hyperscaler
La corsa al debito dei giganti della tecnologia, i cosiddetti hyperscaler, sta modificando radicalmente il panorama degli investimenti. Secondo i dati citati da Artaz, la percentuale di emissioni obbligazionarie destinate a finanziare l’IA è passata da meno dell’1% nel 2024 al 18% del totale delle emissioni Investment Grade globali nel primo semestre del 2026. Il volume complessivo delle emissioni è aumentato del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. “Queste due problematiche si alimentano a vicenda”, avverte lo strategist, creando un circolo vizioso tra debito privato e deficit pubblico.
Concorrenza diretta: stesse scadenze, stessi investitori
La concorrenza tra il debito dei colossi tecnologici e quello dei governi è diventata diretta e spietata. Artaz spiega che gli hyperscaler si finanziano prevalentemente a lungo termine, con circa il 70% delle emissioni che supera i sette anni di durata e una scadenza media stimata tra i 15 e i 17 anni. Un recente studio di Goldman Sachs stima che queste emissioni rappresentino oltre il 40% del totale globale dei bond Investment Grade con scadenza superiore ai 15 anni.
Il fascino discreto del premio tecnologico
A rendere il debito tecnologico ancora più attrattivo sono i tassi d’interesse offerti. Per esempio, Alphabet ha recentemente collocato un bond a 20 anni in dollari australiani al tasso del 6,95%, a fronte di un rendimento del titolo di Stato australiano a 20 anni fermo al 5,45%. “Gli investitori pronti a comprare il debito degli hyperscaler oggi sono gli stessi che detengono il debito sovrano”, sottolinea Artaz. Negli Stati Uniti, mentre la Federal Reserve riduceva il proprio bilancio e le banche centrali estere ristagnavano sulle riserve di Treasury, gli investitori privati hanno acquisito un peso crescente, detenendo oggi il 73% del debito statunitense rispetto al 50% di dieci anni fa. Questi stessi soggetti sono oggi i più propensi a orientarsi verso le emissioni corporate, che offrono premi consistenti, scadenze simili e, soprattutto, non presentano i problemi di deterioramento delle finanze pubbliche tipici dei bond governativi.
Uno squilibrio solo agli inizi
Secondo l’analisi di Enguerrand Artaz, il mercato sta assistendo a un evidente spostamento degli equilibri: l’enorme offerta di debito legato all’IA viene assorbita a scapito dei Titoli di Stato. E questo è solo l’inizio. Da un lato, il fabbisogno di finanziamento per l’IA è in continua crescita, con previsioni di svariate centinaia di miliardi di dollari in nuove emissioni nei prossimi trimestri. Dall’altro lato, anche il fabbisogno degli Stati continua ad aumentare, sia a causa della deriva dei conti pubblici (Francia, Stati Uniti, Regno Unito) sia per finanziare investimenti strutturali (Germania e in minor misura Giappone).
Le conseguenze per l’economia globale
Artaz conclude con un avvertimento: “A meno di immaginare un ritorno agli acquisti massicci di asset da parte delle banche centrali, una possibilità che non sembra essere all’ordine del giorno, questa maggiore concorrenza può solo alimentare un ulteriore rialzo dei tassi con, a lungo termine, tutti i rischi che ne conseguono per il finanziamento dell’economia globale”. Il quadro che emerge è quello di un mercato in cui il debito privato sta gradualmente sostituendo quello pubblico come riferimento per gli investitori, con potenziali ripercussioni sul costo del denaro per famiglie e imprese nei prossimi anni.
