I mercati globali continuano a essere fortemente influenzati dall’intelligenza artificiale. È quanto emerge dall’analisi di Owen Dwyer, Chief Investment Officer di Fineco Asset Management, secondo cui inflazione, predominio della politica fiscale e tensioni geopolitiche aggiungono complessità a uno scenario in cui i mercati azionari si trovano sui massimi storici o in prossimità di essi.
“Gli Stati Uniti restano il motore della crescita globale”, afferma Dwyer, spiegando che il Paese è sostenuto da un ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale che si avvicina ai 1.000 miliardi di dollari. “Una cifra paragonabile al budget destinato alla Difesa”, sottolinea l’esperto, aggiungendo che a questo si aggiunge una politica fiscale favorevole e la resilienza dei consumi, a loro volta sostenuti dalla solidità dei mercati azionari.
Lo scenario e i rischi nascosti
Tuttavia, sotto la superficie stanno emergendo alcuni rischi. “Il debito pubblico statunitense si attesta intorno al 120% del Pil”, avverte Dwyer, mentre l’inflazione continua a dimostrarsi persistente, alimentata dagli stimoli fiscali, dai dazi, dai costi energetici e dalla crescente domanda di elettricità legata allo sviluppo dell’AI.
Il principale interrogativo, secondo il Chief Investment Officer di Fineco Asset Management, non riguarda quindi tanto la crescita attuale, quanto la sua sostenibilità nel tempo. “Soprattutto nel caso di un rallentamento degli investimenti nell’AI, e delle possibili ripercussioni sui consumi qualora il mercato azionario dovesse indebolirsi”, precisa.
L’Europa e il mondo a due velocità
L’Europa rappresenta il principale elemento di contrasto. “La crescita rimane debole, i costi energetici elevati, la regolamentazione stringente, le condizioni finanziarie più restrittive e gli interventi di stimolo arrivano con ritardo”, elenca Dwyer. I dati più recenti si sono rivelati migliori delle attese, ma la regione non beneficia di un boom degli investimenti paragonabile a quello statunitense e continua a dipendere dalla domanda esterna, dovendo al contempo fare i conti con costi energetici poco competitivi.
Ne emerge un mondo a due velocità: “gli Stati Uniti continuano a correre, mentre l’Europa fatica a trovare slancio”, sintetizza l’esperto. Al di fuori di queste due aree, l’India e i mercati emergenti, esclusa la Cina, mostrano un andamento dinamico, mentre il Giappone sembra aver definitivamente abbandonato il suo lungo periodo di deflazione.
Le opportunità di investimento
Dal punto di vista degli investimenti, sebbene oggi possa apparire poco probabile, Dwyer non esclude che “una pace duratura in Ucraina o in Medio Oriente potrebbe determinare una riduzione dei prezzi dell’energia e offrire un impulso significativo all’economia europea”. In assenza di questo scenario, è importante ricordare che “il mercato azionario europeo non coincide con l’economia europea: nonostante le difficoltà del contesto macroeconomico, le società quotate hanno continuato a registrare una solida crescita degli utili”.
Anche in altre aree del mondo emergono opportunità. “La Cina sta attraversando una fase di difficoltà economica, ma le aziende cinesi continuano a mostrare una notevole dinamicità”, afferma Dwyer, mentre eventuali nuove misure di stimolo potrebbero sostenere la crescita globale. In Giappone, le riforme della governance societaria continuano a migliorare i rendimenti per gli azionisti e potrebbero favorire un’ulteriore rivalutazione dei titoli. Negli Stati Uniti, invece, “una maggiore deregolamentazione potrebbe sostenere i comparti finanziario ed energetico e i settori ciclici più legati all’economia domestica, con possibili benefici soprattutto per le società di medie dimensioni e per i titoli Value”.
I settori
A livello settoriale, “la tecnologia continua a offrire opportunità interessanti nonostante la forte performance già registrata”, sostiene il Chief Investment Officer di Fineco Asset Management. In particolare, risultano promettenti le società attive nelle apparecchiature per la produzione di semiconduttori, nei software gestionali e nei sistemi di riferimento aziendali, oltre alla cybersecurity.
Anche il comparto industriale beneficia direttamente degli investimenti legati all’AI, in particolare per quanto riguarda le aziende coinvolte nelle infrastrutture elettriche, nella gestione dell’energia e nella costruzione dei data center. “Energia e materie prime si trovano inoltre in una posizione favorevole, sostenute dalla crescente domanda di elettricità, rame e input industriali”, aggiunge Dwyer.
I settori dei beni di consumo e dei beni di prima necessità, invece, devono fare i conti con la pressione sui bilanci delle famiglie e con un minore potere di trasferire l’aumento dei costi sui prezzi finali. “Anche in questi comparti, tuttavia, la selezione dei titoli può offrire opportunità interessanti”, precisa l’esperto. Guardando al lungo periodo, sanità e finanziari si distinguono per il potenziale incremento della produttività derivante dall’adozione dell’intelligenza artificiale.
Diversificazione al centro
Il messaggio centrale per gli investitori, guardando ai prossimi mesi, è l’importanza della diversificazione. “Gli indici azionari sono sempre più concentrati su un numero ristretto di grandi società tecnologiche e, più in generale, su un unico grande tema di investimento: l’intelligenza artificiale”, avverte Dwyer. Per questo motivo, gli investitori dovrebbero ampliare la propria esposizione sia a livello geografico, includendo Europa, Giappone e alcuni mercati emergenti selezionati, sia a livello settoriale, andando oltre la tecnologia.
Un portafoglio equilibrato dovrebbe inoltre combinare esposizioni a Value, qualità, reddito e strategie a minore volatilità. “Se le aspettative sull’AI dovessero rivelarsi eccessivamente ottimistiche, una simile impostazione potrebbe contribuire a proteggere il capitale in una fase di correzione”, conclude Dwyer, “consentendo al tempo stesso di continuare a beneficiare delle opportunità offerte dai mercati nell’attuale contesto”.
