La Bce si appresta a mantenere i tassi invariati al 2% nella riunione del 19 marzo, ma il suo linguaggio è destinato a cambiare alla luce dei rischi inflazionistici legati al conflitto in Medio Oriente. È quanto emerge da un’analisi degli esperti di Barclays, secondo i quali “il conflitto ha aumentato materialmente l’incertezza, con i rischi per l’inflazione nel breve termine orientati al rialzo e quelli per la crescita al ribasso”.
Nel dettaglio, gli economisti di Balrclays Mariano Cena, Saadalla Nadra-Yazji e Silvia Ardagna sottolineano che “il Consiglio direttivo della Bce probabilmente insisterà su un approccio riunione per riunione, senza impegni predeterminati, enfatizzando la vigilanza sugli effetti di secondo round e sulle aspettative di inflazione”.
Lo shock energetico e le previsioni macroeconomiche
Dallo scoppio del conflitto, il greggio Brent è aumentato di oltre il 30% e il gas TTF di circa il 60%. “Assente il conflitto in Medio Oriente, la data di cut-off per le proiezioni sarebbe stata fissata al 25 febbraio”, spiegano gli analisti, evidenziando la necessità di incorporare questi sviluppi nelle nuove stime.
Barclays delinea due scenari: uno baseline con effetti moderati, e uno severo in cui “i prezzi di petrolio e gas si manterranno a 100 dollari/barile e 70 euro/MWh e rimarrebbero vicini a questi livelli per un periodo prolungato”.
Crescita rivista al ribasso
Le proiezioni di crescita per il 2026-27 verranno probabilmente ridimensionate. “Sulla base delle elasticità della Bce, stimiamo che un aumento del 10% dei prezzi del petrolio ridurrebbe il Pil dell’area euro di circa 0,1 punti percentuali a un anno e 0,2 punti a due anni”, calcolano gli esperti.
Nello scenario baseline, “ciò si tradurrebbe in un freno di circa 0,3 punti sulla crescita all’orizzonte 2026, lasciando la crescita media annua all’1,1%”. Nello scenario severo, “la crescita sarebbe rivista allo 0,9/0,9/1,3% nel 2026/2027/2028”.
Inflazione più alta nel breve termine
Quanto all’inflazione, “ci aspettiamo che le proiezioni di marzo presentino un’inflazione di breve termine più elevata”, affermano gli analisti. Nello scenario di base, “le proiezioni della Bce mostrerebbero l’inflazione headline raggiungere un picco attorno al 2,5% nel quarto trimestre 2026, per poi attestarsi al 2,4% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e all’1,9% nel 2028”.
Nello scenario avverso, “l’inflazione headline raggiungerebbe un picco attorno al 3,3% nel quarto trimestre 2026, attestandosi al 2,8% nel 2026, e decelerando più gradualmente”.
Dalla “buona posizione” alla giusta reazione
Secondo Barclays, la Bce sottolineerà di trovarsi in una “buona posizione” (piuttosto che in un “buon posto”) per monitorare gli sviluppi, con una funzione di reazione sufficientemente agile. “Ci aspettiamo che la comunicazione insista sul messaggio che i tassi non sono su un percorso predeterminato e continueranno a essere stabiliti su base riunione per riunione”.
Durante la conferenza stampa, “prevediamo che la presidente Lagarde eviti di speculare sulle decisioni sui tassi in questa fase, pur notando che i rischi per l’inflazione sono orientati al rialzo”. Gli analisti aggiungono che “un tema chiave per le future decisioni di politica monetaria sarà la persistenza dello shock energetico e l’eventuale manifestarsi di effetti di secondo round”.
Le prospettive per i tassi
Barclays mantiene la previsione di una politica monetaria invariata fino al 2027. Tuttavia, “se le previsioni di inflazione a medio termine dovessero deteriorarsi al punto che il superamento dell’obiettivo non fosse più giudicato minore e temporaneo, potremmo vedere il Consiglio considerare aggiustamenti dei tassi per motivi di gestione del rischio”.
In questo scenario, “ci aspetteremmo qualsiasi reazione prima piuttosto che dopo, riflettendo l’esperienza post-Covid, ma graduale, mentre la Bce cerca di trovare il giusto equilibrio tra la salvaguardia dell’obiettivo di medio termine e la minimizzazione dei danni all’economia reale”.
