Swisscanto: le opportunità globali incontrano i mercati emergenti

Una piattaforma di asset management arrivata a 380 miliardi di euro di masse, una presenza sempre più rilevante nelle classifiche europee e globali e una view di mercato che resta costruttiva sull’azionario, con una preferenza marcata per i mercati emergenti. Sono alcuni dei messaggi emersi dall’incontro con la stampa organizzato da Swisscanto a Zurigo il 29 settembre, al quale ha avuto la possibilità di essere presente anche la redazione di Bluerating.

La giornata si è aperta con una presentazione dedicata al posizionamento di Zürcher Kantonalbank e Swisscanto nell’industria dell’asset management, seguita dalla view global macro illustrata da Roger Rüegg, Head Multi-Asset di ZKB.

Swisscanto, masse da 21 a 380 miliardi dal 2008

La prima parte dell’incontro ha fotografato anzitutto la crescita della piattaforma. Gli asset under management sono passati dai 21 miliardi di euro del 2008 ai 380 miliardi dell’agosto 2026, dopo aver raggiunto 265 miliardi nel 2023, 317 miliardi nel 2024 e 350 miliardi nel 2025.

Una traiettoria accompagnata negli anni da alcuni passaggi strategici: dal rafforzamento delle soluzioni indicizzate nel 2011 all’acquisizione di Swisscanto Group nel 2015, fino all’introduzione più ampia degli obiettivi climatici nei fondi a gestione attiva nel 2020. Sul fronte internazionale, nel 2024 è stata aperta la filiale di Swisscanto Asset Management International a Milano, seguita nel 2025 da quella di Madrid.

Zürcher Kantonalbank ha chiuso il 2025 con 622 miliardi di euro di client assets, 14,5 miliardi di net new money, un totale di bilancio di 222 miliardi e un utile consolidato di 1,52 miliardi. Il risk-based capital ratio going-concern è pari al 22,7%, mentre la banca, di proprietà del Cantone di Zurigo, presenta rating AAA da S&P e Fitch e Aaa da Moody’s.

La gamma comprende 242 fondi. La componente più numerosa è rappresentata dalle soluzioni indicizzate, con 91 prodotti, pari al 38% dell’offerta; seguono 57 fondi multi asset, 46 obbligazionari, 45 azionari e 3 immobiliari. La piattaforma serve una clientela diversificata che comprende investitori istituzionali, fondi pensione, clienti retail, high-net-worth individual e operatori wholesale.

La Svizzera terzo hub europeo dell’asset management

La presentazione ha evidenziato anche il peso crescente della Svizzera nell’industria europea del risparmio gestito. Secondo i dati IPE 2026 mostrati durante l’incontro, con oltre 4.000 miliardi di euro di masse il mercato elvetico rappresenta il terzo hub europeo dell’asset management, dietro Regno Unito e Francia.

All’interno di questo scenario, ZKB risulta 13esima in Europa per masse istituzionali, migliorando dal 16esimo posto del 2024 e dal 14esimo del 2025. A livello globale si colloca invece al 78esimo posto per asset complessivi, rispetto all’88esimo del 2024 e all’86esimo del 2025.

Non soltanto dimensioni. Nella parte introduttiva è stato sottolineato anche il ruolo che l’asset management è chiamato a svolgere nell’economia attraverso cinque direttrici: accesso ai mercati dei capitali, responsabilità nell’esercizio della proprietà, investimenti sostenibili, rendimento dei risparmi previdenziali e raccolta di capitale.

Tre, invece, i grandi trend che secondo Swisscanto stanno ridisegnando l’industria: la gestione di mercati finanziari sempre più complessi, l’ascesa e la democratizzazione degli investimenti alternativi e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della tecnologia.

È su questo scenario che si è inserita la successiva analisi dei mercati di Roger Rüegg.

Rüegg: la Svizzera resta un’isola dei tassi bassi

Il punto di partenza della view del responsabile Multi-Asset di ZKB è proprio il mercato domestico. La Svizzera continua a essere, nelle parole utilizzate nella presentazione, una “low interest rate island”.

Il tasso della Swiss National Bank è allo 0%, mentre il rendimento del decennale governativo elvetico si colloca intorno allo 0,5%. Il confronto con gli altri principali mercati sviluppati è netto.

Nelle slide presentate da Rüegg, i rendimenti indicati raggiungono circa il 4,9% negli Stati Uniti, il 3,5% in Germania, il 5,3% nel Regno Unito, il 5,4% in Australia e il 3% in Giappone.

