Azioni petrolifere, attenzione: “Il premio geopolitico è già nei prezzi attuali”

Da inizio anno i titoli petroliferi hanno registrato forti rialzi e offrono ancora valide occasioni di acquisto selettive. Tuttavia, secondo Saverio Berlinzani, Chief Analyst di ActivTrades, “l’attuale contesto richiede massima cautela poiché il premio per il rischio geopolitico è già ampiamente incorporato nei prezzi”. Dopo lo shock di inizio anno derivante dalle tensioni causate dal blocco del passaggio nello Stretto di Hormuz, il greggio Brent oscilla stabilmente tra i 100 e i 110 dollari al barile. Questo livello garantisce alle grandi compagnie flussi di cassa imponenti, ma espone i titoli a un rischio di correzione qualora le tensioni geopolitiche dovessero allentarsi.

Flussi di cassa record e sostegno alle quotazioni

Con il Brent stabilmente alto, le multinazionali del comparto generano un Free Cash Flow straordinario. Questo si traduce in dividendi ricchi e piani di riacquisto di azioni proprie (buyback) che sostengono le quotazioni. Nonostante i forti rialzi da inizio anno, molti titoli del settore scambiano a multipli prezzo/utili inferiori rispetto alla media del mercato azionario globale, offrendo un buon margine di sicurezza. Berlinzani ricorda però che “comprare sui massimi storici di un ciclo guidato dalle materie prime espone al rischio di mean reversion”.

Tre nomi da monitorare: BP, TotalEnergies e Devon Energy

Secondo le analisi finanziarie, i tre titoli energetici tra Europa e Stati Uniti che presentano il maggiore potenziale di crescita e valutazioni a sconto sono BP, TotalEnergies e Devon Energy. Il primo ha un potenziale guidato da buyback aggressivi e ristrutturazione energetica. Il secondo scambia a forte sconto rispetto ai concorrenti. Devon Energy, infine, è un produttore di shale gas ampiamente sottovalutato.

Come dovrebbe scegliere un investitore retail

Per un investitore retail, la scelta di una oil company non si basa solo sulla dimensione, ma su come l’azienda genera profitti lungo la catena del valore e su come remunera gli azionisti. Le aziende, al riguardo, possono occuparsi o di esplorazione e produzione, oppure di raffinazione e chimica. Esistono poi società come Eni o ExxonMobil che coprono l’intera filiera, dall’esplorazione alla raffinazione. La scelta di un investitore può dipendere anche da questo.

Il boom dei servizi petroliferi, in ritardo ma promettente

Guardando al settore dei servizi petroliferi, questo si trova in una fase di forte crescita ciclica e strutturale. Se le compagnie petrolifere tradizionali estraggono il greggio, le aziende di servizi forniscono la tecnologia, le infrastrutture, le piattaforme di trivellazione e i software necessari per farlo. Berlinzani osserva che “tale comparto tende a muoversi in ritardo rispetto ai produttori”. Quando il prezzo del barile sale, le compagnie prima accumulano cassa e solo in un secondo momento aumentano gli investimenti in nuove esplorazioni, generando un’ondata di contratti per le aziende di servizi.