Servizi finanziari, l’AI guida la produttività: competenze e complessità organizzativa tra le sfide

L’intelligenza artificiale sta assumendo un peso crescente nei programmi di incremento della produttività del settore finanziario. Tra i 240 CEO dei servizi finanziari intervistati a livello globale tra agosto e settembre 2026 nell’EY CEO Outlook Survey, il 54% colloca gli strumenti e le applicazioni AI tra i tre fattori che hanno contribuito maggiormente all’aumento della produttività negli ultimi 12 mesi. Il ridisegno e la semplificazione dei processi seguono al 46%, mentre il 44% indica l’introduzione di strutture dedicate alla gestione e alla misurazione dei guadagni di efficienza e produttività.

In particolare, per i CEO del settore Insurance, tra i fattori che hanno contribuito maggiormente a incrementare la produttività, oltre all’adozione di strumenti e applicazioni AI (49%), il secondo fattore è rappresentato dal reskilling del personale (44%, +6% rispetto alla media dei servizi finanziari).

Nicola Panarelli, Italy Financial Services Consulting Leader EY, commenta: “Nei servizi finanziari l’AI è oggi il primo fattore di incremento della produttività. Solo il 15% delle aziende, però, ha piena visibilità sui costi dell’AI e sul ritorno degli investimenti. Per valutare la sostenibilità economica dei progetti bisogna considerarne il costo complessivo, comprese le spese ‘abilitanti’ quali change management e governance”.

La produttività viene misurata soprattutto attraverso risultati operativi

Per il 42% dei CEO, la prova più chiara della creazione di valore è una maggiore velocità di esecuzione o la riduzione dei tempi di ciclo. Il 17% indica una maggiore resilienza operativa a parità di costo, mentre il 14% considera prioritario il miglioramento dei risultati per i clienti senza un aumento dei costi.

Nicola Panarelli, Italy Financial Services Consulting Leader EY, aggiunge: “Il ritorno va misurato sui risultati di business generati, non sul livello di adozione. Contare i progetti non è più sufficiente: abbiamo bisogno di ridurre il numero di iniziative a quelle realmente capaci di dimostrare valore economico e scalabilità. Da un punto di vista manageriale, significa anche analizzare l’impatto effettivo dei progetti e interrompere quelli che non raggiungono gli obiettivi”.

Una quota rilevante dei benefici ottenuti viene destinata a nuovi investimenti

Il 58% dei CEO reinveste i guadagni di produttività in crescita, innovazione o trasformazione. Per quasi uno su cinque (19%), invece, questi benefici vengono assorbiti principalmente dalla complessità organizzativa, dagli adempimenti regolamentari, dalla gestione del rischio o da nuove esigenze operative. Il 13% li utilizza per lo sviluppo delle competenze della forza lavoro.

La conversione della produttività in valore incontra soprattutto ostacoli organizzativi, tecnologici e progettuali

Un CEO su tre (33%) indica come principale barriera la complessità organizzativa, la regolamentazione o l’aumento delle attività di gestione del rischio. Una quota analoga (32%) individua il limite nelle tecnologie legacy e nei modelli operativi obsoleti; per uno su cinque (20%) il problema è più manageriale e progettuale, riguarda il mancato reimpiego del tempo risparmiato in attività a maggiore valore.

La gestione dei costi dell’intelligenza artificiale rappresenta un ulteriore elemento nella valutazione degli investimenti. Solo il 15% dei CEO dispone di una visibilità completa e in tempo reale sui costi dell’AI e dichiara una forte capacità di misurarne il ritorno. Il 62% dispone invece di informazioni affidabili sulla maggior parte dei costi e ritiene di poter valutare il ROI con ragionevole sicurezza, mentre uno su cinque segnala ancora lacune rilevanti nella capacità di ricostruire i costi.

Anche l’organizzazione del lavoro entra nel perimetro degli investimenti in AI

L’83% dei CEO ritiene che nei prossimi tre anni l’impatto dell’intelligenza artificiale sarà maggiore su ruoli, competenze e modalità di lavoro rispetto alla dimensione degli organici. Allo stesso tempo, il 39% considera insufficiente la velocità con cui la propria organizzazione sta sviluppando le competenze necessarie per tenere il passo con l’innovazione nell’AI.

Sul fronte della crescita, il 40% dei CEO indica l’innovazione di prodotto, servizio e modello di business come principale priorità organica per i prossimi 12-24 mesi, mentre il 31% punta sul miglioramento della customer experience. Tra le leve esterne, il 53% indica partnership strategiche, alleanze e joint venture. L’AI entra anche nei processi di valutazione delle operazioni: il 10% dichiara di averla già integrata nella maggior parte delle attività legate alle transazioni, il 36% la utilizza in più ambiti ma senza un’applicazione uniforme nell’organizzazione e il 48% la sta sperimentando in attività selezionate.