Il conflitto in Medio Oriente continua a dominare la scena dei mercati finanziari globali, alimentando volatilità e incertezza. Gli investitori restano in una fase attendista, mentre energia, inflazione e politiche monetarie tornano al centro del dibattito.
Energia e rischio geopolitico
“Il conflitto in Medio Oriente è diventato il principale fattore di orientamento per i mercati finanziari globali, con effetti immediati sui prezzi dell’energia e sulle aspettative economiche”, osserva Bob Homan, Chief Investment Officer di ING.
Le tensioni si concentrano in particolare sul possibile impatto di petrolio e gas più costosi su inflazione e crescita. Un elemento critico è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, snodo essenziale per i flussi energetici globali. “Finché la situazione resterà incerta, i prezzi dell’energia sono destinati a rimanere elevati, con ricadute negative sull’economia reale”, sottolinea Homan.
Mercati nervosi e reazioni rapide
I mercati stanno reagendo in modo estremamente sensibile alle notizie, alternando fasi di avversione al rischio a rimbalzi tecnici. “Assistiamo a movimenti molto rapidi tra fasi di risk-off e recuperi temporanei, segno di un mercato guidato più dal flusso di notizie che dai fondamentali”, spiega Homan.
Nel frattempo, il petrolio Brent ha registrato un balzo superiore al 40% nell’ultimo mese, mentre il gas europeo è salito oltre il 65%, contribuendo ad alimentare la volatilità sia sull’azionario sia sull’obbligazionario.
Obbligazioni sotto pressione
Un elemento distintivo di questa fase è il comportamento anomalo dei titoli di Stato, che faticano a svolgere il tradizionale ruolo di bene rifugio. “L’aumento dei prezzi energetici sta spingendo al rialzo le aspettative di inflazione, con un conseguente incremento dei rendimenti obbligazionari”, afferma Homan.
I mercati stanno inoltre rivedendo rapidamente le aspettative sulle banche centrali. “Le attese appaiono eccessive: riteniamo che BCE e Fed manterranno un approccio attendista, trattandosi di uno shock lato offerta su cui la politica monetaria ha margini limitati”, aggiunge.
Azioni tra divergenze regionali
Sul fronte azionario emergono differenze significative tra le aree geografiche. “Europa e Asia risultano più penalizzate dall’aumento dei costi energetici, mentre gli Stati Uniti mostrano maggiore resilienza grazie al loro ruolo di esportatore netto di energia”, osserva Homan.
Il rafforzamento del dollaro contribuisce inoltre a contenere le perdite per gli investitori europei. Nonostante la recente correzione, le prospettive sugli utili restano solide. “Le valutazioni si sono ridotte, creando una base più interessante nel medio periodo”, evidenzia.
Segnali macro e rischio stagflazione
I primi dati macroeconomici mostrano un indebolimento della fiducia, soprattutto in Europa. “I PMI indicano un rallentamento dell’attività economica, ma un calo della fiducia non implica automaticamente una contrazione dei consumi”, precisa Homan.
Finché redditi e occupazione restano stabili, la spesa tende a reggere. Tuttavia, l’incertezza resta elevata. “I rischi di uno scenario di stagflazione sono in aumento e vanno monitorati con attenzione”, avverte l’esperto.
Asset difensivi in difficoltà
Anche gli asset tradizionalmente considerati difensivi mostrano segnali di debolezza. “L’oro, dopo il forte rally degli ultimi mesi, ha registrato un calo significativo, penalizzato dall’aumento dei rendimenti reali e da prese di profitto”, spiega Homan.
Settori: cautela sull’energia, focus sulla tecnologia
Dal punto di vista settoriale, ING mantiene un approccio prudente sul comparto energetico tradizionale. “Riteniamo poco opportuno inseguire il rialzo dei prezzi nel settore energetico”, afferma Homan.
Maggiore interesse viene invece attribuito ai temi strutturali legati alla transizione energetica. “Efficienza, elettrificazione e sicurezza energetica rappresentano driver di lungo periodo destinati a beneficiare del contesto attuale”, sottolinea.
Tra i settori azionari, resta una preferenza per la tecnologia. “Le grandi società tecnologiche continuano a distinguersi per solidità finanziaria e capacità di generare cassa, mentre il software offre caratteristiche difensive grazie ai ricavi ricorrenti”, aggiunge.
Asset allocation tattica
In questo contesto, ING mantiene un posizionamento neutrale tra azioni e obbligazioni. “L’elevata incertezza e volatilità suggeriscono un approccio bilanciato e flessibile”, spiega Homan. Nel comparto azionario, la preferenza va ai mercati emergenti, mentre resta neutrale l’esposizione a Stati Uniti ed Europa e sottopeso il Giappone.
Nel reddito fisso, l’attenzione si concentra su strumenti a spread. “Privilegiamo obbligazioni high yield e debito dei mercati emergenti, che offrono rendimenti interessanti e una minore sensibilità ai movimenti dei tassi”, conclude.
Nel complesso, il posizionamento riflette la necessità di preservare flessibilità in una fase di mercato instabile, mantenendo al tempo stesso la capacità di cogliere opportunità in presenza di condizioni più favorevoli.
