Bond mercati emergenti, JP Morgan AM: “Spread ai minimi, ma la selezione dei titoli resta fondamentale”

Dopo le solide performance del 2025 e un avvio positivo del 2026, le obbligazioni in valuta forte dei mercati emergenti hanno subito una lieve correzione durante le prime fasi del conflitto in Iran, per poi recuperare gran parte del terreno perduto. Con l’indice J.P. Morgan EMBI Global Diversified (EMBIGD) scambiato ai minimi pluriennali, gli esperti del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di JP Morgan Asset Management provano a tracciare di seguito la rotta per gli investitori.

Fondamentali resilienti, ma non una protezione illimitata

Secondo gli analisti della casa di gestione, la resilienza dei fondamentali dei titoli di Stato emergenti consente a molti paesi di assorbire meglio rispetto al passato sia gli shock energetici sia un lieve rallentamento congiunturale. Le riserve valutarie sono più solide, diversi paesi high yield sono inseriti in programmi del Fondo Monetario Internazionale e il rischio di rifinanziamento è generalmente più basso.

“I fondamentali offrono un importante cuscinetto a questa classe di attivo, pur non essendo una protezione illimitata”, scrivono gli esperti di JP Morgan AM. L’avvertenza riguarda soprattutto il Medio Oriente: “Se il conflitto dovesse intensificarsi e protrarsi nel tempo, è probabile che si torni a osservare una dinamica negativa dei prezzi e un allargamento degli spread in alcune aree del debito sovrano dei Mercati Emergenti”.

Finora, precisano, la crisi si è manifestata principalmente come uno shock dei prezzi (inflazione) più che come shock macroeconomico o di crescita. “Questo è importante per il credito dei mercati emergenti – in contrapposizione ai tassi di interesse – che tende a essere più sensibile ai fattori di crescita a livello regionale e globale che ai fattori inflazionistici”.

I paesi esportatori netti di energia, come Angola, Nigeria o Colombia, hanno scambiato molto bene per gran parte della crisi. Dal massimo allargamento degli spread del 31 marzo, l’Angola scambia a circa 147 punti base in meno e il Kenya a circa 73 punti base in meno. “Il differenziale di rendimento del Kenya è aumentato più durante la crisi di quanto si sia successivamente ridotto, rimanendo ancora relativamente più ampio”, notano gli autori.

Valutazioni quantitative: livelli che non si vedevano dal 2007

Il recente picco di ampliamento degli spread osservato a fine marzo si è in gran parte riassorbito. “Nell’indice EMBIGD le valutazioni appaiono piuttosto elevate e sfiorano livelli che non si vedevano più o meno dal 2007”, ammette il team di JP Morgan AM.

Ciononostante, in alcuni paesi importatori di energia continuano a individuarsi sacche di valore. “Vediamo opportunità nella selezione dei titoli, in quanto le curve dei rendimenti si sono irripidite o appiattite in molti Paesi”. Anche ipotizzando una risoluzione definitiva del conflitto in Iran, i prezzi del petrolio rimarranno probabilmente più elevati rispetto al periodo precedente alla crisi. “Questo supporta il mantenimento o addirittura l’aumento dell’esposizione su alcuni paesi esportatori di petrolio che hanno già segnato rialzi significativi nelle ultime settimane (Angola, Ecuador)”.

Ulteriori opportunità idiosincratiche, proseguono gli esperti, saranno guidate dagli sviluppi politici (Romania, Colombia, Brasile) o dal proseguimento di programmi di riforme di maggiore portata (Argentina, Ungheria).

La divergenza nelle performance è netta: all’interno del segmento high yield, l’Angola ha sovraperformato il Kenya, mentre tra i titoli investment grade l’Ungheria ha fatto meglio della Romania. “In questo caso il divario è riconducibile in gran parte a dinamiche politiche, con l’Ungheria che ha beneficiato di un’opposizione politica che ha vinto le elezioni, mentre la Romania ha risentito dell’attuale crisi di governo”.

Fattori tecnici: domanda e offerta ancora favorevoli

Il quadro della domanda e dell’offerta continua a essere favorevole. L’emissione di titoli di Stato emergenti è rimasta stabile e la domanda ha tenuto il passo. Durante il conflitto in Medio Oriente, gli investitori hanno tendenzialmente mantenuto le posizioni in obbligazioni tradizionali, aggiungendo strumenti di copertura, senza venderle.

Secondo una ricerca di JP Morgan AM, da inizio anno gli afflussi dei fondi retail verso obbligazioni emergenti in valuta forte ammontano a 4,4 miliardi di dollari (al 1° maggio 2026). Marzo è stato il primo mese di deflussi netti (6,2 miliardi) da quasi un anno, ma la tendenza si è rapidamente invertita: in aprile sono stati registrati afflussi netti per 2,4 miliardi di dollari.

Sul fronte dell’offerta, le emissioni di marzo sono state contenute (3,1 miliardi di dollari) per l’atteggiamento attendista degli emittenti a causa del conflitto. “In aprile l’attività è nettamente rimbalzata, con 20,9 miliardi di dollari di emissioni di debito sovrano dei mercati emergenti, grazie al ritorno degli emittenti sul mercato dopo gli annunci di cessate il fuoco”. Da inizio anno, le emissioni lorde ammontano a 129,9 miliardi (dati al 28 aprile 2026).

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?

La conclusione degli esperti di JP Morgan AM è chiara: “In un contesto di spread compressi, la selezione dei titoli è fondamentale e conviene muoversi con prudenza nell’assumere un’eccessiva esposizione al rischio di mercato”.

Anche se gli spread sono tornati sui minimi da inizio anno, gli squilibri provocati dal conflitto hanno creato sacche di valore “in particolare nel credito sovrano di Argentina, Romania, Turchia e Kenya e, in misura minore, di Giordania, Egitto e Pakistan”.

Il team ribadisce la propria convinzione: “La tesi in favore del credito sovrano dei Mercati Emergenti continua a essere convincente, ma gli investitori attivi devono svolgere un’analisi approfondita e gestire il rischio con attenzione”. Inoltre, il credito emergente dovrebbe essere valutato alla luce di rendimenti assoluti elevati – l’EMBIGD offre rendimenti intorno al 7% – “soprattutto perché una fine del conflitto migliorerebbe il contesto in cui un’esposizione alla duration può dare buoni risultati”.