Il premio al rischio azionario resiste nonostante il costo del capitale in salita

“Il quadro di fondo rimane costruttivo in termini di crescita ed investimenti, come le performance dei principali indici azionari sottolineano”, afferma Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco. “Tuttavia, l’aumento della volatilità sul reddito fisso conferma uno scenario con maggiore dispersione intra-settoriale e di stile d’investimento”. Secondo lo strategist, “petrolio e volatilità sui tassi guidano ancora il sentiment: Brent elevato, rendimenti in rialzo e correlazioni instabili sono ancora le maggiori complicazioni allo scenario d’investimento”.

Utili forti compensano tassi più alti

“Nonostante le crescenti pressioni derivanti dall’aumento dei prezzi energetici e dal correlato rialzo dei rendimenti obbligazionari, il premio al rischio azionario continua a essere difeso da una robusta espansione nominale degli utili, finora sufficiente a compensare l’aumento del costo del capitale”, spiega Simoncelli. “Il rafforzamento della correlazione positiva tra i prezzi del greggio e i rendimenti a lungo termine determina una ulteriore sfida alla costruzione di portafogli ben bilanciati; la stabilizzazione del Brent nel range 100-110 dollari al barile ha innescato infatti un feedback loop diretto sul mercato obbligazionario”.

“L’incertezza sul premio per il rischio d’inflazione ha spinto al rialzo la volatilità implicita dei Treasury, misurata dall’indice MOVE”, prosegue l’Investment Strategist di Invesco. “Il picco del MOVE non prezza un ulteriore ciclo di rialzi aggressivi da parte della Fed, ma oltre a inflazione riflette dubbi per l’indigestione dell’offerta sovrana e la conseguente riespansione del term premium”. E aggiunge: “Finché il petrolio non mostrerà segnali di rientro, l’obbligazionario continuerà ad amplificare la volatilità di portafoglio mentre il trend di crescita dei consumi, ancora solido, sarà sempre più sotto la lente degli economisti”.

Crescita economica solida ma potenzialmente biforcata

“Il balzo degli indici PMI a livello globale ha sottolineato uno scenario di crescita ben al di sopra del livello potenziale”, osserva Simoncelli. “L’indice composito statunitense a 58.4 rappresenta un passaggio ciclico molto convincente, ma riporta il tema della biforcazione economica in primo piano”. Secondo l’analista, “i bilanci delle grandi aziende e i consumatori ad alto reddito rimangono infatti isolati dallo shock dei tassi, protetti da un massiccio wealth effect, mentre la fascia medio-bassa dei consumatori è sotto pressione tra tassi sui mutui vicini ai massimi e rincaro della benzina”. “Sebbene questa economia a K sollevi dubbi sulla tenuta dei consumi discrezionali, la crescita reale aggregata rimane ampiamente sufficiente a sostenere gli utili delle società non dipendenti dalla leva finanziaria”, conclude.

Intelligenza artificiale e tregua USA-Cina restano supportivi

“Il ciclo dell’Intelligenza Artificiale prosegue ignorando il deterioramento del costo del debito”, sottolinea Simoncelli. “Gli hyperscaler stanno finanziando un capex che viaggia verso gli 1,1 trilioni di dollari al 2027 emettendo debito Investment Grade che anche al netto di un costo del debito nominale maggiore, risulta un finanziamento efficace rispetto un capitale azionario che genera rendimenti sul capitale investito nettamente superiori”.

Sul fronte geopolitico, “l’estensione di 60 giorni della tregua USA-Cina ha di per sé ridotto potenziali rischi alla crescita economica, mentre un segnale ancora più concreto è arrivato dall’accordo di eliminare tariffe su scambi commerciali pari circa a 60 miliardi di dollari”, afferma l’Investment Strategist di Invesco. “La lista di prodotti su cui vengono eliminate le tariffe è piuttosto ristretta rispetto al totale della disputa, ma è un segnale concreto dell’incontro Trump-Xi e che lascia spazio ad ulteriori passi in avanti per i prossimi summit già programmati, anche se il nodo cruciale dell’interferenza su Taiwan rimane del tutto irrisolto”.

I dati sull’inflazione della settimana

“In settimana vengono pubblicati alcuni dati rilevanti sul fronte dell’inflazione sia negli Stati Uniti che in Zona Euro e Giappone”, ricorda Simoncelli. “Sarà un passaggio importante per valutare l’effettivo rischio sulle dinamiche dei prezzi core legate all’aumento dei costi energetici, di trasporto e dei beni alimentari. Le attese degli economisti non prevedono forti movimenti al rialzo, ma la stabilità dell’inflazione attesa di lungo periodo, scontata oggi dai mercati su livelli di break-even ancora contenuti, è sempre più delicata”.