Nonostante il rialzo dei tassi deciso dalla Fed e le attese di un ulteriore aumento a ottobre, Goldman Sachs mantiene invariata la sua previsione di prezzo per l’oro a 5.400 dollari l’oncia entro la fine del 2027. “Ci aspettiamo che l’impatto di una politica monetaria più restrittiva si faccia sentire principalmente attraverso un percorso di apprezzamento più lento nel breve termine, piuttosto che con un prezzo terminale più basso”, spiegano gli analisti Lina Thomas e Daan Struyven precisando che la Fed dovrebbe effettuare tre tagli tra settembre 2027 e marzo 2028, lasciando la previsione terminale invariata al 3,25-3,5 per cento.
Fair value di fine anno a 4.650 dollari
Goldman Sachs rivede al ribasso il fair value di fine anno a 4.650 dollari l’oncia, rispetto ai precedenti 4.900 dollari, ma sottolinea che il prezzo è comunque superiore allo spot attuale di circa 4.350 dollari. “Gran parte del tightening atteso sembra già essere prezzato nella domanda di Etf”, osservano gli analisti, aggiungendo che “gli acquisti delle banche centrali, più forti del previsto, continuano a compensare il freno dei tassi più alti” e che “la domanda di opzioni call sull’oro come copertura macro-politica si è dimostrata resiliente”.
Le banche centrali come motore strutturale
La diversificazione delle riserve valutarie da parte delle banche centrali resta il principale driver strutturale della visione costruttiva di Goldman Sachs sull’oro, contribuendo quasi interamente al 23 per cento di apprezzamento atteso fino alla fine del 2027. “Il nostro nowcast sulle banche centrali indica acquisti pari a circa 91 tonnellate al mese su base trimestrale destagionalizzata, ben al di sopra della media pre-2022 di 17 tonnellate al mese”, si legge nel report. Riflettendo questa accelerazione, gli analisti alzano la loro assunzione di domanda da parte delle banche centrali a 60 tonnellate al mese in media per il periodo 2026-2027, rispetto alle 50 tonnellate al mese precedentemente previste per il 2026 e alle 40 per il 2027. “Continuiamo a considerare la diversificazione delle riserve seguita al congelamento degli asset della banca centrale russa nel 2022 come strutturale, e le recenti conversazioni con le banche centrali suggeriscono che l’appetito per l’oro rimane forte”, affermano gli analisti.
Rischio rialzista e volatilità a due vie
Goldman Sachs continua a vedere un rischio rialzista netto per la sua previsione sull’oro, ma anche una maggiore volatilità a due vie lungo il percorso. “Il posizionamento sulle opzioni call rimane circa tre volte la media storica e si è dimostrato notevolmente resiliente nonostante il rialzo dei tassi di ieri e la conferenza stampa relativamente hawkish, suggerendo che le preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale dei paesi del G10 continuano a sostenere la domanda di oro come copertura macro-politica”, scrivono Thomas e Struyven. La previsione assume che l’attuale posizionamento sulle call persista, ma non incorpora l’amplificazione di prezzo aggiuntiva, il cosiddetto beta, che l’elevata domanda di opzioni call può creare attraverso l’hedging dei dealer. “Se i prezzi dell’oro continuano ad apprezzarsi sulla scia di una domanda strutturalmente forte delle banche centrali e di un posizionamento elevato sulle call, l’hedging dei dealer potrebbe amplificare meccanicamente il rally e portare i prezzi ben al di sopra delle nostre previsioni”, avvertono gli analisti.
Lo scenario ribassista
Al contrario, un percorso della Fed significativamente più hawkish potrebbe generare una correzione più brusca del solito. “Se la Fed dovesse effettuare tre ulteriori rialzi entro la fine dell’anno e segnalare un tasso terminale più alto, la domanda di oro come copertura macro-politica potrebbe parzialmente dissolversi”, spiegano da Goldman Sachs. In combinazione con le vendite nette degli ETF sensibili ai tassi, “i prezzi dell’oro potrebbero scendere verso un pavimento di breve termine di circa 4.070 dollari l’oncia, prima di recuperare gradualmente verso i 4.200 dollari l’oncia entro la fine del 2026, man mano che gli acquisti continui delle banche centrali alzano progressivamente il pavimento sotto i prezzi”.
Il fattore elezioni americane
Il report segnala anche un possibile fattore di volatilità legato alle elezioni di midterm americane. “Pur non facendo parte del nostro percorso di base per i prezzi dell’oro, il posizionamento speculativo potrebbe temporaneamente aggiungere fino al 5 per cento ai prezzi dell’oro prima delle elezioni di midterm americane, per poi invertirsi bruscamente una volta che i risultati elettorali saranno chiari”, scrivono gli analisti. “Il posizionamento speculativo sul COMEX spesso sale prima di eventi importanti con ampia incertezza sull’esito, una allocazione da sala d’attesa verso l’oro fino a quando non emerge chiarezza”. Questo fenomeno, ricordano, è stato evidente prima del referendum sulla Brexit del 2016 e delle elezioni presidenziali americane del 2024. “Una volta noti gli esiti, il posizionamento spesso cala e l’oro può vendere bruscamente mentre il capitale viene ridispiegato”, concludono gli analisti di Goldman Sachs.
