Usa: tassi più alti, ma senza frenare la crescita

L’economia statunitense sembra avere ancora margini per assorbire un livello dei tassi di interesse moderatamente più elevato senza compromettere la crescita. A sostenerla sono soprattutto la solidità del mercato del lavoro e il miglioramento della produttività, due elementi che possono contribuire a mantenere il Pil in territorio positivo anche in un contesto monetario meno accomodante.

Secondo Darrell Spence, economista di Capital Group, gli attuali livelli dei tassi non devono essere considerati eccezionali se inseriti in una prospettiva storica di lungo periodo. A suo avviso, è piuttosto il periodo successivo alla crisi finanziaria globale a rappresentare l’anomalia, caratterizzato da tassi estremamente bassi e da massicci programmi di acquisto di titoli di Stato da parte delle banche centrali.

“Se considerati in un arco storico più ampio, i livelli attuali dei tassi non sono insoliti”, osserva Spence. “Ciò che era insolito era il contesto di tassi estremamente bassi che abbiamo vissuto dopo la crisi finanziaria globale e i programmi di acquisto di titoli di Stato che hanno mantenuto i costi di finanziamento eccezionalmente bassi”. Per l’economista, gli Stati Uniti potrebbero quindi trovarsi in una fase di ritorno verso una maggiore normalità della politica monetaria dopo anni caratterizzati da interventi non convenzionali.

La Fed torna a concentrarsi sull’inflazione

La capacità della Federal Reserve di mantenere un atteggiamento più restrittivo dipende anche dalla tenuta dell’economia. “Quasi per definizione, quando la Fed decide di aumentare i tassi significa che l’economia statunitense è in condizioni relativamente buone”, sottolinea Spence.

A sostenere l’attività economica contribuiscono in particolare gli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Il boom degli investimenti in infrastrutture tecnologiche e data center rappresenta infatti uno dei principali motori della crescita statunitense.

Anche i consumi continuano a offrire un contributo positivo. Secondo Spence, nonostante un’inflazione ancora elevata, la spesa dei consumatori sta crescendo di circa il 2% su base annualizzata. Un quadro che, insieme alla rinnovata forza del mercato del lavoro, consente alla Fed di concentrare nuovamente l’attenzione sulla lotta all’inflazione.

Il problema, tuttavia, non è ancora completamente risolto. L’inflazione si mantiene infatti circa 150 punti base al di sopra dell’obiettivo del 2% della banca centrale americana.

Un possibile ciclo di rialzi fino al 5%

Spence considera giustificato l’aumento dei tassi e ritiene possibile che quello attuale non rappresenti un intervento isolato. “A mio avviso, questo aumento dei tassi è giustificato e ritengo probabile che ne vedremo altri tre o quattro entro la fine del 2027”, afferma l’economista di Capital Group.

La previsione implica un percorso di ulteriore normalizzazione monetaria. Spence ritiene infatti che il tasso sui Fed fund possa passare dall’attuale intervallo compreso tra il 3,75% e il 4,00% fino a circa il 5%.

“È raro che la Fed aumenti i tassi una sola volta e poi si fermi”, spiega. “Prevedo che questa mossa sia l’inizio di un ciclo di aumenti dei tassi che porterà il tasso sui Fed fund dall’attuale intervallo compreso tra il 3,75% e il 4,00% fino a circa il 5%”.

Resta però da capire se un simile livello sarà sufficiente per riportare l’inflazione verso il target. Da questo punto di vista, un elemento favorevole arriva dalla produttività. L’evoluzione della produttività salariale negli Stati Uniti, secondo Spence, è compatibile con un’inflazione intorno al 2%, rendendo teoricamente raggiungibile l’obiettivo della Fed.

Casa e investimenti aziendali sotto pressione

Un contesto di tassi più elevati non sarebbe tuttavia privo di conseguenze sull’economia reale. Alcuni comparti appaiono infatti più esposti all’aumento del costo del denaro.

Tra questi ci sono innanzitutto le vendite di abitazioni. Il mercato immobiliare statunitense ha già attraversato una fase di sostanziale stagnazione negli ultimi anni e ulteriori rialzi dei tassi potrebbero rendere ancora più costosi i mutui, limitando la capacità di acquisto delle famiglie.

Un altro possibile punto debole riguarda gli investimenti delle imprese, soprattutto quelli che si trovano al di fuori del grande ciclo di spesa legato ai data center e all’intelligenza artificiale. Il costo del capitale più elevato potrebbe infatti indurre le aziende a rinviare o ridimensionare alcuni progetti.

“Due settori dell’economia che potrebbero risentire dell’aumento dei tassi sono le vendite di case negli Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno registrato una crescita stagnante, e gli investimenti delle imprese al di fuori del boom dei data center dedicati all’intelligenza artificiale”, osserva Spence.

Pil positivo nonostante i rischi

Nel complesso, tuttavia, il quadro delineato dall’economista di Capital Group resta caratterizzato da una certa resilienza. Spence prevede che il Pil statunitense rimarrà quest’anno in territorio positivo, con una crescita compresa tra l’1,5% e il 2% su base annualizzata.

Si tratta di un ritmo che, preso isolatamente, potrebbe apparire moderato. La valutazione cambia però se si considerano i numerosi fattori avversi che gravano sull’economia americana.

“Potrebbe non sembrare una crescita impressionante”, ammette Spence, “ma dati i fattori sfavorevoli derivanti dalla guerra in Iran, dall’aumento dei prezzi dell’energia, dalle rinnovate tensioni commerciali e dall’aumento dei tassi di interesse, sarà un risultato notevole”.

La combinazione di consumi ancora sostenuti, mercato del lavoro solido, produttività in crescita e investimenti nell’intelligenza artificiale potrebbe quindi consentire agli Stati Uniti di mantenere una crescita positiva anche in presenza di condizioni finanziarie più restrittive.

“Ciò dimostra quanto l’economia statunitense possa essere resiliente di fronte alle avversità”, conclude Spence.