Gli strategist di Bnp Paribas hanno delineato nel loro più recente Global Outlook per i prossimi mesi uno scenario in cui la crescita globale rimane sopra il potenziale e l’inflazione sopra il target, spingendo la Fed a unirsi alle altre principali banche centrali nel ciclo di rialzo dei tassi.
“La crescita resiliente e l’inflazione persistente restano i temi centrali del nostro scenario globale, con un contributo critico da parte dell’AI e della spesa per la difesa”, hanno affermato gli strategist dell’istituto transalpino.
Secondo Bnp Paribas, il mercato sconta troppo poco per la Fed, è equo per la BoJ e alla fine prezza troppo Bce e BoE. Da qui la previsione di tre rialzi da 25 punti base da parte della Fed tra settembre 2026 e gennaio 2027, che porterebbero il tasso sui Fed Funds al 4,00-4,25% entro fine anno.
Il motore della crescita: AI e difesa
“La forza degli indicatori anticipatori del manifatturiero globale è in parte in contrasto con il contesto di frizioni commerciali, incertezza geopolitica e condizioni monetarie e finanziarie più restrittive; la consideriamo una prova del potente supporto alla crescita derivante dalla domanda guidata dall’AI e dall’aumento della spesa per la difesa”, sottolinea Bnp Paribas.
L’outlook evidenzia poi come la spesa per i data center sia fortemente dipendente dalle importazioni, creando una forte correlazione tra l’espansione dell’infrastruttura AI e le importazioni statunitensi. “Il rapporto commercio/PIL globale sta finalmente rompendo un plateau durato due decenni, segnando un nuovo capitolo nella narrativa della globalizzazione”, aggiungono.
La Germania è citata come esempio tangibile dell’impatto della spesa per la difesa sull’economia reale, con gli ordinativi manifatturieri dei settori legati alla difesa in forte crescita.
Inflazione: la persistenza è il nome del gioco
“Le recenti letture dell’inflazione statunitense non dovrebbero essere prese per buone. La combinazione di forze cicliche e strutturali, come la frammentazione e i vincoli sull’offerta di lavoro e beni, suggerisce che le pressioni inflazionistiche persisteranno”, avvertono gli strategist.
Un caso emblematico citato nel rapporto è l’aumento dell’11% su base annua dei prezzi statunitensi per computer e attrezzature per investimenti, “una straordinaria deviazione da sei decenni di deflazione specifica del settore”.
Sul fronte geopolitico, lo scenario base per il prossimo trimestre è un “conflitto congelato” in Iran, con prezzi del petrolio intorno agli 80 dollari al barile e ulteriori rischi al rialzo per gas e elettricità in Europa. “I rischi sull’inflazione restano quindi orientati al rialzo, in particolare per gli importatori di energia in Europa e Asia”, spiegano nell’outlook gli strategist.
Politica monetaria: dalla retorica all’azione
“La svolta delle banche centrali è in pieno movimento”, scrivono gli strategist di Bnp Paribas. Oltre ai tre rialzi della Fed, la banca prevede due ulteriori rialzi della Bce(settembre e dicembre), un rialzo della BoJ fino al 2% entro fine 2027 e un singolo rialzo “assicurativo” della BoE quest’anno, portando il Bank Rate al 4%.
“Mentre i mercati hanno recuperato le nostre aspettative per un aggiustamento più rapido dei tassi in Giappone, continuano a sottostimare l’entità del ciclo restrittivo statunitense”, affermano. “Al contrario, riteniamo che la BCE sottoperformerà rispetto ai prezzi di mercato attuali, preferendo una posizione ‘higher for longer’”.
Tassi e valute: vendere i rally, non inseguire i sell-off
Sui mercati obbligazionari, “il sell-off aggressivo dei rendimenti G4 nel 2026 li ha già spinti verso i nostri precedenti target ribassisti, riducendo lo spazio per ulteriori sostanziali rialzi”. La banca rimane ribassista sui Treasury Usa, ma “ora è più incline a vendere i rally che a inseguire i sell-off”.
Sul dollaro, BnpParibas passa da ribassista a neutrale fino a fine anno: “Il dollaro gode di un contesto ciclico positivo, sostenuto da differenziali di rendimento in ampliamento e da un’economia statunitense che beneficia in modo sproporzionato dell’AI. Tuttavia, l’outlook strutturale rimane negativo”.
Credito e azioni: cautela prima, ottimismo poi
“Il credito sta diventando sovraffollato in un momento in cui anche i titoli di Stato lo sono, il che riteniamo porrà un pavimento agli spread creditizi”, spiegano gli strategist. “Non siamo più rialzisti sul credito”.
Sulle azioni, Bnp Paribas prevede “una stalla autunnale a causa della stagionalità e dell’atteggiamento hawkish, seguita da un’ascesa di fine anno verso nuovi massimi guidata da una crescita solida”. L’istituto ha alzato i target a 12 mesi per l’S&P 500 da 7.500 a 8.500 e per lo STOXX 600 da 650 a 700.
Fiscalità ed elezioni: il rischio da monitorare
“Nonostante la crescita solida, le tendenze fiscali restano una preoccupazione primaria”, avvertono gli economisti. “Le elezioni negli Stati Uniti e in Europa sono potenziali trigger per un aumento della volatilità di mercato e un repricing del rischio sovrano”. In particolare, sulla Francia: “Se il Rassemblement National vincesse la presidenza, lo spread OAT-Bund a 10 anni potrebbe ampliarsi bruscamente fino a 120 punti base nel Q2 2027 e poi verso 130 punti”. Al contrario, con un presidente centrista, “lo spread potrebbe restringersi significativamente dopo le elezioni e normalizzarsi verso i minimi pre-giugno 2024”.
Materie prime: oro verso i 5.000 dollari
“Nonostante i toni più hawkish del presidente della Fed Warsh al meeting di Jackson Hole di agosto, rimaniamo rialzisti sull’oro e ci aspettiamo che le tendenze di supporto a lungo termine perdurino”, affermano gli strategist. “Vediamo l’oro avvicinarsi ai 5.000 dollari l’oncia entro fine anno, con rischi al rialzo se la Fed non interviene”.
Sul petrolio, “ci aspettiamo un mercato rangebound ma volatile sui flussi a singhiozzo di Hormuz, mentre i prezzi del gas dovrebbero salire nel breve termine”.
Un autunno di cautela, un inverno di ottimismo
In sintesi, Bnp Paribas delinea un percorso a due velocità per i mercati: un autunno caratterizzato da cautela, con una pausa delle azioni e un’attenta selezione nel credito, seguito da una ripresa di fine anno guidata da fondamentali economici solidi.
“Con il contesto macroeconomico che rimane fondamentalmente favorevole per gli asset rischiosi, stiamo adottando una posizione più cauta sia nel credito che nelle azioni”, concludono gli strategist. “Tuttavia, consideriamo qualsiasi calo delle azioni come un’opportunità di acquisto; con la storia di crescita sottostante intatta, ci aspettiamo che le azioni raggiungano nuovi massimi verso fine anno”.
