Bce ferma sui tassi, ma lo spettro della stagflazione riemerge

La Bce ha mantenuto i tassi invariati, come ampiamente previsto, ma ha lanciato un segnale chiaro: il contesto globale è diventato più fragile. Il conflitto in Medio Oriente introduce nuove incognite, con effetti potenzialmente rilevanti su inflazione e crescita.

Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, sottolinea che “la guerra ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica”.

Inflazione sotto pressione, crescita più debole

Secondo le nuove stime della Bce, l’inflazione complessiva si attesterà al 2,6% nel 2026, per poi scendere al 2,0% nel 2027 e risalire leggermente al 2,1% nel 2028. Un quadro rivisto al rialzo, soprattutto per effetto dell’aumento dei prezzi energetici.

Parallelamente, la crescita economica è stata corretta al ribasso: +0,9% nel 2026, +1,3% nel 2027 e +1,4% nel 2028. A pesare sono gli effetti indiretti del conflitto sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia.

“La politica monetaria continuerà a seguire un approccio guidato dai dati”, osserva Tognoli, evidenziando come le decisioni verranno prese di volta in volta.

Il rischio stagflazione torna sul tavolo

L’elemento più critico è il possibile ritorno della stagflazione, lo scenario caratterizzato da inflazione elevata e crescita debole.

“Inutile girarci intorno. L’ultima fiammata geopolitica ha introdotto una nuova serie di venti contrari per i mercati”, afferma Tognoli. “Il principale rischio è che l’aumento dei prezzi dell’energia riaccenda l’inflazione, frenando al tempo stesso l’espansione economica”.

Uno scenario che metterebbe le banche centrali davanti a un dilemma: stimolare la crescita rischiando di alimentare l’inflazione, oppure raffreddare i prezzi a costo di rallentare ulteriormente l’economia.

Le lezioni degli anni ’70

Il paragone con gli anni Settanta resta inevitabile. In quel periodo, shock energetici come l’embargo petrolifero dell’OPEC del 1973 e la rivoluzione iraniana del 1979 innescarono una spirale inflazionistica difficile da controllare.

L’inflazione rimase elevata per anni, mentre la crescita ristagnava, creando un contesto estremamente complesso per i mercati finanziari. Gli asset reali, come materie prime e oro, registrarono performance robuste, mentre il reddito fisso soffrì l’erosione dei rendimenti reali.

Oggi lo scenario è diverso

Nonostante le analogie, il contesto attuale appare strutturalmente più solido. “L’economia statunitense è oggi molto meno vulnerabile agli shock energetici rispetto al passato”, spiega Tognoli.

Tra i fattori chiave:

  • maggiore indipendenza energetica degli Stati Uniti
  • minore incidenza della spesa energetica sui redditi
  • aspettative di inflazione ancora ben ancorate

Questi elementi riducono il rischio di una spirale prezzi-salari come quella osservata decenni fa.

Consumi e mercato del lavoro restano solidi

Negli Stati Uniti, i fondamentali economici continuano a mostrare segnali positivi. L’inflazione si è raffreddata rispetto ai picchi del 2022 e si mantiene poco sopra il target della Fed.

Il mercato del lavoro, pur mostrando qualche segnale di rallentamento, resta lontano da condizioni recessive, mentre i consumi continuano a crescere. Anche il settore manifatturiero sembra avviarsi verso una fase di ripresa, sostenuto da un ciclo di investimenti tecnologici e dall’espansione dell’intelligenza artificiale.

Implicazioni per gli investitori

Il contesto resta incerto e sensibile all’evoluzione del conflitto. Un prolungato aumento dei prezzi energetici potrebbe ancora mettere sotto pressione crescita e inflazione.

“Tuttavia, l’economia statunitense entra in questa fase da una posizione di relativa forza”, evidenzia Tognoli. “Per ora, i fondamentali rimangono solidi”.

Per gli investitori, il messaggio è chiaro: “Mantenere la diversificazione e restare fedeli a un piano finanziario di lungo periodo rimane una strategia valida per affrontare la volatilità”.

Uno scenario da monitorare

La stagflazione non rappresenta lo scenario di base, ma resta un rischio da osservare con attenzione. Le tensioni geopolitiche continuano a influenzare il quadro macroeconomico globale, introducendo variabili difficili da prevedere.

In sintesi, conclude Tognoli, “l’economia è oggi più resiliente rispetto al passato, ma le correnti contrastanti restano numerose e richiedono cautela”.