I mercati emergenti e asiatici stanno attraversando una fase di marcato recupero, sostenuti da un profondo riassetto dei flussi di capitale globali e da una crescente cautela nei confronti del tradizionale primato di Wall Street. Dall’inizio del 2026, il panorama degli investimenti internazionali ha mostrato una chiara inversione di tendenza, con gli Stati Uniti che vedono ridursi drasticamente la loro capacità di attrazione di nuova liquidità.
A tracciare questo scenario è Jean-Marie Mercadal, CEO di Syncicap, società partecipata da Ofi Invest. In una nota, il manager analizza le dinamiche che stanno ridefinendo le gerarchie finanziarie mondiali, a partire da un dato statistico particolarmente eloquente.
Il declino del primato americano
“I mercati asiatici e i mercati emergenti in generale stanno vivendo una consistente fase di ripresa, avendo registrato da inizio anno guadagni del 20% e del 14% rispettivamente”, osserva Mercadal, sottolineando come il contesto internazionale stia premiando queste regioni. Il dato più sorprendente riguarda la redistribuzione dei capitali. “Per rendere l’idea, si consideri che, su un ammontare complessivo di 100 dollari investiti, solamente 26 sono flussi diretti verso gli Usa, mentre lo scorso anno erano 45, nel 2024 erano 73 e nel 2022 erano addirittura 92”, spiega il CEO di Syncicap. Un crollo verticale che segna, di fatto, la fine del dominio incontrastato esercitato dagli Stati Uniti dopo la Grande Crisi Finanziaria del 2008.
Geopolitica e la fuga dalla concentrazione tecnologica
La ragione di questa rotazione epocale non risiede soltanto nella ricerca di rendimento, ma affonda le radici nella geopolitica e nella gestione del rischio valutario. Secondo Mercadal, le tensioni internazionali stanno spingendo molte nazioni a ridurre l’esposizione al dollaro. Una prudenza che si manifesta attraverso l’incremento delle riserve auree, specialmente da parte della Cina, e un atteggiamento più freddo verso i colossi tecnologici americani.
“Su questo ultimo punto, si osserva come si stia diffondendo sempre di più la paura di investimenti eccessivi in uno scenario in cui il vincente prende tutto e dove le imprese sono eccessivamente interdipendenti”, afferma Mercadal. La riallocazione verso Europa ed emergenti riflette quindi un doppio movimento: la volontà di coprirsi dai rischi connessi al biglietto verde e una riduzione dell’entusiasmo per i cosiddetti Magnifici 7 e per l’intelligenza artificiale intesa come scommessa concentrata.
La corsa all’oro digitale
L’Asia, in particolare l’area che esclude la Cina, emerge come la grande beneficiaria di questo nuovo equilibrio, posizionandosi strategicamente nella catena del valore dell’AI. “Per usare una metafora, se il tech è la nuova corsa all’oro, l’Asia ex-China è il fornitore di pale e picconi che permettono ai cercatori di partecipare, ovvero schede di memoria, processori, circuiti integrati e altre componenti chiave”, spiega il manager. Questo ruolo di fornitore infrastrutturale spiega il rally della borsa sudcoreana, che da inizio anno segna un progresso del 50%.
Tuttavia, Mercadal invita alla prudenza nel breve termine: “Il ritmo attuale non sembra sostenibile e potrebbe aprire la strada a una rotazione verso altri mercati”.
India: la scommessa difensiva dopo due anni di pausa
Tra le alternative che si profilano all’orizzonte, l’India viene indicata come la candidata ideale per un nuovo flusso di capitali. Il mercato indiano è rimasto fermo per quasi ventiquattro mesi, un periodo di consolidamento che ha riportato le valutazioni su livelli più ragionevoli.
“Il suo mercato azionario viene scambiato a un rapporto P/E complessivo di 21, mentre la crescita degli utili è migliorata considerevolmente, con profitti aziendali previsti in aumento di circa il 15% nel 2026”, sottolinea Mercadal, evidenziando come il Paese offra un mix di caratteristiche difensive e potenziale di crescita.
L’incognita Cina e i risparmi fermi
Discorso a parte merita la Cina, dove lo slancio dei due anni precedenti sembra essersi esaurito. “Dopo due anni solidi, l’azionario locale sembra essersi stabilizzato, con i dati più recenti che indicano un rallentamento dovuto agli investitori in attesa di segnali più chiari sulle politiche economiche che il governo di Pechino intende adottare”, commenta il CEO.
Nonostante una tenuta delle esportazioni, il mercato immobiliare continua a rappresentare una zavorra per la fiducia dei consumatori. Un elemento di particolare interesse, per gli analisti, riguarda l’enorme liquidità inattiva: i risparmi bancari hanno raggiunto livelli pari al 120% del Pil nazionale. “Questo pone un interrogativo chiave su come questi saranno usati in futuro”, riflette Mercadal, aggiungendo che la forte competizione interna genera rischi deflazionistici dovuti a una contrazione dei prezzi.
Il nodo del conflitto mediorientale
Infine, uno sguardo alle variabili geopolitiche più calde. Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente, per il momento, non sembra aver scalfito il trend di crescita dei mercati emergenti. Tuttavia, Mercadal mette in guardia: “Le cose possono cambiare in caso di guerra lunga”, un avvertimento che sottolinea come la volatilità resti dietro l’angolo in un mondo sempre più frammentato.
