“In questo momento vediamo tre grandi fonti di preoccupazione: la guerra in Medio Oriente, l’inflazione ostinata e il dibattito sull’intelligenza artificiale”, afferma Mark Haefele, Chief Investment Officer di Ubs Global Wealth Management. “Eppure, il nostro giudizio è che il rally azionario proseguirà nei prossimi sei- dodici mesi”. A sostegno di questa tesi, il manager cita la solidità dell’economia globale: “L’attività manifatturiera americana è in espansione da otto mesi consecutivi, e il PMI europeo di agosto è il più forte degli ultimi quattro anni”. Non solo: “La spesa per la difesa in Europa offre un supporto fiscale, mentre in Asia la crescita rimane resiliente”.
Tassi alti, ma non ancora un problema
“Federal Reserve e Banca Centrale Europea hanno alzato i tassi di 25 punti base a settembre”, ricorda Haefele. “Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha detto che la banca centrale ha rimosso una dose di accomodamento, perché l’inflazione è troppo alta da troppo tempo”. Tuttavia, secondo il CIO di Ubs GWM, “storicamente il momento di preoccuparsi per i mercati dopo un rialzo dei tassi arriva quando la crescita inizia a vacillare. Noi prevediamo solo un altro rialzo da 25 punti base da parte della Fed, e il modello della Fed stessa suggerisce che i due rialzi ridurranno la crescita di appena qualche decimo di punto %”.
Gli utili restano il vero motore
“Gli utili sono il driver centrale del mercato”, sottolinea Haefele. “Alla fine del secondo trimestre 2026, il PIL nominale americano cresceva del 6,6% su base annua, scomposto in circa 2,1% di crescita reale e 4,4% di aumento del deflatore”. Questo scenario, aggiunge, “offre un ambiente favorevole alle aziende per aumentare i ricavi e generare profitti”. Ubs GWM prevede “una crescita degli utili dell’S&P 500 del 25% quest’anno, seguita da un aumento del 14% nel 2027, e una crescita degli utili nell’Eurozona del 15% sia quest’anno sia il prossimo”.
L’intelligenza artificiale non è una bolla
“Molti si chiedono se l’intelligenza artificiale sia una bolla speculativa”, osserva Haefele. “La nostra view è che si tratti di una trasformazione tecnologica, non di una semplice bolla”. La motivazione? “I modelli stanno diventando più capaci e meno costosi. Secondo i dati di OpenRouter, da fine giugno il prezzo medio dei token è sceso del 42%, mentre i volumi sono aumentati del 176%”. Il CIO cita poi i risultati societari: “NVIDIA ha alzato le previsioni di crescita dei ricavi per il prossimo anno fiscale al 70%, ben oltre il 42% atteso dal consenso, mentre Broadcom, Dell e Oracle hanno riportato una domanda di AI superiore alle attese”.
Il nodo del debito pubblico
“Uno dei temi dominanti di quest’anno è stato l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato”, afferma Haefele. “Il rendimento del Treasury decennale americano è salito sopra il 5%, mentre i rendimenti a lungo termine in Germania e Giappone hanno toccato massimi multi- decennali”. Secondo il CIO, “il debito pubblico è cresciuto materialmente dalla crisi finanziaria globale. Secondo il FMI, i rapporti debito/PIL di Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Giappone sono passati rispettivamente dal 43, 65, 66 e 150% del 2007 al 102, 124, 116 e 207% alla fine dello scorso anno”. Tuttavia, avverte, “livelli di debito elevati non implicano automaticamente rendimenti degli investimenti scarsi. I governi hanno diversi modi per gestire il debito: crescita, inflazione, aggiustamento fiscale e repressione finanziaria. Il percorso scelto conta enormemente per gli investitori”.
La geopolitica non è una buona ragione per non investire
“Sui mercati, le crisi geopolitiche provocano spesso vendite, ma queste flessioni sono spesso guidate più dall’incertezza che da danni economici duraturi”, sostiene Haefele. “La nostra analisi stima la durata mediana di un drawdown geopolitico dell’S&P 500 in appena 16 giorni. Dall’attacco a Pearl Harbor nel 1941, l’S&P 500 è stato più alto dodici mesi dopo l’inizio di una crisi geopolitica in circa tre quarti dei casi, e si è ripreso entro un mese in circa la metà dei casi”. Il CIO ricorda episodi recenti: “Dopo l’annuncio dei dazi del 2 aprile 2025, l’S&P 500 è sceso dell’11,5% in cinque sedute, per poi recuperare quelle perdite entro un mese. All’inizio di quest’anno, dopo i primi attacchi americani all’Iran, il mercato è sceso del 7,8% in 21 sedute, ma ha recuperato il punto di partenza entro nove giorni di contrattazione”.
Il vero rischio è restare liquidi
“Per molti investitori, vediamo un problema più grande del petrolio, dei chip o della Fed: un’eccessiva paura di investire”, afferma con decisione Haefele. “Troppi tengono molto più cash del necessario in attesa di un momento migliore per investire. Questo è comprensibile: la liquidità sembra sicura su orizzonti brevi. Ma nel tempo, inflazione, tasse, prelievi e compounding mancato possono rendere l’attesa la scelta più rischiosa per gli investitori di lungo periodo”. Il CIO porta un esempio concreto: “Supponiamo che un investitore parta con 10 milioni di dollari e prelevi 400.000 dollari all’anno, con prelievi che crescono con l’inflazione. Dopo 28 anni, un portafoglio che rende un tasso reale simile alla liquidità, lo 0,7%, sarebbe esaurito. Un portafoglio azionario globale sarebbe durato più di 28 anni in circa il 98% dei casi, con un saldo mediano rimanente di 31,1 milioni di dollari in termini reali”.
La conclusione: restare al rialzo
“Alla luce di questo imperativo a investire e della nostra view che il bilancio delle evidenze favorisce restare investiti, raccomandiamo agli investitori di posizionarsi per ulteriori rialzi, diversificando e gestendo il rischio di concentrazione”, conclude Haefele. “Gli investitori dovrebbero posizionarsi per l’opportunità, ma anche evitare di diventare dipendenti da un singolo esito”. Tra le priorità strategiche, Ubs GWM indica “mettere al lavoro la liquidità in eccesso, investire in innovazione trasformativa, diversificare con gli alternativi”. E, soprattutto, “non aspettare la certezza: il costo a lungo termine del restare fuori dai mercati è spesso superiore al costo temporaneo di attraversare un drawdown geopolitico”.
