Azionario europeo: ecco dove puntare secondo Jupiter AM

L’Europa torna sotto i riflettori degli investitori. Dopo anni di flussi costanti verso gli Stati Uniti, l’incertezza politica e l’eccessiva concentrazione dei portafogli stanno spingendo molti a guardare con maggiore attenzione al Vecchio Continente. A sostenerlo è Niall Gallagher, Investment Manager del fondo Jupiter European Select di Jupiter AM, che di seguito analizza le prospettive dell’azionario europeo tra sfide strutturali e opportunità di lungo periodo.

Il cambio di passo dei flussi di capitale

Secondo Gallagher, l’Europa non è l’unica possibile beneficiaria di una riallocazione globale dei capitali, né è priva di difficoltà. Tuttavia, l’inizio del 2025 ha mostrato segnali di un cambiamento che potrebbe sostenere i mercati europei. “Dopo oltre un decennio in cui i capitali si sono diretti in modo costante verso i mercati statunitensi, l’incertezza politica ha iniziato a suscitare preoccupazione tra gli investitori che sono sempre più a disagio con l’elevata concentrazione presente nei propri portafogli”, spiega l’investment manager.

Valutazioni ragionevoli e sconto sugli Usa

Uno dei punti di forza dell’azionario europeo, rileva Gallagher, è rappresentato dai multipli di valutazione. “Rispetto a molte altre aree geografiche, l’azionario europeo tratta su multipli più vicini alle proprie medie di lungo periodo e con uno sconto significativo rispetto agli Stati Uniti”. Inoltre, la concentrazione del mercato europeo è sensibilmente inferiore e i ricavi delle aziende sono sempre più globali, riducendo la dipendenza da un unico scenario economico.

Geopolitica e opportunità strutturali

Il contesto geopolitico, pur complesso, sta generando opportunità inattese. L’evoluzione delle politiche statunitensi in ambiti come commercio, difesa e cooperazione globale ha spinto l’Europa a ripensare il proprio posizionamento strategico. “Ciò si sta traducendo in un incremento della spesa per la difesa, in una maggiore attenzione alla sicurezza energetica e alla resilienza delle catene di approvvigionamento, oltre che in un orientamento fiscale più attivo, particolarmente evidente in Germania e a livello dell’Unione Europea”, scrive Gallagher. “Non si tratta semplicemente di risposte di breve periodo a pressioni immediate ma delle prime fasi di un ciclo di investimenti strutturale destinato probabilmente a protrarsi per anni”.

L’approccio paziente in un contesto volatile

L’elevata incertezza contribuisce a una maggiore volatilità di mercato. Per Gallagher, però, proprio questa situazione può favorire chi guarda alla qualità delle aziende. “Per gli investitori focalizzati sulla qualità delle aziende più che sulle notizie di breve periodo, questi disallineamenti periodici possono anche generare opportunità”.

Luci e ombre delle prospettive europee

Le prospettive di investimento in Europa richiedono una lettura articolata. Tra gli elementi positivi, Gallagher cita le valutazioni ragionevoli, l’accelerazione degli investimenti strutturali in difesa, elettrificazione e infrastrutture digitali, e un settore bancario più redditizio e capitalizzato rispetto a qualsiasi momento dopo la crisi finanziaria.

Sul versante opposto restano i timori sulla crescita, soprattutto in Germania, Regno Unito e Francia. “Gli oneri normativi pesano sulla competitività di alcuni settori; inoltre i costi energetici continuano a essere superiori rispetto agli Stati Uniti, con implicazioni particolarmente rilevanti per i comparti industriali e per i Paesi caratterizzati da costi dell’elettricità più elevati”. L’esposizione globale dei ricavi, seppur un vantaggio, crea anche rischi legati a un rallentamento in Cina o negli Stati Uniti.

Tuttavia, Gallagher osserva che “molte di queste criticità sono ben comprese e probabilmente incorporate nei prezzi di mercato”, con la Commissione Europea sempre più propensa a sostenere la propria base manifatturiera.

Settori in luce e aree di cautela

Secondo il gestore, la dispersione settoriale è significativa e in aumento. “Riteniamo che i titoli finanziari, in particolare le banche, continuino a rappresentare un’opportunità interessante”. L’elettrificazione e le infrastrutture energetiche sono un tema pluridecennale, trainato dalla decarbonizzazione e dalla domanda crescente di elettricità, data center per intelligenza artificiale compresi. L’Europa occupa inoltre posizioni strategiche lungo la catena del valore dei semiconduttori, mentre i settori industriali legati a infrastrutture, difesa e catene di approvvigionamento sono ben posizionati.

Altri comparti appaiono più eterogenei. I consumi soffrono tra sentiment debole e pressioni strutturali, mentre telecomunicazioni e chimica restano limitate da vincoli normativi o scarso potere di determinazione dei prezzi. La narrativa sull’intelligenza artificiale ha determinato significative riduzioni delle valutazioni di alcune società, “talvolta senza alcun corrispondente deterioramento degli utili sottostanti, creando opportunità selettive per gli investitori disposti a guardare oltre le turbolenze di breve periodo”.

Il rischio geopolitico e il ruolo della gestione attiva

L’incertezza geopolitica, in particolare legata a scenari come la chiusura dello Stretto di Hormuz, continua a offuscare le prospettive. “I possibili scenari possono essere sostanzialmente due: da un lato un allentamento delle tensioni e una normalizzazione degli scambi commerciali, dall’altro una chiusura prolungata o un’incertezza persistente in grado di alimentare l’inflazione e frenare la crescita”.

Nonostante ciò, Gallagher si dice convinto che esistano temi strutturali di investimento particolarmente interessanti. “Riteniamo che le dislocazioni di mercato possano continuare a favorire i gestori attivi con un posizionamento attento e selettivo. Insieme alle opportunità derivanti da un riequilibrio dei flussi di capitale, crediamo che l’azionario europeo resti un contesto in cui un approccio paziente, basato sulla ricerca, possa generare valore reale e duraturo”.