Come era facile prevedere, l’attenzione dei mercati nell’ultimo mese è rimasta focalizzata sull’evolversi del conflitto in Medio Oriente. Con il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran per lo più rispettato, gli investitori hanno visto un susseguirsi di accelerazioni e frenate sulle trattative per trovare una soluzione alla crisi. Uno dei temi fondamentali rimane l’impatto del conflitto su inflazione e crescita. L’aumento dei prezzi del petrolio e delle materie prime, come i fertilizzanti, sta già alimentando una riaccelerazione dell’inflazione: negli Stati Uniti l’inflazione per i consumatori è salita al 3,8% ad aprile, mentre nell’Eurozona si è tornati a livelli attorno al 3%.
Obbligazioni: neutralità sulla duration
Il mercato obbligazionario riflette chiaramente i rischi al rialzo sull’inflazione. I rendimenti hanno temporaneamente toccato nuovi massimi di periodo, con il tasso Bund decennale vicino al 3,2% – un livello che non si vedeva dal maggio 2011 – e il tasso Treasury USA che ha superato temporaneamente il 4,6%, non lontano dai massimi di gennaio 2025. Le aspettative per la Federal Reserve si sono mosse in campo più restrittivo, con il mercato che ora sconta un rialzo dei tassi di riferimento entro fine anno.
In questo scenario, Filippo Casagrande, chief of investments di Generali Investments, illustra così il posizionamento: “Sul lato governativo, neutrali sulla duration, sia in Europa sia negli Stati Uniti. Manteniamo un approccio neutrale sia sui BTP sia sul credito europeo”. Una strategia che mira a rimanere esposti a un rendimento storicamente elevato, sfruttando eventuali rialzi dei tassi europei per aumentare tatticamente la duration.
Azionario: Europa in risalita
Passando al mercato azionario, l’andamento appare molto più resiliente rispetto al mondo obbligazionario. Nonostante episodi di volatilità legati alle fasi negoziali e ad alcuni sell-off tattici, gli indici globali rimangono prossimi ai massimi recenti, sostenuti dalla solidità degli utili e dal contributo del settore tecnologico, vero protagonista delle ultime settimane, con guadagni medi in doppia cifra sia negli Stati Uniti sia in Europa. L’indice MSCI USA segna un progresso di oltre il 10% dai livelli pre-guerra, mentre gli indici europei hanno accelerato negli ultimi giorni, tornando a livelli pre-conflitto con un progresso di oltre il 7% da inizio anno.
Casagrande commenta: “Azionario, posizionamento tattico più costruttivo sulla parte europea, ed in particolare sull’Eurozona”. Una scelta condizionata ai progressi nelle trattative diplomatiche per la riapertura dello stretto di Hormuz, con un sovrappeso confermato sul settore bancario europeo e una chiusura tattica dei sottopesi sulla parte consumi.
La disconnessione tra azionario e obbligazionario
Questa apparente disconnessione tra azionario e obbligazionario rappresenta uno degli elementi più rilevanti dell’attuale fase di mercato. Da un lato, i bond prezzano un’evoluzione meno favorevole dell’inflazione e una reazione più restrittiva delle banche centrali; dall’altro, l’equity continua a scontare un contesto macroeconomico resistente, in cui lo shock petrolifero non si traduce in una contrazione marcata della domanda. Gli analisti definiscono l’attuale scenario come una “stagflation soft”: crescita ancora positiva, anche sotto pressione specie in Europa, e dinamiche dei prezzi più rigide.
Sorprese macroeconomiche negative in Eurozona
Gli indici di sorprese macroeconomiche per l’Eurozona sono scivolati in territorio nettamente negativo, con il caro energia che comincia a impattare la fiducia di famiglie e imprese. Le stime preliminari per il primo trimestre mostrano un rallentamento della crescita del PIL reale a solo +0,1% su base trimestrale. Pesano la crescita zero in Francia, il rallentamento di Italia (+0,2% da +0,3%) e Spagna (+0,6% da +0,8%). La Germania è l’unico tra i principali paesi a segnare un’accelerazione su base trimestrale, ma la crescita annua del gigante tedesco rimane poco sopra lo zero.
Negli Stati Uniti lo scenario è più roseo: il PIL reale del primo trimestre è cresciuto a un tasso annuo del +2,7%, più del triplo rispetto ai ritmi dell’Eurozona, e il tasso di disoccupazione è al 4,3%, ai minimi degli ultimi sei mesi.
Mercati emergenti e prospettive
Nel comparto dei mercati emergenti, Casagrande segnala che “interessanti i rendimenti reali offerti dai bond in valuta locale di paesi come Brasile, Colombia e Messico”. La strategia sull’Ungheria ha continuato a offrire performance molto elevate, con rendimenti in calo e valuta in rafforzamento, mentre si valuta un possibile ingresso nel mercato polacco in valuta locale.
Guardando avanti, la speranza di un accordo sulla de-escalation del conflitto in Medio Oriente rimane il principale driver per il mercato nel breve termine. I progressi nelle trattative suggeriscono un posizionamento più costruttivo su quei mercati e settori che hanno sofferto di più e che sono rimasti indietro nella fase di rimbalzo. Un atteggiamento più costruttivo sulla parte di Eurozona appare appropriato, in particolare tramite un aumento del sovrappeso sul settore bancario e la chiusura tattica dei sottopesi sulla parte consumi, penalizzata fin qui dai timori sulla crescita e l’impatto del rialzo dei prezzi del petrolio.
