“Cosa potrebbe andare storto?“. La domanda se la pone Fabrizio Quirighetti, Cio and Head of Multi-Asset di Decalia, che in occasione di Halloween invita gli investitori a salire sul “treno fantasma dei mercati finanziari” delle prossime settimane.
“In breve, potrebbero andare storte parecchie cose. Ma in questo periodo di Halloween è facile spaventarsi“, osserva Quirighetti, secondo il quale “in termini di suspense, sudore freddo, scenari diabolici e potenziali spaventose sorprese, gli investitori saranno probabilmente ben serviti”.
Sul percorso, spiega l’esperto, i passeggeri del treno fantasma attraverseranno “scenari illuminati in modo speciale: riunioni delle banche centrali, utili delle mega-cap tecnologiche, una valanga di dati macroeconomici e le elezioni di medio termine statunitensi di martedì prossimo”. E il panorama politico brasiliano “si è già trasformato in un incubo per gli investitori, con la vittoria di Lula per un quarto mandato ieri, battendo di misura Flavio Bolsonaro”. Tra i temi spaventosi che “esacerberanno le incertezze” Quirighetti cita “il tunnel dei rialzi della Fed, il ritorno di un’inflazione da morti viventi, la crisi energetica dello Stretto di Hormuz o gli scheletri nascosti nell’oscurità relativi agli investimenti in IA”.
L’edizione 2026 degli scenari horror
Prima di “urlare e andare nel panico”, Quirighetti propone di esplorare la “Casa Infestata”. Due anni fa, “quasi lo stesso giorno”, l’esperto aveva scritto “un elenco di sceneggiature horror che avrebbero potuto far deragliare il mercato rialzista da sogno, sperando che rimanessero nel cassetto”. Rileggere quella lista, ammette, “è un esercizio che induce all’umiltà: alcune sono uscite dal cassetto e ora sono in programmazione nei cinema”. Con l’aiuto del giovane collega Christophe Reuter, ecco dunque “l’edizione 2026, articolata attorno alle stesse quatro stanze: geopolitica, politica statunitense, contesto macroeconomico sfavorevole e altri rischi endogeni o esogeni. Come sempre, escludendo le incognite sconosciute”.
Geopolitica: la ri-escalation nello Stretto di Hormuz
Sul fronte geopolitico, “i prezzi dell’energia restano la variabile chiave per valutare il potenziale impatto duraturo sull’economia e sui mercati”. Questa volta, avverte Quirighetti, “non si tratta di una questione teorica. In Medio Oriente, lo scenario non è più escalation, ma ri-escalation”. Da quando “Stati Uniti e Israele hanno sferrato attacchi contro l’Iran il 28 febbraio, lo Stretto di Hormuz è stato in gran parte chiuso al traffico marittimo ufficiale tracciato, con un blocco navale statunitense in vigore sui porti meridionali iraniani”. La scorsa settimana “l’Iran ha dichiarato che sette petroliere sono state colpite nello stretto, il bilancio giornaliero più alto dall’inizio della guerra, e ha minacciato una risposta più ampia”. Gli analisti ritengono “improbabile un attacco statunitense prima delle elezioni di midterm del 3 novembre, ma la retorica di entrambe le parti ha alimentato i timori di una ripresa delle ostilità”. Lo scenario horror: “la ripresa di una guerra aperta dopo le elezioni, con le infrastrutture energetiche del Golfo e la rotta del Mar Rosso colpite contemporaneamente”. E un intreccio di eventi: “Teheran ha minacciato cavi sottomarini, data center e strutture di intelligenza artificiale collegati agli Stati Uniti negli Emirati Arabi Uniti”.
Politica statunitense: Congresso in bilico
Il 3 novembre “è in gioco il controllo del Congresso, con potenziali ripercussioni sull’agenda politica di Trump e sui mercati finanziari”. I Democratici sono “dati per favoriti nella riconquista della Camera, mentre la situazione al Senato è molto più incerta”. Gli esiti più destabilizzanti? “Un risultato molto incerto, con riconteggi, ricorsi legali e giorni di incertezza su chi controllasse una o entrambe le camere”, oppure “un risultato per cui i mercati non sono realmente preparati, in entrambe le direzioni: i Repubblicani che mantengono il controllo di entrambe le camere (un Trump rinvigorito e maggiore margine di manovra fiscale in un momento in cui i rendimenti dei titoli del Tesoro sono al 5%) o una vittoria schiacciante dei Democratici (stallo politico, scontri sul bilancio e sui dazi con la Casa Bianca)”.
