Investimenti: quattro principi chiave per prepararsi a qualsiasi scenario di mercato

Il 2025 si avvia a essere archiviato come un anno intenso e, per molti versi, memorabile per i mercati finanziari. Proprio per questo, secondo Cfo Sim, è il momento giusto per guardare avanti e fissare alcuni punti fermi utili ad affrontare il 2026 con maggiore consapevolezza. A tracciare di seguito la rotta è Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione della società, che individua quattro principi chiave per prepararsi a qualsiasi scenario.

Il primo è quello che Tognoli definisce un vero e proprio “controllo sanitario” dell’economia. “Non parliamo di una visita medica, ma della necessità di monitorare attentamente la temperatura della crescita economica all’inizio del nuovo anno, in particolare negli Stati Uniti, man mano che le interruzioni nei dati fino alla fine del 2025 inizieranno a risolversi”.

L’attenzione degli investitori resta puntata soprattutto sul mercato del lavoro americano. La chiusura del Bureau of Labor Statistics ha impedito la pubblicazione di un rapporto completo sull’occupazione a ottobre, mentre la stessa agenzia ha ammesso che la qualità dei dati di ottobre e novembre è stata inferiore alla norma. “I segnali arrivati finora sono stati ambigui: le assunzioni private sembrano essere migliorate in autunno, ma il tasso di disoccupazione è salito”, osserva Tognoli.

In questo contesto, il rapporto sulle buste paga di dicembre assume un’importanza cruciale. “I mercati gli presteranno più attenzione del solito, perché fornirà la prima lettura ininterrotta del mercato del lavoro da settembre. Ci auguriamo che offra maggiore chiarezza”. Un discorso analogo vale per l’inflazione: i dati sul CPI di dicembre, attesi a metà gennaio, dovrebbero finalmente restituire un quadro più affidabile dopo le distorsioni legate alla mancata raccolta di dati in autunno.

Il secondo proposito riguarda il modo di far lavorare i propri risparmi. I tassi di interesse statunitensi sono già scesi di 175 punti base rispetto al picco del 2024 e, secondo Cfo Sim, potrebbero calare ancora. “Non è una previsione scontata, perché l’inflazione resta elevata e all’inizio del 2026 saranno passati cinque anni dall’ultima volta in cui la crescita dei prezzi è scesa in modo duraturo verso l’obiettivo del 2% della Fed”. Dai verbali della riunione di dicembre emerge infatti che “diversi membri del FOMC non sono propensi a ulteriori tagli senza progressi più evidenti”.

Allo stesso tempo, all’interno della Fed cresce la fiducia in un raffreddamento graduale dell’inflazione. “La maggioranza dei membri si aspetta un ulteriore calo e alcuni sottolineano come le aziende siano riluttanti ad aumentare i prezzi a fronte di una domanda debole”. Pur restando cauti sugli effetti dei dazi, che potrebbero spingere temporaneamente al rialzo i prezzi dei beni, Cfo Sim ritiene che lo scenario più probabile resti quello di una Fed orientata al taglio. I mercati scontano due riduzioni da 25 punti base nel corso dell’anno, con tassi intorno al 3%. “Siamo sostanzialmente d’accordo e riteniamo che la Fed possa intervenire ancora una o due volte, portando i tassi nell’intervallo 3-3,5%”.

Il terzo pilastro è la diversificazione. La straordinaria sovraperformance dei grandi titoli tecnologici statunitensi ha caratterizzato l’intero ciclo rialzista: in tre anni il gruppo dei cosiddetti Magnificent Seven ha guadagnato il 325%, contro circa l’80% dell’S&P 500. “Da un lato l’intelligenza artificiale ha sostenuto utili eccezionali, dall’altro l’eccezionalismo statunitense ha attirato capitali globali”, spiega Tognoli.

Oggi, però, emergono segnali di cambiamento. Le attese degli analisti indicano una crescita degli utili diffusa a tutti gli undici settori dell’indice, con il divario tra tecnologia e resto del mercato in progressiva riduzione. Inoltre, il dollaro è passato dall’essere un freno a un supporto per i rendimenti internazionali grazie a un deprezzamento del 10% su base ponderata. “Un dollaro stabile o leggermente più debole potrebbe rafforzare l’attrattiva delle azioni dei mercati sviluppati ed emergenti al di fuori degli Stati Uniti nel 2026”, sottolinea Tognoli.

Infine, l’ultimo consiglio è forse il più delicato: non fare politica con il portafoglio. Il 2025 è stato segnato da forti cambiamenti nelle politiche commerciali statunitensi e da fasi di marcata volatilità, come la correzione di inizio aprile. “Eppure, nonostante queste oscillazioni, i mercati hanno continuato a registrare rendimenti solidi”.

Secondo Cfo Sim, nel secondo anno dell’amministrazione statunitense potrebbero esserci meno colpi di scena sul fronte dei dazi, anche se restano alcune incognite, come la rinegoziazione del CUSMA nel 2026 e le elezioni di medio termine. “È prevedibile che durante i negoziati emergano atteggiamenti ostentati, ma ci aspettiamo modifiche piuttosto che una riscrittura radicale dell’accordo”.

La conclusione è netta: “È importante non reagire in modo eccessivo alle incertezze politiche né lasciare che le opinioni personali influenzino le strategie di investimento. Gli investitori dovrebbero concentrarsi sulla costruzione di un portafoglio ben diversificato, coerente con i propri obiettivi finanziari”. Un approccio pragmatico che, secondo Cfo Sim, resta la bussola migliore per affrontare il 2026.