La settimana che si apre oggi non sarà tra le più esplosive sul fronte dei dati macro, ma avrà comunque il suo bel peso, soprattutto a metà settimana. È questa l’analisi di Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, che di seguito traccia il quadro dei prossimi giorni sui mercati finanziari. Dopo le decisioni di politica monetaria appena archiviate da Fed, BoE e BoJ, i mercati si spostano sull’analisi dello stato di salute reale delle economie e i PMI flash di mercoledì saranno chiaramente il piatto forte, sottolinea Tognoli.
I dati europei: PMI e fiducia dei consumatori
In Europa l’attenzione sarà concentrata sui PMI preliminari di settembre di Germania ed Eurozona, nelle componenti manufacturing, services e composite. Sono i primi indicatori soft che ci diranno se l’economia europea sta reggendo o se sta cominciando a sentire di più il peso dei tassi ancora elevati e della debolezza della domanda interna, spiega Tognoli. Accanto a questi arriveranno anche l’indice di fiducia dei consumatori dell’Eurozona e, giovedì, l’IFO tedesco, che resta sempre uno degli indicatori più seguiti per capire il polso della locomotiva europea. Venerdì chiuderanno la settimana i dati sulla moneta M3 e qualche lettura finale di PIL nazionale.
Il calendario americano: più leggero ma con spunti
Dall’altra parte dell’Atlantico il calendario americano è un po’ più leggero, ma non privo di spunti. Domani è atteso il Richmond Fed Manufacturing Index, poi mercoledì i flash PMI americani, che arriveranno insieme a quelli europei e permetteranno un confronto diretto. Giovedì sarà la giornata dei New Home Sales e del Current Account del secondo trimestre, mentre venerdì chiuderanno gli ordini di beni durevoli di agosto e la lettura definitiva del sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan. Non mancano, come sempre, diversi interventi di membri della Fed, che in questa fase possono ancora muovere i mercati se dovessero dare qualche indizio in più sul percorso dei tassi.
Mercati: gli outperformer da inizio anno
I prezzi e i volumi spesso indicano una direzione o tendenza dei mercati. I mercati ci parlano e quando questo accade, dobbiamo ascoltarli, afferma Antonio Tognoli. Spesso ci sono indizi nelle tendenze interne ai mercati che ci aiutano a capire a che punto del ciclo economico ci troviamo o quali siano i driver di crescita più rilevanti. Inoltre, possiamo anche trovare indizi che aiutano a delineare il quadro micro. In altre parole, quali settori sono più propensi a beneficiare, dal punto di vista della redditività, mentre il quadro della crescita si sviluppa.
Attualmente, i mercati hanno un megafono, a nostro avviso. I forti outperformer da inizio anno sono stati coerenti e dovrebbero continuare ad avanzare. Questi includono le materie prime, tra cui rame e petrolio, i Mercati Emergenti, il Giappone tra i Mercati Sviluppati, le small-cap rispetto alle large-cap, il Value rispetto al Growth, e le società più orientate al ciclo rispetto a quelle più difensive. Questa attuale e coerente sovraperformance ci indica che siamo ancora nella fase iniziale-media del ciclo di un’espansione guidata dall’offerta, precisa Antonio Tognoli. Siamo ancora all’inizio della costruzione dell’offerta necessaria per soddisfare la domanda naturale esistente.
La nuova infrastruttura per la nuova economia
È necessaria però una nuova infrastruttura per gestire la nuova economia che sta progredendo e innovando rapidamente. Questa infrastruttura richiede materie prime, tutte le forme di energia, stoccaggio di batterie, minerali, metalli, acqua riciclata, gas, prodotti chimici e tutta la capacità di computing e cloud, inclusi memoria e altri componenti, per gestire il percorso verso la tokenizzazione di massa, evidenzia Antonio Tognoli.
L’accumulo di debito pubblico nelle economie avanzate inoltre, con l’allargamento dei deficit fiscali, sta costringendo i grandi investitori istituzionali, comprese le banche centrali e altre entità governative, a diversificare le loro basi di riserva. Ciò ha aumentato l’interesse per l’oro. I paesi che dispongono di un’ampia quantità di risorse naturali, soprattutto petrolio e gas, sono molto richiesti dagli investitori, come è evidente esaminando gli outperformer da inizio anno.
Le implicazioni per gli investitori
In altre parole, i mercati ci stanno dicendo che siamo ancora nella fase iniziale-media di questo massiccio sviluppo, che richiederà un’ampia gamma di asset reali, infrastrutture vecchie e nuove, terreni e, all’interno delle azioni, un approccio più diversificato all’esposizione, in particolare verso aree più cicliche e orientate al Value. Ci aspettiamo che questa visione si estenda ben oltre il futuro prevedibile, afferma Antonio Tognoli.
Il reddito fisso: cosa dicono i rendimenti
Nel reddito fisso può sembrare più complesso, ma in realtà è più semplice capire cosa ci stanno dicendo i mercati. Il rialzo dei rendimenti è guidato dai rendimenti reali, ed è dovuto più ad una crescita nominale più elevata che a preoccupazioni sull’inflazione di lungo periodo. Ciò è evidente nel mercato dei titoli del Tesoro protetti dall’inflazione, nei break-even in generale e nel rapporto tra i rendimenti dei titoli del Tesoro e quelli di altri mercati obbligazionari governativi del mondo sviluppato.
I prezzi in rialzo di petrolio e gas e gli indicatori di inflazione ancora al di sopra dell’obiettivo sono di solito le scuse per il rialzo dei rendimenti. Le preoccupazioni sui deficit sono una ragione più plausibile per l’aumento dei rendimenti, ma il driver principale siamo convinti che rimanga una crescita nominale superiore alla media. La curva dei rendimenti e i tassi in generale si stanno ancora adeguando a questo nuovo panorama economico, molto diverso da quelli del passato più recente, conclude Tognoli.
