La fine del 2025 e l’avvio del 2026 hanno visto mercati finanziari sorprendentemente tonici, nonostante uno scenario geopolitico ancora complesso. I principali listini azionari hanno aggiornato i massimi storici, sostenuti da un contesto di liquidità abbondante e da aspettative macroeconomiche complessivamente favorevoli.
“Tra dicembre e le prime settimane del nuovo anno abbiamo assistito a una dinamica generalmente positiva dei mercati, con l’S&P in rialzo tra il 3% e il 4%, l’Europa a +5% e il Giappone vicino al +9%, tutti su nuovi massimi storici”, osserva Filippo Casagrande, chief of investments di Generali Investments.
Il ritorno della liquidità al centro della scena
Uno dei principali fattori di supporto ai corsi azionari è stato l’aumento della liquidità in eccesso, in particolare negli Stati Uniti. La Fed ha infatti interrotto il Quantitative Tightening, tornando ad acquistare Treasury bills e ponendo fine alla contrazione del bilancio avviata nel 2022.
“La fine del QT e il calo del conto corrente del Tesoro USA hanno riportato la liquidità in eccesso sopra i 3.000 miliardi di dollari, livelli simili a quelli dello scorso settembre”, spiega Casagrande. “Questo ha fornito un sostegno importante agli asset rischiosi”.
Crescita vicino al potenziale nel 2026
Sul fronte macroeconomico, il 2026 si apre con prospettive di crescita in linea con il potenziale nelle principali economie avanzate. Le stime indicano una crescita media del 2,1% negli Stati Uniti e dell’1,2% nell’Eurozona, in lieve miglioramento rispetto alle previsioni precedenti.
“Il quadro resta tutto sommato confortante”, sottolinea Casagrande. “Politiche fiscali espansive, una politica monetaria più accomodante dopo i tagli degli ultimi dodici mesi, prezzi dell’energia contenuti e un’inflazione vicina ai target creano condizioni favorevoli alla crescita”.
Inflazione sotto controllo, ma i servizi restano un nodo
Negli Stati Uniti l’inflazione ha sorpreso al ribasso negli ultimi mesi, con il dato complessivo al 2,7% e la core al 2,6%. Anche nell’Eurozona i prezzi restano in prossimità degli obiettivi della BCE, grazie soprattutto al calo della componente energetica.
“Il vero tallone d’Achille per la BCE resta l’inflazione dei servizi, risalita in area 3,4%”, avverte Casagrande. “È questo elemento che ha portato il mercato a rimuovere qualsiasi aspettativa di taglio dei tassi nel corso del 2026”.
I principali rischi sotto osservazione
Non mancano tuttavia i rischi. In primo luogo, l’evoluzione del mercato del lavoro statunitense, che nel 2025 ha mostrato segnali di raffreddamento. In secondo luogo, la successione alla guida della Fed, con le pressioni dell’amministrazione Trump per una politica monetaria più allineata alle esigenze politiche.
“Una Fed percepita come meno indipendente potrebbe tradursi in un aumento del term premium e in una maggiore volatilità sui mercati obbligazionari e azionari”, avverte Casagrande.
Infine, l’impatto dell’adozione dell’Artificial Intelligence rappresenta una variabile chiave. “L’aumento della produttività è estremamente positivo, ma non va sottovalutato l’effetto sui costi di produzione”, aggiunge. “Il forte rialzo dei prezzi di elettricità e metalli come rame e argento potrebbe riaccendere pressioni inflazionistiche”.
Banche centrali: due tagli Fed, BCE ferma
Guardando alle politiche monetarie, il mercato si attende due tagli dei tassi da parte della Fed nel 2026, probabilmente a partire dall’estate, mentre la BCE dovrebbe mantenere i tassi invariati al 2% per l’intero anno.
“In Europa lo scenario è stabile, mentre negli Stati Uniti il timing dei tagli si è spostato in avanti, anche per l’incertezza legata all’uscita di scena di Jerome Powell”, spiega Casagrande.
In Giappone, invece, la Bank of Japan ha già avviato una normalizzazione, portando i tassi allo 0,75% e aprendo la strada ad ulteriori rialzi nel corso dell’anno.
Le strategie di investimento
Sul fronte obbligazionario, Generali Investments conferma il sovrappeso su Bund tedeschi, BTP italiani e inflation linkers europei. “I BTP restano preferibili agli OAT francesi, anche alla luce della fragilità dello scenario politico in Francia”, afferma Casagrande.
Più cautela sui Treasury USA, mentre resta elevato l’interesse per i bond in valuta locale dei Paesi emergenti, in particolare Brasile, Messico, Polonia e Ungheria.
Azionario ancora favorito
Sull’azionario il giudizio resta positivo. “Confermiamo il sovrappeso, con una preferenza per Stati Uniti, Eurozona e Paesi Emergenti”, conclude Casagrande. Tra i temi strutturali emergono titoli auriferi, difesa europea, banche, tecnologia e sanità, mentre prevale prudenza su consumer staples, consumer discretionary e settore auto, più esposti al rincaro delle materie prime.
