Barclays smonta i timori sul private credit: “Non siamo nel 2008”

Il mercato del private credit è finito sotto i riflettori degli investitori dopo una serie di default nel settore auto americano e, più recentemente, per le preoccupazioni legate all’impatto dell’intelligenza artificiale sul comparto software. La crescita imponente di questo segmento e la sua naturale opacità hanno alimentato timori di possibili contagio ai mercati pubblici.

Ma secondo un recente report di Barclays i timori sistemici sarebbero esagerati. Gli analisti della banca britannica dipingono un quadro rassicurante, pur invitando alla cautela.

“Le dimensioni contenute del private credit limitano il rischio sistemico. I confronti con la crisi finanziaria globale e i timori di rischi sistemici ci sembrano esagerati” , scrivono gli analisti di Barclays.

I numeri da mettere a fuoco

Per comprendere la portata del fenomeno, Barclays fornisce alcuni dati chiave. Il private credit rappresenta meno del 5% del PIL in Europa e negli Stati Uniti, una frazione irrisoria rispetto ai mercati azionari e obbligazionari pubblici o al settore immobiliare, che superano il 100%.

“Anche se i rischi legati alle insolvenze nel private credit sono reali, il settore, sia negli USA che in Europa, è molto più piccolo rispetto ad altre classi di attivi”, sottolineano gli analisti.

Sul fronte dell’esposizione settoriale, il temuto comparto software ha un peso limitato nei principali indici: rappresenta meno dell’1,5% dell’indice Stoxx 600 e circa il 3,4% dell’indice Euro Investment Grade.

Banche europee: esposizione irrisoria

Uno dei timori principali riguardava la salute degli istituti di credito europei. Gli analisti di barclays dissipano i dubbi: “L’esposizione diretta delle banche europee al private credit è minima, stimiamo circa l’1% dei portafogli prestiti”.

Gli analisti chiariscono poi che il dato più ampio sui prestiti a istituzioni finanziarie non bancarie (NBFI), che si attesta attorno al 10% dei portafogli, include anche attività a bassissimo rischio come quelle verso compagnie assicurative, stanze di compensazione o cartolarizzazioni.

“Se restringiamo il campo alla definizione della Banca Centrale Europea, che è più vicina al private credit, l’esposizione scende al 2% del totale dei prestiti bancari nell’Eurozona”, precisano.

Le banche più esposte sono i grandi gruppi di investimento, mentre gli istituti a vocazione retail sono i meno coinvolti. In dettaglio, Deutsche Bank ha un portafoglio private credit di 25,9 miliardi di euro (circa il 5% dei prestiti), mentre BNP Paribas stima un’esposizione intorno al 3%. Per banche come Santander, BBVA e CaixaBank, l’esposizione è inferiore allo 0,5%.

Un elemento cruciale sottolineato da Barclays è la diversa struttura finanziaria tra Europa e Stati Uniti. “In Europa, il 71% del debito delle società non finanziarie è intermediato dalle banche, contro appena il 23% negli USA”, spiegano gli analisti. Questo limita strutturalmente la crescita del private credit in Europa.

Assicurazioni: portafogli conservativi

Il settore assicurativo è stato spesso indicato come un potenziale detentore di quote significative di private credit.

“L’esposizione delle assicurazioni europee al private credit è aumentata solo marginalmente negli ultimi cinque anni, passando dal 10% al 12,5% dei portafogli di investimento”, affermano da Barclays. Un dato che va contestualizzato con il contestuale aumento dei coefficienti di solvibilità, saliti di 19 punti percentuali al 210%.

“Nel continente, i portafogli si confermano conservativi anche adottando una definizione ampia di private credit”, proseguono gli analisti. Le esposizioni più significative riguardano asset a basso rischio come i mutui olandesi e i Pfandbriefe tedeschi. Nel Regno Unito, gli assicuratori specializzati in rendite vitalizie hanno esposizioni più elevate (circa il 20%), giustificate dalla migliore corrispondenza con le passività a lungo termine.

Quanto al temuto settore software, Barclays ha condotto un test “punitivo”, assumendo che una percentuale significativa delle esposizioni ai settori consumer, telecom e tecnologia fosse legata al software. Anche in questo scenario, l’esposizione appare limitata.

“Complessivamente, non siamo eccessivamente preoccupati in questa fase”, conclude Barclays , “ma il rischio legato al sentiment, unito a una disclosure disomogenea, significa che il settore probabilmente rimarrà appesantito dall’ansia sul private credit”.

Diversified financials: esposizione contenuta

Nel segmento dei Diversified Financials, l’esposizione diretta è limitata anche per i nomi più noti del settore. “L’esposizione al private credit, incluse le CLO gestite, è inferiore al 40% degli asset in gestione per gli Alternative Asset Manager, e una percentuale minore dei ricavi visti i fee rate più bassi. Il direct lending rappresenta meno del 20% degli asset in gestione, anche per nomi percepiti come esposti, come ICG e CVC“.

L’impatto diretto sui flussi e sulle prospettive rimane quindi limitato, sebbene il rallentamento dell’attività di M&A stia creando qualche difficoltà per le performance fee.

Credito: fragilità da monitorare

Dal punto di vista del credito, Barclays individua alcuni punti di attenzione. “Le esposizioni al software sono significative e incerte, sia nel private credit che nei leveraged loan”, avvertono. Il tasso di default “ufficiale” del 2-2,5% potrebbe sottostimare il vero disagio, considerando la diffusione dei cosiddetti “bad PIK” (pagamenti in natura aggiunti durante la vita del prestito per evitare insolvenze).

Il vero nodo da tenere d’occhio, secondo gli analisti di Barclays, è il muro delle scadenze: “Il significativo muro delle scadenze dei leveraged loan nel 2028 e 2029 merita attenzione”, sottolineano. Se il mercato primario dovesse chiudersi a causa delle tensioni, la capacità di rifinanziamento diventerebbe critica.

Infine, un potenziale canale di contagio potrebbe venire dai flussi: le preoccupazioni sul private credit potrebbero tradursi in un vento contrario per l’offerta di high yield e leveraged loan e in possibili deflussi dal retail.

Strategie per gli investitori

In conclusione, Barclays suggerisce un approccio selettivo. “Preferiamo il settore bancario a diversified financials e assicurazioni”, affermano gli strategist. Le banche, dopo il recente calo del 15% dai massimi, presentano valutazioni interessanti e un rapporto rischio-rendimento migliorato.

“Anche un orientamento verso la qualità ha senso”, concludono, “poiché i titoli con bilanci solidi e rating di credito elevati offrono coperture interessanti dopo lo sgonfiamento del premio valutativo”.