Allarme di Lemanik: “Il populismo finanziario ha creato una bolla insostenibile”

Secondo Maurizio Novelli, gestore di Lemanik, i mercati stanno prefigurando uno shock inflazionistico e un rialzo dei tassi d’interesse, ma la domanda cruciale è un’altra: chi può permettersi tassi più alti sul debito con l’indebitamento di sistema a questi livelli? Novelli è categorico: “Certamente non gli Stati Uniti, che hanno accumulato livelli di indebitamento nel settore pubblico e privato mai visti nella storia, certamente non l’Europa che annaspa economicamente da oltre sei anni in una stagnazione, forse neppure il Giappone, che vorrebbe tassi più alti ma non ha il coraggio di alzarli per non far schiantare i carry trade che sostengono il Dollar Standard”. Il quadro che ne deriva è quello di una vulnerabilità estrema, dove “ci apprestiamo a subire uno shock inflazionistico ulteriore senza possibilità di contrastarlo”.

Consumi a pezzi e inflazione di breve durata

Novelli introduce un elemento controintuitivo: l’inflazione, seppur in arrivo, potrebbe essere di breve durata. Il motivo risiede nel crollo del potere d’acquisto. “Il potere d’acquisto delle famiglie americane subirà un ulteriore ridimensionamento, procurando in breve tempo un crollo dei consumi interni finanziati a tassi superiori al 24%, tanto costa il credito erogato tramite carte di credito”, spiega il gestore di Lemanik. Secondo Novelli, gli Stati Uniti non hanno più margini di manovra: non possono fare politiche fiscali mirate per controllare il debito, né politiche monetarie per difendersi dall’inflazione, senza innescare una crisi finanziaria o speculativa. “La finanza tiene in ostaggio qualsiasi decisione di risanamento del sistema”, scrive.

S&P 500 destinato a crollare (non per i tassi)

Secondo la visione di Novelli, il crollo non sarà innescato da un aumento del costo del denaro, ma da un cedimento interno ben più profondo. “Penso che l’indice S&P 500si rimangerà tutto il rialzo macinato dal 2020 in poi, non per un rialzo dei tassi, ma per un cedimento dei consumi interni e per una crisi sul credito speculativo dello Shadow Banking System, che a breve intaccherà il sistema bancario”. Il gestore critica duramente l’entusiasmo di mercato: “E’ da tempo che sottolineo che il rialzo dei mercati sostenuto da queste politiche non dovrebbe essere un motivo di festeggiamenti, dato che per gonfiare la bolla speculativa devo implementare senza sosta politiche da bancarotta”. E aggiunge un’etichetta provocatoria: “Il problema è che da anni ci crogioliamo nel ‘populismo finanziario’, che ha sostituito di fatto il ‘panem et circenses’, dato che ora il ‘circenses’ è il trading on line”.

Il buco nero dei Private Markets

Un capitolo a parte merita il sistema del credito ombra. Novelli lancia l’allarme sulle dimensioni del fenomeno: “Credo anche che tali politiche di ‘populismo finanziario’ siano il fattore che ha gonfiato a dismisura anche i Private Markets a oltre 14 trilioni di dollari, che in aggiunta al settore cripto, costituiscono un gigantesco problema di valutazione del reale valore degli asset”. Il punto dolente è l’opacità: “Quando un settore di tali dimensioni può definire a suo piacimento il valore degli asset che detiene, definire il rating del credito che eroga e, di fatto, generare performance che puoi solo vedere ma non incassare (se no ti metto il gate all’uscita), possiamo forse farci qualche domanda sulla credibilità dell’intero settore finanziario”.

La K capovolta e la recessione per l’80% della popolazione

Novelli mette poi in discussione anche i dati macroeconomici tradizionali. “La K shape recovery che si tende a dipingere nei report delle banche d’investimento, è in realtà sempre esistita”. Ma oggi la forbice è diventata un abisso: “Il problema di oggi è che la K evidenzia un 80% della popolazione che si posiziona sulla linea discendente e solo un 20% che beneficia della crescita”. Di conseguenza, “Non credo quindi che i dati macro, ormai ‘costruiti’ per dipingere un contesto che appartiene ormai solo al top 20%, siano indicativi di quello che realmente accade all’economia. Questo accade in Cina, negli Stati Uniti e in parte anche in Europa. Quello che per pochi è crescita economica per molti è già recessione”.

Niente rialzo tassi, buy opportunity sui bond, oro in risalita

Quale sarà la reazione delle Banche Centrali? Secondo Novelli, nessun rialzo. “Le Banche Centrali non alzeranno i tassi perché temono un cedimento dell’economia”, scrive, prevedendo invece un intervento fiscale USA in vista delle elezioni di Mid Term. Per i bond, la sua view è controcorrente: “Il mercato dei bonds rimarrà quindi sotto pressione ribassista ma la fase attuale può considerarsi una buy opportunity”. Quanto all’oro, “ha subito solo una profonda correzione tecnica. Quando il mercato inizierà a capire che i tassi non possono salire più di tanto senza creare un disordine finanziario globale e una recessione, l’Oro tornerà in trend rialzista e il Dollaro riprenderà la discesa”.

“Sell on Rally” e la trappola della liquidità

La conclusione di Maurizio Novelli è severa. Nonostante la liquidità in rapporto al PIL sia in crescita, il sistema è in una trappola. “Le politiche di sostegno finora attuate perdono costantemente di efficacia e servono solo a impedire il cedimento delle bolle speculative. Il sistema verrà quindi trascinato in crisi dalle stesse politiche implementate per evitare la crisi”. L’invito agli investitori è chiaro: “L’eventuale rimbalzo del mercato sulle politiche di stimolo sarà una opportunità per vendere”. E il monito finale sulla tempistica: “E’ inoltre altamente probabile che, a causa del costante deterioramento della qualità del credito, prima della fine del mandato Trump avremo una crisi finanziaria di significative proporzioni innescata dal credito speculativo accumulato nel sistema in oltre 14 anni di Quantitative Easing”.