Tanto tuonò che piovve. I molteplici avvertimenti degli analisti, di alcuni almeno, che le valutazioni dei principali indici azionari europei erano quantomeno elevate considerando multipli, fondamentali, scenario macroeconomico e prospettive di crescita di certo non sono mancati leggendo i vari outlook per il 2026 delle case di investimento. Ma quello che in Borsa mancava era l’elemento scatenante per innescare la correzione. Ebbene ora (o per meglio dire nel week end scorso) è arrivato con la minaccia, l’ennesima, di Trump di penalizzare con dazi i Paesi del Vecchio Continente rei di voler difendere militarmente la Groenlandia dalle sue mire espansionistiche (giuste o sbagliate che siano, non questo il luogo per discuterne).
Così, sui listini europei sono piovute le vendite che stanno rapidamente riportando gli indici ai livelli di inizio anno. Ora la vera domanda è se quello in atto è solo un ritracciamento che potrebbe anche rivelarsi salutare per tornare ad acquistare a prezzi meno esosi. Oppure se si tratta dell’inizio di un downtrend a tutti gli effetti. La risposta esatta la vedremo solo col passare del tempo.
Come comportarsi nel mentre? Monitorando molto attentamente i livelli tecnici di supporto che, se violati, favorirebbero lo sviluppo del trend ribassista.
Quali sono questi supporti? Per l’indice Ftse Mib è individuabile in area 43.400 punti, dove transita la trendline ascendente che sostiene i corsi dalla seconda metà dello scorso giugno. Per l’euro Stoxx 50 è in zona 5.675 punti, dove passa il supporto dinamico che lo sorregge da inizio agosto. E per il Dax è a quota 23.000, dove è posto un supporto statico che rappresenta il limite inferiore della banda di oscillazione laterale all’interno della quale il paniere si muove da inizio maggio.