Macro: stagflazione, recessione e nessun atterraggio morbido
Nel contesto macroeconomico sfavorevole, Quirighetti individua tre scenari. Il primo è la stagflazione: “La Fed ha alzato i tassi a settembre per la prima volta dal 2023 e si prevede che mercoledì dovrebbe concedere una pausa, ma i future indicano una probabilità superiore all’80% di un rialzo a dicembre, e l’inflazione PCE di settembre probabilmente rimarrà ben al di sopra del 3%”. Lo scenario: “una Fed costretta a continuare ad aumentare i tassi in caso di shock petrolifero, mentre la crescita rallenta”. Il secondo è la recessione: “il petrolio costoso e i tassi d’interesse più alti finalmente fanno sentire il loro peso. Per ora, il FMI prevede ancora una crescita mondiale del 3,1% nel 2026, ma la situazione potrebbe cambiare rapidamente, soprattutto se il mercato del credito dovesse incrinarsi”. Il terzo è l’assenza di un atterraggio morbido: “il mercato del lavoro statunitense si sta surriscaldando di nuovo, spingendo la Fed, sotto la guida di Kevin Warsh, verso un ciclo di rialzi dei tassi più aggressivo di quanto previsto”.
IA, vigilanti obbligazionari e incidenti di mercato
Tra gli altri rischi, Quirighetti cita l’intelligenza artificiale, su cui “è stata iniettata di recente nella narrativa una forte dose di scetticismo, a causa della crescente incertezza sul percorso e sulla sequenza di sviluppo dell’IA”. Il FMI ha classificato “una correzione dell’IA tra i tre principali rischi per la stabilità finanziaria globale, considerando 650 miliardi di dollari di debito in operazioni circolari legate all’IA”. Lo scenario: “un incidente finanziario (uno sviluppatore di data center incapace di rifinanziarsi, un hyperscaler deludente in termini di rendimenti sugli investimenti) che innesca una rapida deflazione della concentrazione del mercato statunitense”. Ci sono poi i “vigilanti obbligazionari, che si sono già messi in sella”: il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni “si attesta al 5,0%, così come quello dei titoli di Stato francesi a 10 anni in Europa, al massimo da oltre vent’anni, con lo spread OAT-Bund a circa 150 punti base”. Lo scenario: “un’oscillazione disordinata dei titoli del Tesoro o degli OAT che costringe le banche centrali a intervenire, con la politica francese che getta benzina sul fuoco”. Quirighetti menziona anche “un incidente destabilizzante sui mercati: una leva finanziaria eccessiva e non rilevata di un attore importante, il fallimento di un grande ETF, uno scandalo nel settore delle criptovalute”. Spunti di riflessione: “nello stress test avverso del FMI, le banche che detengono il 22% delle attività bancarie globali non raggiungerebbero i requisiti, contro il 18% di un anno fa, mentre gli hedge fund gestiscono ora circa 13 trilioni di dollari”. E poi “la singolarità umana arriverà prima del previsto: se la bolla dell’intelligenza artificiale non dovesse scoppiare, forse saranno le macchine a prendere il sopravvento. Difficile dire quale delle due ipotesi sia più spaventosa”. O “qualsiasi cigno nero a cui possiate pensare, o altre incognite sconosciute”.
Meglio nuotare vicini alla riva
Nonostante gli spettri, per Quirighetti “potrebbe essere utile tutelarsi nelle prossime settimane, considerando tutte queste variabili sconosciute che si insinuano nell’equazione”. Osservando le performance di mercato “sorprendentemente positive” di quest’anno, “è difficile distinguere tra resilienza e compiacimento, visti i numerosi ostacoli inaspettati che si sono presentati finora. Anche se sotto la superficie, si possono notare crepe, brusche oscillazioni e danni significativi in aree specifiche”. In questo contesto, conclude l’esperto, “potrebbe essere saggio nuotare un po’ più vicini alla riva in questo momento. Come dice il proverbio, è meglio guardare avanti e prepararsi che guardare indietro e avere rimpianti. Buon viaggio e buon Halloween!”.
