Negli ultimi dodici mesi, i mercati finanziari hanno mostrato una caratteristica peculiare: i rendimenti degli strumenti a breve durata, come liquidità, CLO con rating AAA e prestiti bancari, sono rimasti stabilmente al di sopra delle loro medie storiche. Al contrario, i rendimenti degli strumenti a più lunga durata si sono attestati in linea con le medie o addirittura al di sotto. Secondo Paul Jackson, Global Head of Asset Allocation Research di Invesco, “questa tendenza persiste”, come si può osservare.
Una protezione contro un rallentamento senza rinunciare al rendimento
A giudizio del team di Invesco, questa situazione offre opportunità interessanti. In particolare, le attività a breve durata e a bassa volatilità rappresentano “un’interessante diversificazione rispetto alle attività più rischiose che preferiamo, in linea con la nostra visione rialzista sul ciclo economico globale”. Jackson spiega che questi strumenti “offrono una protezione contro un rallentamento dell’economia, senza rinunciare eccessivamente al potenziale rendimento”.
Prima del recente aumento dei rendimenti a più lungo termine legato al conflitto in Medio Oriente, gli analisti non ritenevano convincenti le scadenze più lunghe, con “forse l’eccezione del Regno Unito e dei mercati emergenti”.
Previsioni sui Treasury USA e credito
Anche prima della minaccia di un aumento dei costi energetici e dell’inflazione, Invesco prevedeva che i rendimenti dei titoli del Tesoro USA a 10 anni si sarebbero attestati al 4,30% nei 12 mesi successivi, nonostante la convinzione che la Fed avrebbe tagliato i tassi di riferimento.
Su queste basi, Jackson e il suo team prevedono “rendimenti bassi o negativi sui titoli di Stato e sul credito investment grade” nella maggior parte dei mercati analizzati. A complicare il quadro, gli spread del credito high yield sono insolitamente ridotti. Il rendimento di questo segmento è molto inferiore alla norma e si attesta addirittura al di sotto del rendimento dei prestiti bancari, una circostanza rara.
Rischio asimmetrico per l’high yield
Sebbene una situazione di spread compressi possa essere accettabile in caso di accelerazione dell’economia globale, come Invesco prevede, Jackson mette in guardia: “riteniamo che i rischi siano asimmetrici, per cui qualsiasi grave rallentamento economico potrebbe causare un ampio ampliamento degli spread dell’HY”.
Valutazioni azionarie: gli USA sembrano cari
Passando ai mercati azionari, Invesco privilegia i mercati non statunitensi in un contesto economico più solido. Le valutazioni confermano questa scelta. Secondo i loro indici CAPE (rapporti prezzo/utili corretti per il ciclo economico), il mercato statunitense risulta più costoso sia rispetto alla propria media storica sia rispetto alle altre regioni.

Jackson osserva: “Il mercato statunitense (CAPE = 44 a fine febbraio 2026) è vicino al picco storico (49) registrato nel marzo 2000”. Lo specialista sfata un luogo comune: “È facile credere che il mercato statunitense sia sempre stato più costoso rispetto agli altri mercati, ma ciò non è vero”. Quando la sovraperformance tendenziale degli USA è iniziata, nel febbraio 2008, il CAPE americano era pari a 25, sotto la media di lungo periodo di 27.
Cina, Giappone ed Europa: valore relativo
Tra gli altri mercati, la Cina appare particolarmente conveniente. “La Cina rimane più conveniente del normale (CAPE 18), nonostante la forte performance degli ultimi anni. Riteniamo che ciò lasci spazio a un’ulteriore sovraperformance”, afferma Jackson.
Anche il Giappone (CAPE 29) sembra meno costoso del normale, anche se la media storica è distorta dalla bolla degli anni ’80, dove valutazioni elevate sono persistite per decenni. Ciononostante, rispetto agli Stati Uniti, Jackson ritiene che il Giappone “rappresenti un buon valore”. I mercati europei, infine, sono leggermente più cari del solito, ma ciò non è visto come un ostacolo a ulteriori guadagni, “e certamente non rispetto al mercato statunitense”.
