Ogni posizione concentrata racconta una storia diversa. Per un investitore può rappresentare decenni dedicati alla costruzione di un’azienda di famiglia, per un altro può trattarsi di un patrimonio accumulato in qualità di dirigente o dipendente agli inizi. In ogni caso, l’asset concentrato spesso racchiude un valore che va ben oltre il suo prezzo di mercato, richiedendo un approccio che ne rifletta sia il significato finanziario che quello personale.
Un recente numero speciale del Journal of Wealth Management esplora queste sfide attraverso le prospettive di accademici e professionisti di spicco. Sebbene gli articoli affrontino l’argomento da angoli diversi, giungono a una conclusione comune: la concentrazione di ricchezza non dovrebbe essere vista semplicemente come un problema da risolvere, ma come un patrimonio da gestire con attenzione nel tempo.
Di seguito sono riportati dieci principi ricorrenti, individuati da Nathan Sosner, direttore di AQR.
Il primo principio ricorda che la volatilità può essere costosa. Il costo maggiore della concentrazione non è sempre la decisione finale di diversificazione. Potrebbero essere anni di elevata volatilità che riducono il potere dell’interesse composto a lungo termine. Quando si valuta un patrimonio concentrato, gli investitori dovrebbero considerare sia il potenziale di crescita sia l’impatto che forti ribassi possono avere sul raggiungimento degli obiettivi a lungo termine.
Il secondo principio invita a pensare oltre l’evento di diversificazione. Ridurre la concentrazione è solo un passo del processo. Occorre prestare uguale attenzione al portafoglio che sostituisce l’attività concentrata, considerando il suo rendimento atteso, le caratteristiche di rischio, i benefici della diversificazione e la capacità di supportare gli obiettivi a lungo termine dell’investitore.
Il terzo principio suggerisce di partire dagli obiettivi dell’investitore. Non esiste una strategia migliore universale per la gestione di patrimoni concentrati. L’approccio appropriato dipende da ciò che l’investitore spera di ottenere, tra cui migliorare la liquidità, incrementare le donazioni a scopo benefico, ridurre il rischio o mantenere la partecipazione al mercato in futuro.
Il quarto principio invita a considerare la diversificazione come un mezzo, non come un fine. La diversificazione è uno strumento prezioso, ma non è l’obiettivo in sé. Le decisioni dovrebbero essere valutate in ultima analisi in base a quanto contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi finanziari, familiari e di successione più ampi dell’investitore.
Il quinto principio sottolinea che bisogna riconoscere che non tutti gli asset concentrati sono uguali. I rischi associati a una posizione concentrata dipendono da più fattori della sua sola dimensione. I fondamentali aziendali, la liquidità, la volatilità, i diritti di governance e la capacità del proprietario di influenzare i risultati possono incidere sul modo in cui la concentrazione dovrebbe essere gestita.
Il sesto principio invita a distinguere la conservazione del patrimonio dalla sua creazione. Un portafoglio concentrato può continuare a svolgere un ruolo importante nel perseguire la crescita futura, ma gli investitori dovrebbero anche valutare se sono state accumulate risorse sufficienti a sostenere obiettivi essenziali come la pensione, le esigenze familiari o la filantropia.
Il settimo principio suggerisce di rivedere il piano man mano che la vita si evolve. L’approccio più appropriato alla concentrazione spesso cambia nel tempo. Un fondatore che si prepara per un’IPO, un dirigente da poco in pensione e una famiglia multigenerazionale possono trovarsi ad affrontare priorità molto diverse, che richiedono soluzioni diverse in fasi diverse.
L’ottavo principio invita a rispettare la complessità. Molte strategie di concentrazione del patrimonio implicano considerazioni complesse in materia di investimenti, aspetti legali e pianificazione. La buona riuscita dell’implementazione dipende spesso da un attento coordinamento e da una chiara comprensione dei compromessi e dei limiti di ciascuna strategia.
Il nono principio suggerisce di adottare un approccio interdisciplinare. La concentrazione di ricchezza si trova all’incrocio tra gestione degli investimenti, pianificazione successoria, filantropia, governance, finanza comportamentale e altre discipline. I risultati migliori si ottengono spesso considerando questi ambiti congiuntamente, piuttosto che singolarmente.
Il decimo principio invita a introdurre flessibilità nel processo. La gestione di un patrimonio concentrato raramente è una decisione da prendere una volta per tutte. I mercati fluttuano, le circostanze familiari si evolvono, le normative cambiano e gli obiettivi si modificano nel tempo. I piani dovrebbero essere concepiti per adattarsi alle diverse condizioni.
La ricerca presentata mette in luce un punto in particolare: la gestione di patrimoni concentrati consiste fondamentalmente nell’allineare le decisioni di investimento agli obiettivi dell’investitore. Diversificazione, copertura, pianificazione filantropica e altre tecniche sono strumenti preziosi, ma risultano più efficaci quando impiegati al servizio di uno scopo ben definito.
Con l’evolversi dei portafogli, delle famiglie, dei mercati e degli obiettivi, anche la strategia dovrebbe evolversi, aiutando gli investitori a preservare i vantaggi della concentrazione laddove opportuno, gestendo al contempo i rischi che potrebbero altrimenti compromettere il successo a lungo termine.
A cura di Alfred Hoffmann, ad e fondatore di Avalon Investment Research
