Asset allocation: la view di ING per i prossimi mesi

Febbraio si apre all’insegna della cautela, ma non del panico. È questa la fotografia scattata da ING nel suo Monthly Investment Outlook, nonostante il riaccendersi delle tensioni geopolitiche e della retorica commerciale associata alla presidenza Trump. A guidare la lettura dei mercati è Bob Homan, Chief Investment Officer di ING, secondo cui gli investitori stanno reagendo con “sorprendente calma”.

“Se gli investitori hanno reagito con sorprendente calma alle turbolenze provenienti dalla Casa Bianca, è forse perché si sono ormai abituati allo stile non convenzionale di Trump“, osserva Homan. I dati sembrano dargli ragione: l’indice MSCI All Country World è in rialzo dell’1% dall’inizio dell’anno e la volatilità, pur aumentata, non segnala allarme, con un VIX fermo intorno a quota 20.

Il sentiment, quindi, resiste. Ma su cosa poggia questa resilienza? Secondo l’analisi ING, il motore principale resta l’ottimismo sugli utili societari, alimentato dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale. “Piuttosto che dalla paura, i mercati azionari globali sono ancora sostenuti dall’ottimismo legato all’intelligenza artificiale e al suo potenziale di incremento degli utili”, spiega Homan. Le stime di crescita per il 2026 sono robuste: +15,5% per l’S&P 500 e addirittura +20% per l’indice MSCI Emerging Markets.

Proprio questa fiducia nei fondamentali porta ING a mantenere un atteggiamento selettivo. “Neutralità, tuttavia, non significa evitare il rischio. Continuiamo a privilegiare le società che beneficiano della rivoluzione dell’intelligenza artificiale e mostrano una crescita degli utili forte e sostenuta“, chiarisce il Chief Investment Officer. Questa ricerca della qualità si traduce in aggiustamenti settoriali: downgrade a neutral per i communication services, considerati troppo eterogenei e dopo forti rialzi, e upgrade a neutral per gli industrials, favoriti dai trend infrastrutturali legati all’IA e alla difesa.

Sul fronte obbligazionario, ING mantiene una posizione cauta verso i titoli di Stato. “Gli investitori richiedono rendimenti più elevati per detenere debito sovrano a lunga scadenza, a causa della combinazione di ampi disavanzi di bilancio e livelli di debito in aumento”, sottolinea Homan. Un fenomeno particolarmente accentuato in Giappone, dove i rendimenti in rialzo potrebbero avere effetti a catena, complicando il finanziamento per altri governi ed esercitando “una pressione al rialzo anche sui rendimenti obbligazionari USA”.

In questo contesto, la ricerca del rendimento spinge ING verso asset più rischiosi ma con spread interessanti. L’allocazione nelle obbligazioni high yield e nel debito dei mercati emergenti (EMD) viene quindi incrementata da neutrale a sovrappeso, mentre si riduce l’esposizione sul corporate investment grade, i cui spread sono ormai ristretti.

In sintesi, il quadro di ING per il 2026 descrive mercati sospesi tra solidi fondamentali tecnologici e l’incertezza geopolitica, con investitori chiamati a una maggiore selettività. Come conclude Homan, “la storia dimostra che le crisi tendono ad avere effetti limitati e di breve durata sui mercati azionari, a condizione che economia e utili societari rimangano in larga parte indenni”. La sfida per i mesi a venire sarà proprio verificare la tenuta di questa condizione.