Il 2025 ha segnato un punto di svolta per le obbligazioni dei Paesi emergenti. Con rendimenti compresi tra il 14% sulle valute forti e il 19% sulle valute locali, il comparto ha sovraperformato i mercati sviluppati per la prima volta dopo oltre un decennio, riportando l’attenzione degli investitori su questa asset class.
“Il 2026 si apre ora con buoni presupposti e, per molti aspetti, strutturalmente ancora più solidi”, afferma Enzo Puntillo, Head of Emerging Market Fixed Income di Swisscanto. “Il rientro dell’inflazione verso minimi storici in numerose economie emergenti sostiene livelli elevati di tassi reali, mentre in diversi Paesi i rendimenti restano nettamente superiori a quelli offerti dai mercati sviluppati. A ciò si aggiunge una crescita economica più resiliente del previsto in alcune aree chiave”.
“In questo contesto”, prosegue Puntillo, “il debito emergente potrebbe entrare in una nuova fase, meno legata al rimbalzo ciclico e più fondata su dinamiche macroeconomiche favorevoli”.
Approfondiamo dunque i tre fattori che, secondo l’analisi di Swisscanto, guideranno il mercato nel 2026.
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Inflazione su minimi storici
Uno degli sviluppi più rilevanti è il marcato rientro dell’inflazione in molti Paesi emergenti. Entro il 2026, i livelli inflazionistici dovrebbero attestarsi su minimi storici, sia in termini assoluti sia nel confronto con le economie avanzate. “Due i fattori principali alla base di questa dinamica”, spiega Puntillo: “da un lato, l’azione tempestiva e decisa delle banche centrali emergenti durante il picco inflattivo del 2021-2022, dall’altro, l’aumento delle importazioni dalla Cina, che ha contribuito a ‘esportare’ disinflazione grazie ai bassi costi di produzione”.
Un’inflazione contenuta ha implicazioni rilevanti. “In primo luogo, sostiene tassi di interesse reali elevati, creando un contesto favorevole per gli investitori obbligazionari. In Paesi come Brasile, Messico e Sudafrica, dove le politiche monetarie sono rimaste restrittive, il calo dell’inflazione rafforza ulteriormente l’attrattività dei rendimenti reali. In secondo luogo, una dinamica inflazionistica più contenuta riduce le pressioni sulla svalutazione delle valute locali, migliorando il potere d’acquisto relativo e la stabilità dei mercati valutari emergenti”.
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Rendimenti reali ancora molto elevati
Proprio i rendimenti reali rappresentano uno degli argomenti più solidi a favore del debito emergente nel 2026. In numerosi mercati, essi non solo restano positivi, ma si collocano ben al di sopra di quelli offerti dai Paesi sviluppati, anche nel confronto con le medie storiche di lungo periodo.
Brasile, Messico e Sudafrica continuano a distinguersi. “In particolare”, sottolinea l’Head of Emerging Market Fixed Income di Swisscanto, “il mercato obbligazionario brasiliano offre rendimenti reali nell’ordine del 9–10%, tra i più elevati a livello globale, grazie alla combinazione di tassi nominali ancora alti e inflazione sotto controllo. Anche il Messico presenta un quadro macroeconomico solido e rendimenti competitivi, rendendolo una destinazione privilegiata per gli investitori a reddito fisso”.
“Merita attenzione anche la Turchia”, aggiunge Puntillo. “Dopo anni di instabilità macroeconomica, il Paese sta beneficiando di una politica monetaria più ortodossa: con tassi ufficiali elevati e un’inflazione in rallentamento, le obbligazioni locali potrebbero offrire rendimenti interessanti su un orizzonte di 12–36 mesi. In un contesto globale caratterizzato da rendimenti compressi, queste opportunità risultano difficili da ignorare”.
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Crescita economica più resiliente del previsto
Il terzo tema chiave riguarda la crescita del prodotto interno lordo. Nonostante i venti contrari dell’economia globale, molti mercati emergenti mostrano una resilienza superiore alle attese.
La Cina resta un osservato speciale. “Dopo lo scoppio della bolla immobiliare, emergono segnali iniziali di stabilizzazione: i prezzi delle abitazioni stanno correggendo e lo stock di immobili invenduti inizia a ridursi”, analizza Puntillo. “Il processo di aggiustamento non è ancora concluso, ma le basi per un mercato immobiliare più equilibrato nel medio termine iniziano a delinearsi. Al tempo stesso, le preoccupazioni su una possibile ‘trappola del reddito medio’ appaiono eccessive. L’economia cinese continua a spostarsi verso segmenti a maggiore valore aggiunto, rafforzando il proprio ruolo nei settori tecnologici e dell’innovazione, con potenziali benefici per la crescita di lungo periodo”.
“Anche al di fuori della Cina”, conclude, “diversi Paesi emergenti in Asia, America Latina e Africa stanno mostrando dinamiche di crescita migliori delle attese. Per gli investitori obbligazionari, una crescita più solida riduce i rischi macroeconomici e rafforza l’appeal delle emissioni locali”.
In sintesi
“Nell’insieme, nel 2026 il debito dei mercati emergenti potrebbe beneficiare di una combinazione favorevole di fattori macroeconomici: inflazione contenuta, rendimenti reali elevati e crescita più resiliente del previsto”, riassume Enzo Puntillo. “Paesi come Brasile, Messico, Sudafrica e Turchia offrono oggi alcune delle opportunità più interessanti a livello globale, mentre l’universo emergente nel suo complesso continua a presentare un potenziale significativo”.
Il settore, dopo il rimbalzo del 2025, sembra quindi preparato a costruire una fase di performance su fondamenta più solide e durature, sotto la guida di dinamiche macroeconomiche strutturalmente migliorate.
