Asset allocation: la view di J. Safra Sarasin in questa fase

Secondo l’ultima analisi di J. Safra Sarasin, l’economia globale si trova a un bivio. Da un lato, gli Stati Uniti mostrano una crescita robusta, dall’altro l’Europa e l’Asia devono fare i conti con uno shock energetico che rischia di frenare la ripresa. Philipp E. Bärtschi, Chief Investment Officer di J. Safra Sarasin, offre una panoramica dettagliata delle prospettive macroeconomiche, con un occhio di riguardo alle politiche delle banche centrali e ai mercati finanziari.

Macroeconomia: Stati Uniti solidi, Europa fragile

L’economia statunitense rimane solida e cresce al di sopra del trend di lungo periodo, supportata da una politica fiscale espansiva e dagli investimenti in intelligenza artificiale. Secondo Bärtschi, “data l’autosufficienza energetica del Paese, l’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio sulla crescita statunitense dovrebbe essere meno grave rispetto ad altre economie sviluppate”. L’effetto sull’inflazione, tuttavia, è più marcato. Il mercato del lavoro si sta raffreddando ma resta resiliente, lasciando alla Federal Reserve poco margine per un allentamento. L’istituto prevede pertanto che la Fed mantenga i tassi invariati quest’anno. Inoltre, “ora che il procedimento legale contro il presidente della Fed Powell è stato archiviato, ci aspettiamo che il Congresso proceda con la conferma del candidato Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed”.

L’area dell’euro si presenta invece più vulnerabile. “Data la sua dipendenza dalle importazioni di energia e il peso maggiore dei settori ad alta intensità energetica, l’area dell’euro rimane più vulnerabile allo shock energetico rispetto agli Stati Uniti”. Nonostante il pacchetto di stimoli della Germania sostenga la domanda, i prezzi più elevati di petrolio e gas rappresentano un rischio significativo. Per il 2026, J. Safra Sarasin prevede una crescita allo 0,8% e un’inflazione al 2,8%. Bärtschi si aspetta che la Banca Centrale Europea aumenti i tassi a giugno e settembre.

Per quanto riguarda Svizzera e Regno Unito, le valutazioni sono contrastanti. “In Svizzera, un aumento dei tassi da parte della BNS è improbabile, poiché il franco rimane forte, l’energia ha un peso minore nell’indice dei prezzi al consumo e l’inflazione sta aumentando partendo da una base bassa”. L’economia britannica appare invece più fragile, con crescita debole, elevata dipendenza energetica e limitato sostegno politico. La Banca d’Inghilterra aumenterà i tassi una sola volta nel 2026.

Asia: Giappone in difficoltà, Cina più resiliente

L’Asia continua a essere colpita in modo sproporzionato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, data la forte dipendenza dalle importazioni di energia dal Medio Oriente. Il Giappone affronta una combinazione difficile di politica fiscale espansiva, inflazione in aumento e costi di importazione più elevati. Ciononostante, Bärtschi prevede che la Banca del Giappone aumenti il tasso di riferimento due volte quest’anno.

La Cina si trova in una posizione migliore. “Sebbene sia il maggiore importatore mondiale di greggio, ciò rappresenta solo circa un quinto del consumo energetico totale del Paese. Inoltre, la regolamentazione dei prezzi al dettaglio dei carburanti limita l’impatto sull’inflazione dei prezzi al consumo”. Le esportazioni di beni legati alle tecnologie green rimangono solide, mentre i nuovi progetti di investimento sostengono la domanda interna. L’economia cinese dovrebbe crescere del 4,5% nel 2026, con un’inflazione all’1,4%.

Obbligazioni: la duration diventa più interessante

L’aumento dei prezzi dell’energia ha spinto al rialzo le aspettative di inflazione e i tassi di riferimento, in particolare in Europa. Tuttavia, Bärtschi avverte: “Questi sviluppi potrebbero essere in qualche modo prematuri. L’aumento dei tassi di riferimento e dei costi dell’energia rischia di pesare sempre più sulla crescita con il passare dei mesi, il che dovrebbe spostare l’attenzione nei mercati obbligazionari dall’inflazione alla crescita”. Di conseguenza, le prospettive per la duration migliorano. L’istituto privilegia le scadenze a medio termine (da cinque a sette anni) e mantiene una posizione neutrale sulle obbligazioni societarie, pur prevedendo una sovraperformance delle obbligazioni high yield e dei mercati emergenti nella seconda metà dell’anno.

Azioni: utili record, ma attenzione alla rotazione

I mercati azionari globali hanno raggiunto nuovi massimi storici all’inizio di maggio, con Stati Uniti e mercati emergenti in sovraperformance rispetto all’Europa. “I risultati del primo trimestre 2026 sono apparsi particolarmente solidi negli Stati Uniti: gli utili delle società dell’S&P 500 sono aumentati di circa il 30% su base annua”, sottolinea Bärtschi. Le valutazioni rimangono ragionevoli, ma si prevede una rotazione: i titoli ciclici e le small cap potrebbero perdere slancio, mentre tornano in primo piano i titoli growth.

Il settore dell’intelligenza artificiale continua a offrire un potenziale significativo, trainato dalla domanda di semiconduttori e data center. A livello regionale, Bärtschi privilegia i mercati emergenti, grazie al ciclo tecnologico a Taiwan e in Corea e a un dollaro più debole. A livello settoriale, sovrappeso su tecnologia, servizi di comunicazione, utility e sanità. Meno ottimismo sui beni di consumo di base (valutazioni care) e cautela sui titoli energetici: “I prezzi del petrolio dovrebbero normalizzarsi verso la fine dell’anno”.

Asset allocation: prese di profitto in portafoglio

La stagione degli utili ha soddisfatto le elevate aspettative, ma i prezzi elevati del petrolio restano il rischio maggiore per l’economia globale. “Per questo motivo, nel trimestre in corso abbiamo realizzato delle plusvalenze e ridotto leggermente la nostra allocazione azionaria”, spiega Bärtschi. La casa d’investimento rimane comunque leggermente sovrappesata sulle azioni e leggermente sottopesata sulle obbligazioni.

Quanto alle materie prime, dopo il forte rialzo degli ultimi mesi, “sembra più probabile un consolidamento piuttosto che un ulteriore rialzo”. L’istituto ha quindi preso profitto riportando l’allocazione a neutrale. Continua invece a mantenere un leggero sovrappeso sull’oro.