La Bns mantiene il tasso allo 0%. Cosa accadrà al Franco secondo

La Banca nazionale svizzera (BNS) lascia invariato il tasso di riferimento allo 0% e, secondo Roger Rüegg, Head of Multi Asset Solutions di Swisscanto/Zkb, il franco svizzero potrebbe continuare a indebolirsi nei confronti delle principali valute. La decisione della banca centrale elvetica, ampiamente attesa dal mercato, conferma per la quinta volta consecutiva il livello zero del tasso di riferimento.

La BNS guarda all’inflazione senza particolare preoccupazione

Nella valutazione di politica monetaria del 24 settembre, la BNS ha mantenuto il tasso allo 0%. Durante la conferenza stampa, il presidente Martin Schlegel ha mostrato un atteggiamento relativamente tranquillo rispetto ai rischi legati all’inflazione.

Secondo Roger Rüegg, “dal punto di vista della BNS, l’inflazione è trainata principalmente dai prezzi dell’energia e probabilmente si attenuerà nuovamente nel corso del prossimo anno”. Per l’esperto di Swisscanto/Zkb, questo elemento assume particolare importanza nel confronto internazionale.

“A nostro avviso, ciò segnala un orientamento di politica monetaria relativamente molto più accomodante rispetto a quello delle altre banche centrali”, sottolinea Rüegg. La BNS sembra quindi avere margini per mantenere condizioni monetarie espansive, soprattutto in considerazione delle prospettive sull’inflazione.

Il differenziale con la BCE resta molto ampio

Uno degli elementi più rilevanti per il mercato valutario è il differenziale dei tassi di interesse tra Svizzera ed eurozona. Con il tasso della BNS allo 0% e quello della Banca centrale europea nettamente più elevato, il differenziale si mantiene intorno ai 250 punti base.

“Il differenziale dei tassi d’interesse rispetto alla BCE resta a un livello record di circa 250 punti base”, evidenzia Rüegg. Secondo l’esperto, proprio questo divario contribuisce a spiegare la recente debolezza del franco svizzero.

“A nostro avviso, ciò sostiene la recente tendenza al deprezzamento del franco svizzero nei confronti delle principali valute, che probabilmente continuerà”, afferma il responsabile Multi Asset Solutions di Swisscanto/Zkb.

Per gli investitori italiani ed europei, si tratta di un elemento da monitorare con attenzione. Un franco meno forte può infatti modificare sia il rendimento valutario degli investimenti denominati in franchi sia la convenienza relativa delle diverse asset class svizzere rispetto a quelle europee.

Azioni svizzere, impatto limitato dalla decisione della BNS

Sul mercato azionario elvetico la decisione odierna non dovrebbe invece produrre movimenti particolarmente significativi. Il motivo è soprattutto legato alle aspettative già incorporate nelle quotazioni.

“Non ci aspettiamo impulsi significativi per il mercato azionario svizzero, poiché la decisione era già ampiamente scontata”, spiega Rüegg. Gli investitori avevano infatti già incorporato nelle valutazioni lo scenario di tassi estremamente contenuti.

La stessa considerazione vale, almeno nel breve periodo, per il comparto immobiliare. “Non prevediamo neppure, per il momento, un impatto rilevante sul settore immobiliare, purché l’inversione di tendenza dei tassi d’interesse rimanga graduale e sia comunicata chiaramente”, osserva l’esperto.

Il Franco debole aiuta industria e small cap

La debolezza della valuta elvetica presenta anche alcuni effetti favorevoli per il tessuto produttivo svizzero. In particolare, secondo Swisscanto/Zkb, il cambio può contribuire ad attenuare temporaneamente le pressioni sui costi per alcune società.

“A nostro avviso, il franco più debole attenua temporaneamente le pressioni sui costi per le società a piccola capitalizzazione e le imprese industriali”, afferma Rüegg. Il beneficio riguarda soprattutto le aziende maggiormente esposte ai prezzi dell’energia e dei beni intermedi importati.

La dinamica valutaria può inoltre sostenere la redditività delle società esportatrici. “Il franco più debole sostiene i margini sulle esportazioni”, sottolinea Rüegg, evidenziando così uno dei principali canali attraverso cui il cambio può influire sui risultati delle imprese svizzere.

Anche i grandi titoli dello Swiss Market Index possono beneficiare del movimento valutario, soprattutto quelli con una consistente presenza internazionale. “Per i titoli di maggior peso dell’Swiss Market Index con una significativa esposizione all’estero, dal nostro punto di vista rappresenta un fattore favorevole nella conversione valutaria”, spiega Rüegg.

Un beneficio che potrebbe però essere temporaneo

La debolezza del franco non rappresenta tuttavia necessariamente un vantaggio destinato a durare a lungo. Le aspettative sui futuri movimenti dei tassi della BNS sono infatti già incorporate, almeno in parte, nelle quotazioni.

“Questo sollievo è temporaneo, poiché il mercato aveva già scontato i primi rialzi dei tassi della BNS per il 2027”, osserva Rüegg. Di conseguenza, eventuali cambiamenti nelle aspettative sulla politica monetaria elvetica potrebbero modificare nuovamente la traiettoria del franco.

Per gli investitori in euro serve pazienza

La prospettiva di un franco ancora debole suggerisce cautela anche agli investitori dell’eurozona che stanno valutando un ingresso sul mercato svizzero. In particolare, secondo Swisscanto/Zkb, non sarebbe ancora il momento di accelerare la diversificazione valutaria verso il franco.

“Per gli investitori in euro, occorre ancora pazienza nella scelta del momento in cui diversificare in franchi svizzeri”, afferma Rüegg. Una delle ragioni è rappresentata dai rendimenti ancora estremamente contenuti offerti dal mercato obbligazionario elvetico.

“A nostro avviso, i titoli di Stato svizzeri offrono un rendimento troppo basso, intorno allo 0,5% per le scadenze decennali”, spiega l’esperto. Per un investitore che parte dall’euro, il rendimento cedolare particolarmente ridotto rende quindi meno interessante l’esposizione ai governativi svizzeri, soprattutto considerando anche il rischio di cambio.

Azioni e fondi immobiliari tra le alternative

Il quadro cambia invece quando si guarda alle attività rischiose. Secondo Rüegg, l’esposizione alla Svizzera può trovare spazio in un portafoglio internazionale attraverso strumenti diversi dai titoli di Stato.

“Riteniamo invece che le azioni svizzere e i fondi immobiliari quotati costituiscano un’aggiunta complementare a un portafoglio europeo o globale”, conclude Rüegg.

La decisione della BNS lascia dunque aperto uno scenario nel quale il franco potrebbe rimanere sotto pressione, mentre alcune categorie di società svizzere potrebbero beneficiare del cambio. Per gli investitori europei, la questione non riguarda quindi soltanto il livello dei tassi elvetici, ma anche il momento più opportuno per assumere un’esposizione valutaria al franco e la scelta degli strumenti attraverso cui farlo.