L’Europa accelera sulla strada dell’autonomia strategica e apre nuove prospettive per gli investitori. In un contesto segnato da frammentazione globale, tensioni geopolitiche e shock ricorrenti delle catene di approvvigionamento, il modello europeo basato sul libero scambio e sulle dipendenze esterne mostra sempre più limiti. Secondo e , la trasformazione in atto rappresenta “un cambiamento strutturale” destinato a ridefinire le priorità economiche e industriali del continente.
I due esperti di sottolineano come la spinta verso l’autonomia strategica stia creando opportunità di investimento in comparti considerati cruciali per il futuro europeo: sistemi energetici, capacità industriale, sanità, difesa e tecnologie strategiche.
Gli investimenti necessari per la trasformazione
Secondo il rapporto elaborato da su impulso di , il raggiungimento di una reale autonomia strategica richiederebbe investimenti aggiuntivi compresi tra 750 e 800 miliardi di euro all’anno. Risorse che dovrebbero essere indirizzate principalmente verso energia, difesa, tecnologia e rafforzamento della capacità industriale.
Il comparto della difesa rappresenta oggi il simbolo più evidente di questa svolta. “La difesa è entrata in una fase industriale”, osservano Van Weyenberg e Duquesne, evidenziando come il nuovo quadro europeo consenta spese fino a 800 miliardi di euro, di cui 150 miliardi tramite il programma SAFE, il meccanismo europeo pensato per sostenere gli appalti congiunti tra Stati membri. Le prime approvazioni legate allo strumento valgono già decine di miliardi di euro e gli impegni complessivi potrebbero superare i 100 miliardi.
Energia, infrastrutture e materie prime
La trasformazione, tuttavia, va ben oltre il settore militare. I recenti finanziamenti stanziati attraverso il programma Connecting Europe Facility stanno sostenendo infrastrutture energetiche transfrontaliere, con investimenti focalizzati su elettricità, idrogeno, interconnessioni ed elettrificazione. Parallelamente, Bruxelles sta rafforzando le iniziative dedicate alla ricerca nucleare, alla preparazione sanitaria e alle tecnologie abilitanti fondamentali, nel tentativo di consolidare le capacità produttive interne.
Sempre più centrale appare anche il tema della resilienza delle catene di approvvigionamento. L’Europa sta infatti intensificando gli sforzi per assicurarsi l’accesso alle materie prime critiche, sia attraverso produzioni interne sia tramite partnership internazionali. Tra queste figurano anche gli accordi commerciali con , finalizzati a diversificare le fonti di approvvigionamento e ridurre la dipendenza da catene di fornitura considerate troppo concentrate o instabili.
Per gli analisti di Candriam, il fenomeno sta assumendo una dimensione sempre più sistemica. “La sovranità energetica ha riacquistato importanza e settori strategici come materiali, sanità e tecnologia stanno ricevendo una rinnovata attenzione”, spiegano, sottolineando come questi sviluppi segnino un punto di svolta per l’economia europea.
Le opportunità per gli investitori
Dal punto di vista degli investimenti, le prospettive per gli asset europei appaiono in miglioramento. Secondo Van Weyenberg e Duquesne, una maggiore autonomia strategica potrebbe convogliare capitali verso settori caratterizzati da domanda strutturale, sostegno politico e limiti di capacità produttiva. Un mix che, a loro avviso, potrebbe rafforzare il potere di determinazione dei prezzi, migliorare la visibilità degli utili e prolungare i cicli di crescita.
Le opportunità più interessanti, spiegano gli esperti, si concentrano lungo le principali catene del valore strategiche: ecosistemi di approvvigionamento della difesa, infrastrutture energetiche ed elettrificazione, materiali critici, economia circolare e tecnologie abilitanti per la trasformazione industriale e digitale dell’Europa.
La selettività resta fondamentale
Resta però fondamentale mantenere un approccio selettivo. “Non tutte le esposizioni si traducono automaticamente in creazione di valore”, avvertono gli analisti di Candriam, soprattutto nei settori ad alta intensità di capitale e maggiormente influenzati dalle politiche pubbliche.
