Asset allocation: i cambiamenti di Schroders in scia al conflitto in Medio Oriente

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno ridefinendo le strategie degli investitori globali, ma senza stravolgere completamente le prospettive di mercato. È questo il quadro delineato da Patrick Brenner, Chief Investment Officer, Multi-Asset di Schroders, che analizza il nuovo contesto tra inflazione, politiche monetarie e dinamiche energetiche.

Uno scenario già orientato al rischio

Prima dell’escalation con l’Iran, i portafogli erano già posizionati per uno scenario ciclico favorevole. “Siamo entrati nel conflitto con l’Iran posizionati per un contesto ciclico favorevole, con una propensione verso il rischio inflazionistico, date le aspettative di stimolo fiscale e un’attenzione alla resilienza delle catene di approvvigionamento, in un mondo caratterizzato da deglobalizzazione e tensioni geopolitiche”, afferma Brenner.

Una visione che si è tradotta in scelte precise: “Questa combinazione di vedute ci ha portato a una posizione di sovrappeso su azioni e materie prime e di sottopeso sulle obbligazioni“.

Petrolio e materie prime: fase più equilibrata

Con il recente picco dei prezzi del petrolio, però, qualcosa è cambiato. “Non possiamo prevedere cosa accadrà in Medio Oriente. Abbiamo deciso di prendere profitto sulla nostra ampia posizione nelle materie prime poiché, dopo il picco dei prezzi del petrolio, le prospettive risultano ora più equilibrate“.

La cautela resta comunque elevata. “Ciò non significa però che la volatilità sia terminata, poiché gli investitori devono ora determinare come le banche centrali potrebbero reagire a questo shock stagflazionistico”.

Inflazione e tassi: meno rischio rispetto al 2022

Secondo Brenner, lo scenario attuale è meno critico rispetto a quello vissuto nel 2022. “Non riteniamo che la situazione sia estrema come nel 2022, in quanto il livello iniziale dei tassi di interesse è significativamente più elevato e il livello sottostante di inflazione è più basso”.

Tuttavia, le pressioni restano. “Pensiamo che vi sia ulteriore spazio per un rialzo dei rendimenti obbligazionari e ci aspettiamo che il Treasury USA a 10 anni salga al 4,5%“. Allo stesso tempo, “riteniamo inoltre che vi sia il potenziale per un rialzo del dollaro statunitense, poiché gli Stati Uniti sono meno vulnerabili allo shock energetico”.

Credito e obbligazioni sotto pressione

Il giudizio sul comparto obbligazionario rimane prudente. “Abbiamo adottato anche una view negativa sul credito investment grade statunitense, poiché gli spread attuali offrono una protezione limitata rispetto ai potenziali rischi di stagflazione e all’aumento delle emissioni (coerente con le dinamiche di fine ciclo)”.

Azioni ancora favorite, ma con aggiustamenti

Nonostante le incertezze, l’azionario resta al centro delle strategie. “Manteniamo il nostro sovrappeso sulle azioni, ma abbiamo deciso di chiudere il sovrappeso sui titoli value internazionali, poiché il settore finanziario rimane vulnerabile alle preoccupazioni sui tassi“.

Gli Stati Uniti, in particolare, appaiono più solidi. “Gli Stati Uniti sono probabilmente più resilienti a un eventuale prolungato aumento dei prezzi del petrolio“.

Oro e mercati emergenti: i pilastri difensivi

Tra gli asset difensivi, l’oro continua a giocare un ruolo chiave. “Rimaniamo lunghi sull’oro nonostante la recente volatilità, poiché ci aspettiamo una domanda strutturale continua da parte delle banche centrali dei mercati emergenti e lo consideriamo un importante strumento di diversificazione contro i rischi fiscali e geopolitici”.

Positiva anche la view sui mercati emergenti. “Manteniamo inoltre la nostra posizione lunga nel debito dei mercati emergenti in valuta locale, dato il livello interessante dei rendimenti reali e dinamiche del debito più favorevoli”.

Outlook: crescita senza recessione, ma con rischi energetici

In prospettiva, lo scenario resta costruttivo ma non privo di incognite. “Riteniamo ancora che vi sia il potenziale per un rialzo delle azioni, poiché vediamo un basso rischio di recessione”.

Il principale rischio resta legato all’energia. “Tuttavia, riconosciamo il rischio di una prolungata interruzione dell’offerta energetica e pertanto abbiamo ridotto la ciclicità della nostra esposizione azionaria e aumentato l’esposizione al dollaro statunitense“.

Infine, una scelta tattica sulle materie prime. “Abbiamo monetizzato le nostre coperture lunghe sulle materie prime, ma rimaniamo sottopesati nelle obbligazioni, poiché il livello dei rendimenti rappresenta un rischio di valutazione per le azioni”.

Le principali scelte di asset allocation

Nel dettaglio, l’asset allocation riflette una preferenza per il rischio azionario e una cautela sul reddito fisso.

Sull’azionario, la valutazione resta positiva a livello globale, con un miglioramento per i mercati emergenti, in particolare in Asia. Più cautela invece su Europa, Regno Unito e Giappone, dove pesano fattori strutturali e incertezze politiche.

Negativo il giudizio sui titoli di Stato, considerati vulnerabili ai rischi inflazionistici, e sul credito societario, dove gli spread appaiono troppo compressi. Le materie prime, invece, passano a una posizione neutrale dopo il recente rally del petrolio.