Il differenziale tra i titoli governativi svizzeri e gli altri bond dei Paesi G6 si è così allargato fino a livelli molto elevati in prospettiva storica.

La prima conclusione tattica è quindi chiara: i bond in franchi svizzeri risultano oggi meno attraenti.

Nel posizionamento obbligazionario illustrato durante l’incontro, Swisscanto mostra infatti un sottopeso sui CHF bond e sul credito corporate globale, mentre mantiene una preferenza significativa per i global rates e una posizione moderatamente positiva sul debito emergente.

Tra le aree considerate più interessanti nel fixed income compaiono hybrid bond, secured high yield, convertibili, obbligazioni emergenti – in particolare in valuta locale – e bond denominati in dollari australiani.

Un’economia mondiale più resiliente delle attese

A sostenere una posizione più favorevole verso gli asset rischiosi è soprattutto la tenuta dell’economia globale.

Secondo Rüegg, i dati macro stanno continuando a sorprendere al rialzo. Il Citi Economic Surprise Index globale mostrato nella presentazione è salito sensibilmente nel corso del 2026, segnalando dati economici superiori alle aspettative del mercato.

Un ruolo centrale è attribuito agli investimenti tecnologici. Negli Stati Uniti, gli investimenti in computer equipment e software hanno raggiunto una quota vicina al 5% del Pil, il livello più elevato della serie presentata.

Anche l’Eurozona mostra segnali di accelerazione. In Germania, ordini industriali e PMI stanno gradualmente migliorando, mentre il GDP Nowcast dell’area euro indica una moderata ripresa del ritmo di crescita.

Da qui la seconda conclusione della view: il quadro fondamentale rimane favorevole all’azionario.

Azioni sostenute dai fondamentali

Il modello di Swisscanto prende in considerazione cinque fattori: fondamentali, indicatori tecnici, sentiment, condizioni finanziarie ed economia.

Per ottobre il punteggio complessivo rimane a 3,6, invariato rispetto a settembre e sopra il livello neutrale. A fornire il contributo più significativo sono soprattutto i fondamentali, affiancati da un quadro economico e tecnico ancora favorevole.

Questo non significa però acquistare indiscriminatamente qualunque mercato. La dispersione delle valutazioni tra le diverse aree geografiche resta molto ampia.

Ed è proprio su questo fronte che emerge una delle convinzioni più forti di Swisscanto.

Emergenti, “our preferred region”

Nella presentazione i mercati emergenti vengono definiti esplicitamente “our preferred region”.

A fare la differenza sono soprattutto le valutazioni. Confrontando il forward price-to-earnings con gli ultimi vent’anni, Swisscanto colloca il mercato azionario mondiale intorno all’80° percentile della propria storia, gli Stati Uniti al 77°, l’Europa all’87°, la Svizzera all’88° e il Giappone al 77°.

Gli emerging markets si trovano invece appena all’11° percentile.

La fotografia è quindi quella di mercati sviluppati che, pur sostenuti da un quadro fondamentale positivo, presentano valutazioni elevate rispetto alla propria storia, mentre gli emergenti continuano a offrire multipli decisamente meno esigenti.

La Svizzera si trova quasi all’estremo opposto: rendimenti obbligazionari contenuti e un mercato azionario che appare relativamente caro nel confronto storico.

L’intelligenza artificiale diventa anche una forza macroeconomica

All’interno della view trova spazio anche l’intelligenza artificiale, considerata non soltanto un tema azionario ma un fenomeno con effetti sempre più evidenti sugli investimenti delle imprese.

Secondo i dati presentati, oltre la metà delle aziende statunitensi considerate ha ormai adottato servizi di AI a pagamento, con una diffusione cresciuta rapidamente negli ultimi anni.

Molto forte è anche la dispersione della spesa: nel campione mostrato da Swisscanto, le aziende appartenenti all’1% con maggiore utilizzo arrivano a circa 7.400 dollari di spesa mensile per dipendente, contro circa 650 dollari per il top 10% e appena 12 dollari per l’azienda mediana.

A questo si accompagna l’accelerazione dei ricavi annualizzati dei principali operatori del settore.

L’AI diventa così parte di un quadro più ampio nel quale gli investimenti tecnologici stanno contribuendo direttamente alla resilienza dell’economia americana e, di riflesso, alla view ancora costruttiva sugli asset rischiosi.